domenica 25 marzo 2012

Everything was beautiful and nothing hurts.

Secondo post in una serata. Forse non dovrei ( ma perché no? Mi preoccupo sempre di annoiare, ma nessuno è costretto a leggere, dopotutto... ), vorrei accontentarmi di prendere carta e penna e invece no, invece non mi basta, perché non ce la faccio più a parlare solo con me stessa. 
Sto esplodendo, ogni santo giorno mi sento una bomba ad orologeria.
Da tenere sotto controllo, costantemente.
Sono io che m'impongo di non parlare di me, di non sfogarmi; per un periodo ho mandato al diavolo queste barriere e mi sono aperta con le persone di cui mi fidavo e mi fido tuttora ma ogni volta ho capito che non era il caso. Che era meglio di no. Perché, in un modo o nell'altro, si arrivava ad inutili e stancanti discussioni, con qualcuno che ci restava male, io che mi sentivo incompresa, parole sospese a mezz'aria, discorsi mai conclusi, soluzioni impossibili da trovare, consigli sbagliati, sentimenti scheggiati. Ogni volta mi dicevo: basta, io di me non ne voglio parlare più. Un po' come dopo un abbuffata dico: basta, da domani non mangio più
Uguale, stessa identica cosa.
Conoscete ancora poco di me e della mia vita, provo a spiegare qualcosa di più.


La mia migliore amica la conosco da circa tre anni, ma è come se fossimo cresciute insieme. A legarci indissolubilmente fin dal primo momento furono proprio i dca. La prima volta che uscimmo insieme da sole infatti, dopo un periodo in cui ci eravamo frequentate in uscite di gruppo, parlammo tanto e in un modo o nell'altro arrivò a raccontarmi la sua storia, confessandomi di aver sofferto di anoressia nell'anno precedente. Io rimasi sconvolta, non riuscii a dirle niente, rimasi solo con gli occhi sgranati ad ascoltarla. Non mi ero mai trovata davanti un'altra persona che avesse avuto questi problemi e soprattutto non me l'aspettavo, di solito tendo a cogliere ogni tipo di segnale che lo lascia intendere, ma lei era davvero brava a mascherarlo, almeno quanto me, e non l'avrei mai detto. Riuscii a dirle che soffrivo anch'io di anoressia da anni solo in un secondo momento. La conoscevo da poco, ma quel che ci accomunava era talmente profondo e doloroso che non potevo non fidarmi. Quando glielo dissi mi abbracciò con gli occhi lucidi. Ricordo bene quel momento. “Ti avevo notata anche prima che ci conoscessimo, per i corridoi della scuola. Ricordo bene una volta che ti incrociai per le scale, avevi una maglia larghissima con la faccia di Kurt Cobain, i capelli rosso scuro e lunghi legati in una coda; rimasi colpita perché eri magrissima e avevi gli occhi vuoti. Capii che avevi qualcosa di speciale” - ricordo queste parole come me le stesse dicendo adesso. Comunque, se raccontassi per filo e per segno la nostra amicizia non finirei mai. Per quei primi due anni è stata bellissima, ma anche dolorosa. Ci siamo fatte tanto male a vicenda, anche se involontariamente. Il fatto era che io volevo salvare lei e lei voleva salvare me, mentre a nessuna delle due importava di se stessa. Mi sono portata dietro per tanto tempo un forte senso di colpa, perché prima di conoscermi lei non aveva mai tentato di vomitare né si era mai tagliata, cose che ha iniziato a fare solo dopo avermi conosciuta. Mi ha sempre assicurato che non era così, che erano cose a cui aveva sempre pensato senza avere il coraggio di metterle in atto. Ogni volta che una delle due si faceva del male, ne faceva anche all'altra. Facevamo l'impossibile l'una per l'altra. Poi non so, poi siamo cresciute, poi è finito il liceo, poi io ho tagliato i capelli e trovato l'anima gemella, poi lei ha avuto solo esperienze di merda e non bastavo più io a salvarla, poi non lo so, poi la vita può far schifo e ti distrugge, poi non so, spesso non riuscivamo più a capirci, e stavamo in silenzio, e ci urlavamo una rabbia che era diretta verso tutto e verso niente, e ci siamo allontanate restando sempre più vicine, poi non so, direi che ci conosciamo più a fondo di quanto noi stesse riusciamo ad immaginare.
... solo che di anoressia non si è quasi più parlato. L'ultima volta che le chiesi qualcosa al riguardo mi disse che andava male e non voleva parlarne, fu tanto categorica che decisi di lasciarla in pace, che quando ha bisogno di parlare di qualsiasi cosa me l'ha sempre detto senza mezzi termini. 
Onestamente, penso che adesso lei stia bene da questo punto di vista. Onestamente, penso che lei non ne abbia sofferto in maniera cronica, patologica. Lei... sfogava sul cibo i problemi che si presentavano. Accadeva qualcosa di brutto, smetteva di mangiare e si tagliava. 
Non sto dicendo che fingesse di essere anoressica, questo proprio no. Però ricorreva a questo quando tutto il resto andava storto. Per tutto il resto del tempo, magari non ha il rapporto più sereno del mondo col cibo, di certo non va d'accordo con la sua immagine, ma a me sembra quasi che ne sia uscita. Che non ci pensi proprio più, non in quel modo, non da malata.
E se ho ragione, non posso che esserne felice.


Il punto è che per me è diverso. Per me non era solo un modo di sfogare i problemi. Per me è... non lo cos'è. So solo che ana ce l'ho inculcata nella testa, e che era presente anche nei giorni più belli della mia vita. So che io sono cresciuta e le cose sono cambiate, ma sono ancora qui oggi che voglio raggiungere i 45kg, che voglio raggiungere una volta per tutte il mio ideale, sperando che raggiungendolo mi darò finalmente pace. Illudendomi che sarà così. E nel frattempo sto male. Nel frattempo mi sono tagliata tante volte perché le lacrime non uscivano, lasciandomi cicatrici che mi ritrovo sotto gli occhi ogni fottutissimo giorno. Nel frattempo poi ho imparato di nuovo a piangere, anche se ancora non ci riesco ogni volta che ne avrei bisogno. Ci sono momenti in cui ancora sento il bisogno di una lametta. Quei momenti in cui l'esplosione sembra davvero vicina e io non ce la faccio semplicemente più e nel frattempo lei si sta sfogando con me perché comunque c'è sempre qualcosa che non va e nel frattempo anche il mio ragazzo si sta sfogando con me perché siamo lontani e non può vedermi e la sua vita fa schifo e niente niente niente gira per il verso giusto e nothing hurts and everything was beautiful. Non sto facendo la vittima, non l'ho mai fatto, odio i vittimismi. Dico le cose come stanno. Io sono il centro di una bilancia, da una parte c'è la mia migliore amica, dall'altra il mio ragazzo. Non posso deconcentrarmi, non posso distrarmi, non posso riposarmi; devo mantenere l'equilibrio, io ce la faccio, io posso esser forte abbastanza per tutti. non è vero, non ce la faccio...



Ogni tanto ho ceduto, e come ho detto prima ne scaturivano solo drammi.
L'ultima volta che mi sono lasciata andare con lei e le ho detto che mi stava crollando il mondo addosso, che mi sembrava di aver perso tutte le poche certezze che avevo, che ero ossessionata, persa, fragile, vulnerabile... beh, si, ha trovato le parole giuste da dirmi. Ma io non riuscivo ad aprirmi completamente. Quelle poche volte che mi sfogo metto sempre le mani avanti, camuffando la merda che ho dentro con una serie di: però non preoccuparti, sto bene, è solo un momento, adesso mi riprendo. Lancio solo degli accenni, degli indizi, mettendo subito un punto dicendo che non ho voglia di parlarne. E' come se ormai ci fosse attorno a me un muro invalicabile, che mi sono costruita ad arte per nascondere e sopportare tutto quel che nessuno dovrebbe sapere. Come se da un certo punto in poi, fosse finita l'era in cui eravamo due ragazzine che si facevano del male e si salvavano a vicenda.
Non rivoglio quei momenti, assolutamente no - per quanto ne abbiamo condivisi anche di meravigliosi che ancora ricordiamo con tanta emozione, era troppo dura andare avanti così.
Ma ora che ci penso, forse non mi aspettavo un cambiamento così drastico.
Non mi sento più autorizzata a parlarle di queste cose; mi sembra di non averne più il diritto. Addirittura, ho quasi il timore di sentirmi una stupida, parlandone. Una stupida che ha scelto di rimanere nel suo inferno mentre l'altra ha fatto le valigie ed è uscita.
Non so se mi spiego, non ho nessun rancore né mi sento abbandonata.
E' solo tutto diverso, e va bene così - ma io ci sono dentro fino al collo e sento che potrei restarci per sempre, ed ho un bisogno disperato di parlarne perché altrimenti mi scoppia la testa, ecco perché sono qui, perché ci siete voi che potete capire.


Stasera.
Stasera, improvvisamente, mi sentivo triste.
Stasera messaggiavo con lei e con lui.
Stasera lui mi diceva - per l'ennesima volta - che non ce la fa più. Mi diceva che è depresso, forse anche dal punto di vista medico del termine. L'ho rassicurato, o almeno c'ho provato. E allora lui mi ha chiesto se è mai stato in grado di far la stessa cosa con me, di trovare le parole giuste, di sostenermi; mi chiedeva scusa per il fatto che aveva promesso che mi avrebbe protetta e invece è talmente fragile da non riuscire a proteggere nemmeno se stesso.
Non ha un'idea chiara di come sto io. Non riesco a parlargli di tutto questo. Tempo fa gli dissi che pesavo 46kg, si arrabbiò. Dice che questo è l'unico lato di me che gli dispiace, dice che farà in modo di cambiarlo. L'ultima volta che ne abbiamo parlato, gli ho detto tante cose che non avevo avuto il coraggio di dirgli prima, ovvero che in fondo è anche una mia scelta, perché non potrei mai e poi mai star bene con dei kg di troppo addosso e che non so se riuscirei mai a cambiare, che tutte le volte che c'ho provato era perché qualcun altro me lo chiedeva, che finché non sentirò il bisogno di uscirne solo e soltanto per me stessa sarà tutto inutile. Mi disse che non potrà mai essere d'accordo.
Quasi quasi volevo confidarmi con lei.
Quasi quasi volevo dirle tutto quel che non sa.
Quasi quasi... ma lei aveva passato un bel fine settimana, e non volevo rovinarglielo. Lei aveva un po' di pensieri per la testa, soliti pensieri negativi su se stessa.
Allora ho rassicurato anche lei, o almeno c'ho provato.
... e a me adesso chi ci pensa?

Sentivo il bisogno di piangere, ma sapevo che non ci sarei riuscita.
Sapevo che non riuscendoci, non avrei potuto far altro che aprirmi la pelle per far uscire il mio male da lì - perché non posso urlare, è troppo tardi per cantare, non c'è nessuno che mi stringa e mi calmi.
Ho scelto di aprire questa pagina e urlare qui, eppure il bisogno di tagliarmi lo sento ancora.
Vi prego, ditemi che non devo.
Ditemi che non sono sola.
Ditemi che mi capite.
Ditemi.

dai Julien, che domani è lunedì.
dai che domani la sveglia suona presto.
dai che ti farai una bella doccia e ti vestirai della forza che non hai.
dai che ti aspetta una giornata intera all'università.
dai che potrai saltare il pranzo se vorrai,
quindi che importa se ti sentirai sola come non mai?
Shh, va a dormire, provaci almeno.
Tra una settimana occuperai ancora meno spazio nel letto,
te lo prometto.


Questions, impositions, determination.

Quando apri un blog vietato ai minori di diciotto anni compare la scritta "dichiaro di comprendere e voler continuare". Io, ogni volta, automaticamente leggo: dichiaro di voler comprendere




Fine settimana inutile.

O forse non esattamente inutile, ma comunque terribilmente vuoto.
Spesso, troppo spesso, mando a monte i miei stessi piani. Credo di averlo già detto, ma lo ripeterò ancora di sicuro, perché è una cosa che faccio di continuo
Nel fine settimana, almeno uno dei due giorni, devo per forza scendere a pranzo da mia nonna ( abita sotto di me ). Mi son detta che d'ora in poi ci sarei andata di sabato, la domenica ho ancora meno fame e passo la giornata a fare quello che mi pare. Dunque così ho fatto. Sono scesa, ho evitato la pasta come la peste ( non mi è difficile rinunciarvi, anzi, non la voglio più da un pezzo ormai ) e ho mangiato l'insalata mista ed i carciofi fritti. Questa la nota dolente... Ma son buonissimi, e poi li aveva fatti apposta per me sapendo che li adoro. Non potevo evitare. Non ho voluto pensare a quante calorie stessi ingurgitando, nonostante ho tentato di limitare un po' i danni asciugano l'olio nel fazzoletto. Beh, son sopravvissuta. La sera invece son andata a fare da baby sitter a mia zia, il che significa cenare da loro, il che avrebbe dovuto significare: non cenare. Non avevo nemmeno fame, ormai raramente ho davvero fame. Ma ho mangiato. Tanto.

Ci sono centinaia di cose che mi sembra di non capire.
A volte sembra come se non riesco a mangiare davanti ad altre persone. Come se vedere tutti che mangiano e starmene solo a guardare, o con un caffè o cappuccino al massimo, mi facesse sentire benissimo, forte e sicura di me, leggera e quindi bella.
Altre invece, sembra l'esatto opposto e che non mangiare mentre tutti lo fanno mi rendesse tanto insicura da non poterne fare a meno. E come ho già detto in un post precedente, quando vado oltre il limite da me imposto mando al diavolo tutto ed esagero. 

Che diavolo c'è nel mio cervello?

Sta diventando tutto così complicato che nemmeno io so più come agire. Ho pensato di cambiare alcune cose... Innanzi tutto, cercare di non pensare più ossessivamente al cibo. Dopotutto, proprio dal momento che non ne ho poi così tanta voglia, se solo smettessi di pensarci non dovrebbe essere difficile ingerire solo l'indispensabile, no? 
Poi: spostare il giorno in cui mi concedo quel che mi pare da domenica a sabato, proprio perché il sabato è più difficile evitare tra pasti coi parenti, uscite eccetera, mentre la domenica mi alzo tardi, pranzo con un cappuccino e ceno con verdure. 
Niente di stabilito riguardo al pesarsi, lo faccio quando me la sento e quando mi pare.

Forse, paradossalmente, con meno imposizioni avrò più controllo.

Lo dico ripensando anche all'estate scorsa, quando tornando dalle vacanze di luglio avevo il peso più alto che ho mai raggiunto: 54kg. In quel mese ero stata bene, tanto da mangiare quel che mi pareva quando mi pareva, ed il risultato lo vidi alla prima occasione in cui mi pesai. Provai un senso di orrore difficile da dimenticare. Comprai un paio di jeans che ricordo mi stavano perfettamente aderenti: ora ci navigo. Per metà/fine agosto pesavo 47kg. 7kg persi senza il minimo sforzo, nemmeno ricordo come. Ricordo solo che poi a settembre chiunque mi incontrasse non faceva che dirmi quanto ero dimagrita, che ero uno scheletro, ma come avevo fatto eccetera eccetera ( anche se prima dell'estate, mi aggiravo sui 50kg, quindi non che ci fosse quest'abominevole differenza... ) Comunque, se allora ne ho persi 7 come niente, non vedo perché non dovrei riuscire a perderne due adesso. Che cavolo.
Voglio riuscirci, al più presto.

love&rockets
J.

giovedì 22 marzo 2012

d.a. & altre storie

Si, sono una persona estremamente confusa in questo periodo.
Si, lo faccio raramente perché col passare del tempo divento sempre più chiusa, ma parlare con la mia migliore amica ( almeno di certe cose ) mi aiuta a schiarirmi le idee.
Si, ieri è stata una bellissima serata e ho riso come non accadeva da tempo.


Eppure ogni tanto mi rattristavo pensando alle solite cose,
pensando al cibo che è sempre troppo,
pensando al peso che è sempre troppo,
pensando all'immagine riflessa nello specchio che è così
sbagliata.

E un po' mi dispiaceva questo, il non riuscire a godermi a pieno qualcosa per delle stupide ossessioni che stanno solo ed esclusivamente nella mia testa.
Non mi sentivo per niente a mio agio prima di uscire di casa, mi assalivano insicurezze del cazzo che avevo a quattordici anni - e quando tornano mi domando: ma accidenti, non sei cresciuta proprio per niente? Odio sentirmi così.
Poi però, a parte quei brevi momenti di malinconia, è andata bene.

Continuano a ripetermi che somiglio troppo alla ragazza della serie "My Life As Liz":


Ok, ho i capelli rossi.
Ok, il mio modo di vestire è simile al suo.
Ma per il resto lei è molto più carina e molto più magra.
Ieri una mia amica me l'ha ridetto, e la mia risposta è stata: "si, come no. Lei è molto più alta di me ed è uno stecchino..."; mi ha risposto che in realtà non è poi così alta e che in quanto all'essere uno stecchino non dovevo proprio fiatare. Bah. Vorrei proprio sapere fino a che punto l'immagine di me è distorta e quanto invece gli altri mi dicono cazzate.
Comunque, già che l'ho citata, adoro quella serie e Liz Lee mi è d'ispirazione :)

Passando all'argomento cibo...
Anche ieri sera ho sgarrato, ma stranamente la cosa non mi è pesata. Forse perché ero andata bene tutto il giorno e gli sgarri non sono stati poi così gravi. Fatto sta che sono andata comunque a letto leggera e senza troppi sensi di colpa. 
Oggi però ho realizzato che negli ultimi giorni non avevo voglia di uscire di casa né di far niente per colpa dei kg che avevo ripreso. Si, lo so, è sbagliato. E' esagerato. E'... stupido, anche, visto che nessuno se ne sarebbe mai accorto. Ma è così. Perché io mi sentivo a disagio, io me lo sentivo tutto addosso quel peso in più. E non ce la facevo. Mi sono nascosta sotto vestiti larghi, e mi sono rinchiusa tra le mura di casa. Certo, il gonfiore e l'umore pre-ciclo non sono d'aiuto, ma per lo più era colpa di quei kg in più.
E l'ho capito perché oggi, vedendo quel bel 47.5 mi sono sentita di nuovo bene, benissimo, con tutta l'energia che negli ultimi giorni aveva fatto le valigie. 
Vorrei che il mio umore non dipendesse da dei fottutissimi numeri, ma che posso farci?

D.A.
c: cappuccino+dolcificante+spolverata di cacao (100kcal)
p: un uovo sodo (80kcal)
m: /
c: tè sz+fetta di pane integrale tostato con poca marmellata alle fragole (circa 65kcal)

Totale: 245

In più ho fatto i soliti esercizi per le gambe e addominali.
Credo di potermi ritenere soddisfatta per oggi!

love&rockets,
J.




mercoledì 21 marzo 2012

I got it right to be this wrong.

Sono qui che scrivo mentre di sotto i miei e mio fratello pranzano.
Nessun problema a non sedermi a tavola, sta per venirmi il ciclo, il che mi causa sempre problemi di digestione che mi portano a mangiare poco e niente. Ormai lo sanno e non fanno alcuna storia quando tiro fuori questa motivazione. E' quasi sempre vero, stavolta solo una qualsiasi stupida scusa. Che deve venirmi il ciclo è vero, ma sto benissimo. Almeno fisicamente. Dentro... boh. Ci sono? Ho qualcosa dentro? Me lo domando sempre più spesso. E mi dico che sì, sì che ho qualcosa dentro cazzo. Anzi, probabilmente il problema è proprio che c'è troppo, ed il troppo pieno equivale al vuoto. Dio, sto sempre a psicanalizzarmi. Ieri sera, dopo aver ceduto ancora una volta ai lassativi, ho pensato che il mio reale problema è proprio questo: l'essere una persona troppo complessa. Troppo emotiva, empatica soprattutto, che pensa troppo, troppo razionale, troppo tante cose e non sapendole gestire m'illudo di avere il controllo su me stessa attraverso l'unica cosa che se voglio posso controllare davvero: il cibo.


Può essere, no?




Mi sembra che sto assumendo pensieri/comportamenti sempre più ossessivi. Sempre più lontani da quelli di una persona cosiddetta “normale” ( che bella parola, così estremamente insignificante... ). L'ultima volta che sono andata a fare la spesa con mia madre ho provato un senso di totale disgusto che non avevo mai provato prima. Perché non era solo disgusto verso il cibo - verso quelle pareti interamente ricoperte di calorie modellate nelle forme più disparate, verso il nostro carrello pieno di snack e spuntini deliziosi, verso tutta quella roba meravigliosa che sarebbe finita nel nostro frigo e nella nostra dispensa e che non avrebbe fatto altro che tentarmi ogni qualvolta avrei messo piede in cucina. No, non era solo questo. Ho provato disgusto per quell'incredibile spreco di soldi. Ho pensato a quanti soldi vengono costantemente spesi in cibo, e la cosa mi ha semplicemente fatto schifo. Ho pensato a quante altre cose ci si potrebbero fare con quei soldi, a quanti libri, a quanti concerti, a quanti cd, a quanti viaggi, a quanti adorabili vestiti colorati, a quanti regali per le persone a cui voglio bene. A tante cose che potrebbero nutrirmi moralmente che vengono barattate con la spazzatura materiale.
Mi sentivo un gradino superiore a tutto e tutti in quel momento, perché era pieno di gente che pensava a cosa avrebbe cucinato e mangiato quella sera, e il giorno dopo, e quello dopo ancora - e io non ne avevo bisogno. Se solo non avessi un fratello e una sorella che - com'è giusto che sia - desiderano aprire uno sportello e trovarci dentro pacchi di patatine oliose e merendine al cioccolato e biscotti e barattoli di nutella e tutto il resto. Se solo potessi avere attorno nient'altro che frutta e verdura e qualche adorabile snack sano e leggero under 100 calories. Se solo potessi scegliere da sola.


Non avrei ostacoli.


Ma ho passato un periodo di fragilità totale. Al mio cervello bastava un niente per saltare lo steccato e ritrovarsi dall'altra parte, dalla parte sbagliata, quella dove desidera e divora ogni cosa. Quella dove un pacco di vietatissimi biscotti al cioccolato diventa la metà in un attimo, quella dove in dieci minuti si mangia il doppio delle calorie ingerite in un'intera settimana, quella dove la perfezione tanto bramata viene mandata al diavolo.


E poi si piange perché la si rivuole indietro, per gli errori che domani lampeggeranno sul display della bilancia - e allora ci si fa del male per rimediare, e ci si trascina giù, sempre più giù - sempre più lontano da quel che in realtà vorremmo essere.


Tutto questo, tutti questi pensieri, appartengono al sabato passato. Al sabato sera, quando ero praticamente sola in casa e avrei potuto saltare tranquillamente la cena ( se ricordo bene, il pranzo era passato con solo un cappuccino e qualche biscotto ), farmi un bel thè caldo da godermi con un libro in mano o un bel film davanti, e andarmene a letto con lo stomaco vuoto, la pancia piatta, sgonfia, pulita, e risvegliarmi bella e leggera. 
Invece no, invece mi sono abbuffata come un maiale e non avevo neanche fame. Si può esser più stupidi e fragili di così?
Di vomitare non ne ho più la forza, ecco il perché dei lassativi.
Ma finalmente mi è chiaro anche il perché di tutto questo: nell'ultimo periodo mangiare è stato il mio modo di punirmi. Non so nemmeno io per cosa, poi. Forse perché non facevo progressi, perché ero bloccata sempre sugli stessi numeri e non mi impegnavo abbastanza. Forse perché sono masochista e basta, e in un modo o nell'altro devo per forza farmi del male. Fatto sta che: basta.



Anche ieri, ho fatto un'altra cosa strana, da ossessivo-compulsiva.
Stavo andando bene, con un cappuccino+dolcificante la mattina appena alzata (82kcal), un caffè con poco latte+dolcificante (12kcal) a metà mattina solo perché mia madre voleva che prendessimo qualcosa insieme ed un'insalata mista poco condita per pranzo (tra le 15 e le 20 kcal circa). In più alternavo studio ad esercizio fisico, quindi non avevo nulla da rimproverarmi. Nel pomeriggio però, inizio a sentire una voragine nello stomaco. Tunonhaifamedavverotunonhaifamenonhaifamenonhaifame, continuavo a ripetermi. Ma sarei rimasta sola in casa. Sola con la cucina a chiamarmi e non abbastanza forza per resisterle. Non volevo sbagliare ancora, non volevo ripetere la scena dei giorni precedenti. Così ho chiesto se potevo sistemare e pulire la dispensa, che era in uno stato abbastanza pietoso. Mia madre ovviamente felicissima mi ha detto di sì. Così ho passato un paio d'ore a maneggiare scatole e confezioni di cibo, dolce e salato, a controllare calorie e date di scadenza, e siccome più in fondo era rimasta roba ormai andata a male ho potuto buttare un sacco di roba. Due interi sacchi di spazzatura. E poi ho rimesso tutto in un ordine impeccabile, da manuale.
Tutto ciò mi ha fatto sentire bene, benissimo.
Vi è mai capitato qualcosa di simile?

Un altro errore che faccio, è di mollare tutto appena sgarro anche di un minimo. Ad esempio, sempre parlando di ieri: non capisco perché riesco a stare tranquillamente a stomaco vuoto per l'intera giornata, e poi la sera faccio letteralmente schifo. Ho pensato che per regolarmi dovrei costringermi a mettere qualcosina sotto i denti anche a pranzo, anche se non ho fame, così da evitare danni a cena. Eppure sembra non aver funzionato neanche questo. Stavo leggendo, e la concentrazione veniva meno mentre lo stomaco reclamava. Ho cercato di resistere, ma la paura di fare un disastro più tardi mi ha portato a prendere la scatola dei cereali al miele&mandorle con l'idea di mangiarli a secco, uno alla volta, lentamente, solo per placare quella cazzo di famenonvera. Beh, avrebbe sicuramente funzionato se la mano si fosse fermata quando gliel'ha detto la mia testa. Non lo so, non so perché faccio così. Ne ho mangiati più di quanti avrei voluto, e scatta quel dannato pensiero sbagliatissimo: “tanto, ormai...”
E ho iniziato a spizzicare qualsiasi cosa trovavo, cenando pure con un piatto di pasta panna e funghi e una banana. Dopo mi sentivo talmente gonfia, piena e male che avrei voluto aprirmi la pancia con un coltello e far fuoriuscire tutto. 
Lassativi, ancora.
Vaffanculo, Julien.


Unica nota positiva di ieri: ho finito di leggere “Wintergirls”, c'ho messo solo due giorni.
Che dire. Immagino che la maggior parte di voi l'abbiano letto. Per quanto mi riguarda, credo sia la prima volta che trovo un libro che parli di questi problemi in maniera vera, autentica, sincera. Senza fermarsi a stupidi cliché superficiali, rendendo un ritratto completo del nostro mondo distorto. Lia ci rappresenta bene, secondo me. Lia non ha risposte, Lia non sa perché fa quel che fa, ma “la domanda è: perché no?”
In alcuni punti non ho trattenuto le lacrime. In alcuni punti le parole ( e le immagini che non c'erano, ma che io vedevo come fossero fotografie che avessi in mano ) mi hanno smontato e rimontato, giocando coi miei organi interni e scombussolando le mie emozioni. Credo che tutta la bellezza, la profondità e la drammaticità di quel libro sia racchiusa in un'unica, semplice frase:

“Allora adesso mi vedi?”

Sono crollata, su quella frase. Letteralmente.
E mi sono chiesta se una persona qualunque, una persona che non ha una testa come la nostra e come quella di Lia, potrebbe cogliere quanto c'è dietro quella frase. Quanto male possa fare, quanto sia più tagliente dei coltelli usati per affettarsi le braccia.
Insomma, io l'ho amato. Così come amo il titolo, e mi piace la definizione “ragazze d'inverno”. Amo l'inverno e... sì, è una definizione adatta. Decisamente meno dura e decisamente più poetica di anoressica o bulimica o autolesionista.


Per quanto riguarda oggi invece... Non sono andata ai corsi all'università per il semplice motivo che non riuscivo ad alzarmi dal letto. Non per un'ora decente, non per un'ora utile a rispettare i miei doveri. Il che mi fa sentire estremamente in colpa ed estremamente stupida, soprattutto dal momento che non è la prima volta che succede. Anzi, sono rimasta a casa anche ieri. Sembra che non importa quanti buoni propositi o piani io mi faccia, riesco sempre a mandare tutto all'aria. Per di più, dico bugie in continuazione, ad esempio alla mia migliore amica ed al mio ragazzo. Gli ho detto che ero a lezione adesso, per il semplice fatto che non avevo voglia di messaggiarci. Non ho voglia di parlare mai con nessuno in questo periodo... Il fatto è che la nostra è una relazione a distanza, non possiamo vederci praticamente mai ( sono passati già circa tre mesi dall'ultima volta che ci siamo visti, e ne mancano ancora un miliardo prima che potremo rivederci di nuovo ) e lui è un ragazzo d'oro, vi giuro, il ragazzo che tutte vorrebbero. Dolce, romantico, premuroso, mi riempie ogni giorno d'attenzioni e di parole carine, fa di tutto per starmi sempre vicino anche se non può esserlo fisicamente. E io... e io boh, io sono un casino, io non penso di meritarmi tutto questo, io penso che lui è il ragazzo che tutte vorrebbero e io la ragazza che non vorrebbe nessuno. Non so come faccia a non stancarsi di me. Dio, se intraprendo questo discorso non finirò mai, e credo invece di aver già scritto abbastanza. Anche troppo. Scusatemi se annoio, ma sento che solo scrivendo riesco a tirar fuori qualcosa, e solo condividendolo riesco a sentirmi più leggera. Soprattutto ho bisogno di esser capita, per una volta nella mia vita.

Comunque, stamattina la bilancia segnava 48.4 ( vestita )
Non riuscirò a sentirmi bene finché non rivedrò almeno il mio 47.

Per quanto riguarda il d.a. verso mezzogiorno ho preso un cappuccino con due biscotti ( abbracci di Mulino Bianco, per un totale di circa 206kcal ). Potrebbe sembrare troppo, ma se lo consideriamo come un colazione/pranzo insieme ci sta, no? 
La cena è un'incognita. Esco con la mia migliore amica ( che non vedo da settimane perché siamo entrambe super impegnatissime ) ed un'altra mia amica che non vedo da prima di Natale. Andiamo in un pub del mio paese che ha aperto da qualche mese, ma ancora non ci sono mai andata. Spero che abbiano qualcosa di leggero sul menù, qualche insalata o che so io... Se vedo che le proposte sono troppo drammatiche, mi limiterò a qualche bevanda analcolica.

Intanto questo pomeriggio farò i soliti esercizi per gambe e addominali, e spero anche un po' di tapis-roulant. Ultimamente sono troppo pigra, anche se in effetti ogni giorno mi faccio chilometri su chilometri per strada. In teoria, a bruciare brucio lo stesso, ma a me non sembra... E va beh. Poi una bella doccia, e mi preparo per la serata.
Vorrei sentirmi bella, vorrei sentirmi bene, ma tanto non ci riesco mai.
Non ho nemmeno idea di cosa mettermi.

Infine, notizia dell'ultimo minuto: al 90% quest'estate vado al concerto dei Placebo :)
Sono uno dei miei gruppi preferiti, ma che dico, sono un pezzo d'anima per me... Si dovrebbe intuire anche dal titolo del blog e dal mio nick, credo. 
Non posso perdermeli. Voglio avere al più presto il biglietto in mano!

E con questo passo e chiudo.
Julien



domenica 18 marzo 2012

Say hello to another ana's girl.



Sono stata spettatrice silenziosa di blogger per molto tempo.
Ho osservato da lontano tutte le meravigliose ragazza che scrivono qui, mi sono sentita sempre più vicina a loro, loro che sono come me. Tanto vicino da sentire il bisogno di piantare anch'io radici su questa piattaforma.
Fa strano, tornare ad aprire una pagina tutta mia. Dopo essermi allontanata tanto da me stessa da non riuscire più a tirar fuori nemmeno mezza parola - rimaste a riempire lo stomaco già troppo saturo, a raschiare una gola già gonfia e scorticata. Non riuscivo più a scrivere nemmeno su un quaderno che avrei avuto sotto gli occhi solo e soltanto io. Eppure di cose da dire ne ho, eppure io dentro scoppio di pensieri, emozioni, desideri, sentimenti. Non sono solo i miei problemi, le mie ossessioni, la mia inguaribile malinconia. Sono tante cose.
Principalmente, sono viva.


Ma sono anche una ragazza che obiettivamente soffre di disturbi alimentari dall'età di 14 anni.
Ora ne ho 20 suonati, e tutto continua a cambiare ma senza mai una svolta definitiva. 
Non ho voglia di mettermi qui stasera a spiattellare la mia storia - se proprio deve, uscirà da sé tra un post e l'altro, ma alla fine le “nostre” storie si somigliano un po' tutte. Approdo qui per il semplice fatto che voglio mettermi nella condizione di non poter fuggire da me stessa. Dai miei errori, dai miei fallimenti - ultimamente troppi, se non agisco ora me ne pentirò più presto che mai. Per tantissimo tempo sono rimasta incastrata tra i 46.5 chili ed i 47.5; in quest'ultimo periodo non so che accidenti m'è preso ma ho cominciato a far cazzate. Forse per la pressione dei miei che iniziavano a prestare troppa attenzione ai miei pasti, forse perché frustrata dal leggere sempre lo stesso numero sulla bilancia, non lo so. Fatto sta che sono caduta in un vortice di binge/purging senza precedenti. L'avevo già fatto in precedenza ovviamente, ma mai in modo così distruttivo. Mettiamoci anche un bell'abuso di lassativi, e il quadro della situazione è completo. Se solo abitassi da sola, non avrei una casa piena di tutta quella merda cibo. Questo fine settimana in particolare, è stato un disastro.
Avevo giurato a me stessa di ricominciare da capo, senza cedimenti o errori. L'ho giurato ogni sera.
Non mi sono pesata per molto tempo perché avevo una fottuta paura - e ne avevo tutte le ragioni.
Perché stasera l'ho fatto, e quel che ho visto mi ha mandata fuori di testa.


49.5 kg


Ero vestita, ok, ma la cosa non mi consola minimamente. Di solito, anche vestita, peso al massimo 47.5
Così non può andare. Basta, basta sul serio. Niente più stronzate.
Voglio i 45 chili e se possibile anche meno.
Spero di trovare il sostegno di tutte quelle meravigliose ragazze di cui ho letto da lontano.
Da oggi ci sono anch'io, auguratemi buona fortuna.


cheers*
Julien