domenica 7 aprile 2013

where there is desire there's gonna be a flame


Scrivevo ieri notte sulla mia agenda:


Ci sono momenti in cui sto talmente male che quasi inizio a preoccuparmi per me. Preoccuparmi per me nel modo in cui mi preoccupo per gli altri, tipo qualsiasi cosa posso fare per te non esitare a dirmela, tipo star male se non posso risolvere i problemi di quella persona e sentirmi impotente e disarmata.
Sta diventando un rito quotidiano quello di mettersi a letto e spremersi nel tentativo quasi disperato di piangere; ci sono già riuscita un paio di volte di recente, che per me è un vero record. Stasera solo qualche lacrima. Non è abbastanza. Mi sono sparata in cuffia le versioni strumentali di alcune canzoni dei Placebo. So bene perché le amo così tanto: perché sono tutto ciò che io non riesco ad esprimere. Hanno il sapore esatto del mio dolore. Il mio “dolore” che non è mai tristezza o sofferenza allo stato puro, lo è forse per pochi fugaci istanti, poi si confonde con una rabbia intima e strisciante che si confonde con una disillusa amarezza che io alla mia età – immagino – non dovrei provare.
Mi è salito in gola il desiderio che a volte torna ancora, quello di non aver mai lasciato la danza in un'altra vita – chi può dirlo, magari oggi non avrei fatto così schifo se avessi continuato, avrei una valvola di sfogo più concreta ed un qualcosa cui aggrapparmi. Mi sarei chiusa in camera con quelle canzoni al massimo volume, al buio, e avrei improvvisato. A volte nella mente i passi passano ancora.
Scrivere non è la stessa cosa.
Scrivere raramente è uno sfogo.
Il più delle volte è girare il dito nella piaga. Gettare sale sulla ferita. Scrivere non è buttare fuori: è guardare dentro. Guardare più lontano possibile, più a fondo possibile. Il che significa scavare, cercare, raschiare, rischiare.
E a me questo adesso fa paura. Come un po' tutto il resto.
Non so più muovermi. Non so più parlare. Non so più capire e farmi capire. Non so nemmeno se il muro sono io o gli altri. E' una partita a ping-pong in cui nessuno vince o perde mai. Eravamo stelle e ci siamo schiantate a terra perché troppo (de)cadenti oppure esplose bruciate dalla nostra stessa bellezza.
Sono stata per un po' con J. al telefono stasera. J. con alle spalle giornate di merda che finalmente ha avuto un sabato sera divertente e che gli sento il sorriso nella voce. Vorrei dirgli mi sento uno schifo, vorrei dirgli la mia migliore amica ha ricominciato a tagliarsi e mi ha appena detto l'ultima volta è stata mercoledì, vorrei dirgli che a fatica le ho detto di quanto mi sento sola e la risposta è stata sarà perché io non ci sono più..., vorrei dirgli un sacco di cose che invece fanno un nodo alla mia lingua, ché ho paura di parlare – non voglio rovinargli quel sorriso già fragile di suo, non voglio scoppiare a piangere mentre siamo al telefono, non voglio che intuisca le lacrime da un tremito nella voce. E gli regalo silenzi. Gli regalo qualche ti amo sussurrato e un non sai quanto ti vorrei qui adesso che benché mi risponda anche io sono sicura non lo sa davvero, perché non può immaginarlo. Non può immaginare che gli avrei chiesto di far l'amore, solo per sentirlo più vicino possibile e illudermi che posso essere compresa fino in fondo da qualcun altro ben oltre tutti i limiti che m'inchiodano adesso, e che dopo avrei pianto sulla sua pelle nuda.
Come la seconda volta.
Perché sarebbe stato troppo, in un senso o nell'altro.
Guardo i sogni degli altri e i miei mi sembrano così fragili al confronto. Paura, tutto finisce sotto questo nome comune di cosa, femminile, singolare. La paura è una donna sola. E' come se non riuscissi più a capire nulla, eppure appena mi azzardo a pensare mi ricordo perfettamente, all'istante, perché dicevo sempre che ero stanca di essere me. E mi ricordo di tutto, qualunque cosa. Non vorrei, ma non so come evitarlo.
Dietro c'è il passato, che mi pesa e mi stanca.
Davanti il futuro, che mi spaventa e mi angoscia.
Qui il presente, che mi destabilizza, in cui continuo a perdermi.
Voglio momenti fuori dal tempo.

Where there is desire there's gonna be a flame
Where there is a flame someone's bound to get burned
But just because it burns don't mean you're gonna die
You've got to get up and try try try

– Pink, Try