lunedì 25 febbraio 2013

rage

E' inutile, lo sapete vero?
E' tutto inutile, è tutta una farsa, un'enorme bugia, una recita del cazzo da mattina a sera, quando apriamo gli occhi e diciamo oggi non mangio, quando stiamo per chiuderli e diciamo domani non lo faccio davvero; quando saliamo sulla bilancia, quando ne scendiamo col sorriso o con una stalattite in petto, quando ingurgitiamo schifezze come una macchina tritatutto e quando ci infiliamo due dita in gola e quando ci imbottiamo di lassativi, quando fumiamo e andiamo avanti a caffè, quando una notte chiudiamo a chiave la porta e ci dimentichiamo chi cazzo siamo a forza di alcol e cioccolata e vuoto abissale. E' una bugia quando ci guardiamo allo specchio e diciamo di non piacerci, una bugia quando ci sentiamo più "all'altezza" perché abbiamo perso quel kg che MAI NESSUNO noterà al di fuori delle nostre menti malate. E' una bugia quando ci affettiamo le braccia o le gambe e pensiamo adesso sto meglio, è una bugia quando pensiamo che sia uno sfogo, una bugia quando pensiamo di meritarcelo perché siamo state comuni esseri mortali, costretti a saziare la FAME, banali e totalmente vincibili. E' una bugia, assolutamente senza senso, quando ci escludiamo dal mondo, chiudiamo le palpebre al sole e ci rintaniamo sotto una coperta, a lasciarci scivolare addosso il tempo e la vita, la NOSTRA vita che forse in tanti hanno contribuito a rovinare ma che MAI NESSUNO ci ridarà indietro e che adesso stiamo rovinando solo e soltanto con le nostre mani. 

Ieri ho chiesto ad una persona: se potessi cambiare una cosa, una sola della tua vita finora, che però condizionerebbe il tuo presente e tutta la strada fatta per arrivarci, quale sarebbe? Quella persona ci ha pensato un attimo e poi mi ha risposto. Ma questa domanda, in realtà, la stavo facendo a me stessa. Era la domanda che qualcun altro, chiunque altro, avrebbe dovuto fare a me. E io non avrei esitato, neanche un secondo. 
Vorrei non aver mai scoperto cosa significa non mangiare. Vorrei non aver mai provato l'euforia di vedere i numeri che scendono sulla bilancia. Vorrei non aver mai provato il comfort dell'assenza di pensieri e sentimenti, vorrei non saper cosa significa essere lontana mille miglia da me, vorrei non conoscere il teorema stomaco vuoto = mente vuota, vorrei non aver mai conosciuto la pace fittizia regalata a caro prezzo da un corpo ossuto e martoriato. 

Perché è la domanda sbagliata. Chiedi piuttosto perché no?

Perché no?

Perché se non mi fossi persa in tutto questo, non avrei perso nemmeno il primo anno di liceo. Perché avrei avuto un'adolescenza. Perché adesso non sarei dipendente dal cibo, schiava di un'immagine di me stessa che diventa sempre più difficile raggiungere, perché adesso avrei (quasi) tutto ciò che voglio e sarei in grado di godermelo senza stare ancora a rincorrere fantasmi di fumo. Perché sarei cosciente dell'età che ho e farei il possibile per vivermela, senza stare a rimandare tutto a quando sarò più magra, un'era che attendo da quasi otto estenuanti anni e che ho visto avvicinarsi all'orizzonte solo per brevi parentesi, portate via dai voli di rondini in cerca di paesi più caldi. Perché invece che cercare di trovare l'ennesimo modo di pesare poco e subito, starei studiando tanto per raggiungere quegli obiettivi che in fondo voglio raggiungere da sempre. Se non mi fossi mai persa in tutto questo, forse sarei in perfetto orario con la tabella di marcia e quest'anno sarei pronta a prendermi la laurea triennale, cazzo. Invece sono al primo anno e non ho dato neanche un esame perché troppo presa a mangiare vomitare non mangiare deprimermi pensare di non farcela ricominciare da capo ricadere stare male. 

A occhio e croce, non mi sembrano male come "perché no".

Se non si capisse, sono incazzata. Incazzata con me stessa, col mio passato, col mio presente, incazzata con tutte voi che siete così meravigliose e così piene di potenziale, più della stragrande maggioranza delle persone che conosco, voi che come me avete toccato con mano l'inferno, ci siete entrate, ci avete sguazzato, ballato tenendo per mano il diavolo e tutti i suoi amici, voi che avreste solo da insegnare a tutte quelle persone là fuori di cui temete tanto il giudizio. Voi che se solo vi alzaste in piedi e tiraste fuori la voce, sareste voi quelle che oggi sognate tanto di essere. Non è essere magre, non è una cazzo di taglia 40, 38, 36, 34 e lo sapete. Lo sappiamo, l'abbiamo capito da tanto di quel tempo che l'unica cosa che non capisco è perché non la smettiamo. E' il carattere, è la personalità, è trovare quello che vogliamo veramente e avere le palle di lottare con le unghie e con i denti per diventare la persona che vorremmo essere. Che non è affatto una dea dalla pelle bianca e perfetta i capelli lunghi e la vita tanto stretta da starci in due dita. E' il medico, è la giornalista, è la barista col sorriso che i clienti vanno lì apposta perché con lei la giornata inizia bene, è la filosofa, l'avvocato, la scrittrice, pittrice, poetessa, architetto, designer, fumettista, hair stylist, musicista, donna e basta, futura madre o moglie, fidanzata, ma prima di tutto se stessa e nient'altro.

Non c'è nessuna grande rivelazione. Sono un cane che si morde la coda. Mi viene da piangere se penso a come da ragazzina pensavo "chissà come sarò a vent'anni", immaginandomi chissà dove a fare chissà cosa. Be', eccomi. Esattamente dov'ero allora. Con poco o niente di concluso alle spalle. Ancora a darmi le stesse scuse, a cercare le stesse attenzioni, a dirmi che "se solo..." allora riuscirei. NO. Se solo niente. Riuscirei solo se la smettessi, se la smettessi di giustificarmi, di rimandare, procrastinare, aspettare. Non c'è un bel niente da aspettare. E' solo tempo perso, e perso senza alcun cazzo di motivo valido. Ho desideri, sogni, aspirazioni, necessità chiuse in un barattolo pronto ad esplodere ma che non fa che prendere polvere. Ho immagino di aprire gli occhi tra dieci anni e ripensare esattamente le stesse cose che sto scrivendo adesso. Sarebbe il peggiore degli incubi. Voglio alzarmi domani ed essere bella. Voglio alzarmi e truccarmi ogni mattina e curare i miei capelli. Voglio mettermi quello che mi pare e avanzare a passi decisi. Voglio sorridere anche se ho il cuore marcio e tirare fuori quello che so di essere. Perché sono bravissima a dare consigli, e agli altri dico che è tutta questione di atteggiamento. Che le altre persone non sanno nulla di noi, e siamo solo e soltanto noi di essere giudicati per nostre paranoie, teorici colossali difetti che solo e soltanto i nostri occhi vedono. 

La mia prigione non sono soltanto i dca.
La mia prigione è che in fondo sono rimasta bloccata nella ragazzina presa in giro da mattina a sera per il proprio aspetto. Ma cazzo, quella ragazzina non esiste più. Quella ragazzina è diventata una donna, ha un corpo che continua ad odiare ma che sa fare impazzire il ragazzo che ama e tanto dovrebbe bastare. Ha scoperto di saper usare gli sguardi, ha imparato come truccarsi, ha trovato il colore adatto ai suoi capelli. Sa come vestirsi, sa quali parole scegliere, mentre il mondo la demoliva ha coltivato come l'orto di un paradiso terrestre il proprio cervello prevenendo che se il corpo non sta dalla mia parte, la mia testa varrà sempre più di qualsiasi barbie di passaggio. Quella ragazzina non esiste più e quella donna sono io. Dovrei solo capirlo, farmi male fino a capirlo e prenderne piena coscienza, allora sì che avrei il coraggio di camminare a testa alta e non sentirmi mai più a disagio di fronte a niente e nessuno. Tanto meno per motivi immaginari.

Svegliatevi. Non è vero che non siete abbastanza. Non è vero che non ce la fate, non è vero che essere magre è tutto, non è vero che il vostro obiettivo è un numero o portare a termine una dieta. Non ci credo nemmeno se me lo urlate in faccia tutte in coro. 

Avete solo paura, tutto qua. 
Paura di qualcosa o di qualcuno, che lo sappiate o meno.
E' solo una fottuta, enorme, insuperabile paura.
Ma John Lennon diceva che non provarci per paura di fallire è come non vivere per paura di morire.

Vi leggo tutti i giorni da un sacco di tempo ormai, e non siete persone così.
Siete molto più di tutto questo. E siete troppo combattive per non provarci neanche.

Magari è tutta una meravigliosa cazzata anche questa. Dopo tutto questo tempo non m'illudo neanche per un secondo che da domani mi trasformo in una persona normale. Non voleva essere un post con la morale, non volevo insegnare o rimproverare niente e nessuno. Ero (sono) solo arrabbiata, tutto qua. E ogni tanto una pausa dalla farsa ci vuole.

E ho tirato fuori non più che una punta di spillo.
Sto per esplodere ma lascio perdere, per stasera non mi escono altre parole.

Statemi bene.

giovedì 21 febbraio 2013

nulla.

Non ho avuto internet per questo paio di giorni, ecco perché non mi sono fatta sentire.
Leggerò quel che mi sono persa e risponderò alle mail, ma non oggi.
Perché oggi non ci sono, oggi avrei voglia urlare o distruggere qualcosa, avrei voglia di piangere, di creare qualcosa che contenga il buco nero che ho dentro. E non ci riesco, perciò credo che mi lascerò implodere, o forse la via di fuga arriverà e sarò come un palloncino infilzato da uno stuzzicadenti: butterò fuori tutto in un nano secondo, e poi mi affloscerò a terra, sfinita e inutile. 

Peso 47 kg e tutto va bene.

lunedì 18 febbraio 2013

scarsdale diet day #1 & sunshine award

Come si evince dal titolo del post, ho cominciato oggi la scarsdale diet, rimandando a più avanti quella delle spezie che avevo previsto. L'avevo sentita nominare, ma non mi ero mai informata; stamattina l'ho cercata per curiosità, e a primo impatto, d'istinto, sembrava qualcosa di assolutamente adatto a me. E' un momento delicato, devo passare da giornate di alimentazione pressoché disastrosa con brusche scivolate in un eccesso e nell'altro a ritrovare un (mal)sano controllo, e sappiamo bene che incominciare di botto con una dieta estremamente restrittiva dopo periodi del genere equivale quasi ad auto-condannarsi al binge dopo massimo un paio di giorni. Questa dieta invece mi sembra l'intermezzo perfetto, ed è quel genere di diete che non mi costa alcuna fatica seguire. Magari funziona anche e fa perdere un po' di peso. Ve lo dirò tra due settimane. Comunque posterò ogni giorno il diario alimentare (ma non conterò le calorie) e il peso (a partire da domani). Per oggi non ho fatto la colazione programmata perché ho scelto di iniziarla solo a metà mattina, ma avevo solo bevuto un caffè macchiato con dolcificante, perciò niente tragedia.


D.A.

c: caffè macchiato + dolcificante
p: due fette di petto di tacchino sottili alla piastra, tè verde
c: filetto di merluzzo, insalata mista, una banana

whis me good luck!

Loie mi ha molto gentilmente passato il Sunshine award, che faccio con piacere. Regole: dedicare un post al concorso, rispondere alle domande, taggare 12 blog che apprezzo.

Colore preferito: nero & rosso.
Animale preferito: cane.
Analcolico preferito: coca cola light, succo di frutta pesca & mango.
Passione: letteratura.
Numero preferito: 28.
Facebook o twitter? Facebook.
Preferisci ricevere o fare regali? Decisamente fare.
Modella/o preferiti: non ne conosco molti, se devo fare un nome Felice Fawn.
Giorno preferito: venerdì.
Fiore preferito: non sono un'esperta né ne vado pazza, ma mi piacciono i fiori secchi.

Passo il premio a:

HateQueen

P/s: ringrazio infinitamente Marta e Ginevra Fawn per essere passate e per il commento :) mi pare non abbiate un blog, dunque lo faccio direttamente qui. Benvenute!

domenica 17 febbraio 2013

cronache di un fine settimana.

Ho ventuno anni.
Dovrei avere bande di amici famelici di vita, da strapparla a morsi ogni giorno. Dovrei andare all'università, studiare, fare il mio dovere, magari fare l'impossibile per trovare un lavoretto part-time con cui racimolare qualcosa di propriamente mio, e nel week-end uscire, o anche stare a casa, ma comunque divertirmi. Perciò dovrei essere qui a dirvi che venerdì e sabato ho fatto l'alba a suon di risate, che ho sperimentato l'eterno in una notte, che ho abbracciato e sono stata abbracciata, che indossavo una minigonna e calze nere semitrasparenti e mi sentivo bellissima, invincibile, parte di qualcosa, che ho festeggiato il semplice essere qui ed ora e la voglia di continuare ad esserci per molto altro tempo ancora.

No.

Niente di tutto questo.
Giovedì ho passato la notte a parlare – sempre con uno schermo di mezzo – con uno che ha il doppio della mia età, conosciuto tramite un social network. Finché sono fatta solo di parole, sono strepitosa. Sono una sirena in grado di ammaliare qualunque povero pescatore di passaggio. Mi si appiccicano addosso sempre le stesse parole: affascinante, intrigante, misteriosa, intelligente; e qual è questo grande segreto? Cosa c'è dietro le mie frasi incipriate? 

Dolore, malessere, contraddizione, inquietudine, incostanza, fragilità, incomprensione.

Sono andata a letto alle 8, mi sono alzata alle 10 per dare inizio ad un venerdì inutile in cui non ho fatto altro che star male – fisicamente, ma soprattutto dentro. Per qualcosa di inafferrabile, un grumo di rabbia e insoddisfazione che non aveva perché e percome. Sento che sto volando via e scrivo per sms a lui di tenermi stretta.

Sabato mi alzo col proposito di nutrirmi con nient'altro che mele in tutta la giornata. Salto la colazione, mangio una mela per pranzo. Non ho voglia di fare nulla, ma soprattutto non ho voglia di aver voglia di scuotermi. Mal di testa, malessere fisico generale, ci si mette pure il ciclo. Necessito di un po' di caffè, lo allungo col latte, va beh, tagliamo la testa al toro, facciamoci un cappuccino; ma perché non inzupparci dentro dei biscotti, tanto che cambia? Pc, tv, divano, letto, voglio leggere ma non so concentrarmi. Vado a lavarmi i capelli e senza un cazzo di motivo mi trucco come dovessi uscire. Faccio un paio di foto e le mando a lui, che me ne chiede spesso non avendo altri modi di vedermi. Mi guardo e mi odio. Scopro di non poter saltare la cena perché ha cucinato mio padre e si scazza se non rendiamo omaggio alle sue fatiche. Risotto alla crema di scampi. Bene, ormai. Tv, ultima serata di Sanremo, Fazio e Litizzetto, che coppia fantastica, cereali, gallette di farro, cereali, brownies, succo di frutta, gallette, cereali, cioccolato. Vaffanculo. Vado a letto e inizia un mal di pancia che penso di restarci secca, o quanto meno di andarci all'ospedale. Muscoli contratti a tal punto che non riesco a respirare, nessuna posizione riesce a darmi il minimo sollievo. Lassativi, tentativi falliti di vomitare. Altra notte in bianco in preda a dolori implacabili.

Domenica, altra giornata tra letto e divano, senza riuscire a far nulla di utile o costruttivo. Intorpidimento fisico e mentale, dolori sparsi, freddo ovunque. Dopo tutto quel male spero quantomeno mi sia passata per sempre la voglia di mangiare, ma pare di no, perché se non fosse per il timore di replicare subito la notte passata mi avventerei sulla cena dal Mc Donald's portata a casa da mio padre. E non provo altro che schifo.

Tuttavia oggi non ho mangiato quasi nulla (qualche cucchiaio di una crema di funghi e un piattino di riso basmati). Tuttavia mi sembra moltissimo e mi chiedo se tornerò mai quella di prima, quella magra per davvero.

Che poi in questi giorni ho riflettuto un casino, ma non sono abbastanza lucida per spiegare.
Che poi mi guardo attorno, e vedo solo montagne di tempo sprecato.

giovedì 14 febbraio 2013

parliamone.

Ieri ho pensato una cosa. Guardavo di nuovo puntate random di Supersize vs. Superskinny (sì, immagino di aver rotto con questo programma per tutte le volte che l'ho nominato, ma lo trovo di un raro sadismo e non lo so, ci sono giorni in cui mi dà una sorta di compiacimento guardarlo; a proposito – perdonate la digressione – ho scoperto che hanno fatto anche la versione "kids", che non credo sia ancora arrivata in Italia. Ne ho vista una puntata in inglese, sono rimasta costernata. Già mi sembra diseducativo per gli adulti, figuriamoci per dei pre-adolescenti in piena formazione sia fisica che mentale! Secondo me ne escono più danneggiati che aiutati). Per chi non lo sapesse, è un programma inglese in cui due persone, una estremamente sovrappeso e una sottopeso, vengono messe a confronto in una specie di clinica; devono convivere per una settimana scambiandosi le diete, per rendersi conto con un effetto shock degli estremismi della propria alimentazione attraverso le reazioni dell'altro, assolutamente incredulo davanti ad una porzione maxi di kebab per colazione o una tazza di tè per cena. Non mi dilungo su cosa penso di tutto questo, perché non era di questo che volevo parlare. Quello che mi ha dato da pensare, è stato piuttosto osservare i superskinny presentati in questo programma che, attenzione, non sono persone affette da disturbi alimentari. Sono sottopeso, a volte anche di molto, ma non soffrono di anoressia o bulimia. Loro non solo non fanno assolutamente niente di particolare per essere così, ma non vogliono. Ho sentito ragazze con un fisico fantastico – ai miei occhi – dire cose come: “quando mi guardo allo specchio vedo solo pelle e ossa, è disgustoso”. Disgustoso? E noi che qui non facciamo altro che cercare di ottenere esattamente questo. La maggior parte di quelle persone, semplicemente non ci pensa. Sono persone disinteressate al cibo al punto di dimenticare di averne bisogno, persone con vite talmente piene e frenetiche da non avere il tempo di mangiare decentemente, oppure troppo schizzinose e portate quindi ad evitare intere categorie di alimenti. Ora, pensarci mi manda al manicomio sinceramente. Pensare che noi – io – passiamo le pene dell'inferno per qualcosa che poi alla fine è irraggiungibile, e che ce ne sono così tante che invece hanno quel che cerchiamo semplicemente fregandosene, non pensandoci, non facendoci caso e mangiando pure schifezze (sì, perché molti non mangiano nulla ma per avere energie sufficienti buttano giù barrette di cioccolata e litri di coca cola). Non c'è assolutamente da fare paragoni, lo so, perché avere un disturbo alimentare è tutt'altra cosa; ma mi è apparsa come la dimostrazione lampante di quanto i dca siano tutta questione di testa. Se non pensassimo ossessivamente al cibo non mangeremmo e basta e perdere peso e mantenere il peso che vogliamo sarebbe una passeggiata; ma noi vorremmo mangiare. Vorremmo poterlo fare liberamente. E invece ce ne priviamo per un imposizione a cui ci costringiamo da sole, per raggiungere qualcosa che raggiungeremmo molto più facilmente e senza tanta sofferenza se solo fossimo in grado di fregarcene e basta. Non vi fa incazzare tutto questo?

Il semi-digiuno di ieri è andato bene; avevo una paura tremenda di abbuffarmi la sera ma non avevo alcuna intenzione di rovinare tutto, così ho tenuto duro e dimostrarmi di riuscirci mi ha fatta sentire "meglio", come ogni volta che ci riesco. Stamattina ho avuto in premio un 48 pulito da cui ricominciare veramente. Penso che mi manterrò su un regime molto ristretto per tutto il fine settimana, per poi iniziare la dieta delle spezie lunedì, facendo molti tagli per diminuire le calorie. Che strano, è bastato un giorno per farmi tornare così. E per "così" intendo che mi sento debole e forse avrei bisogno di mangiare qualcosa, ma mi sento bloccata, qualsiasi cibo solido mi sembra troppo
Lui al telefono mi dice – per l'ennesima volta – che quando vivremo insieme si preoccuperà lui di cucinare. Io dovrei solo pensare che dolce, che carino, invece l'unica cosa forte e chiara che sento è una scossa di puro terrore.
Buon San Valentino, per chi ne ha voglia.

mercoledì 13 febbraio 2013

certe notti

Chi è passata di qua tra ieri sera/notte e oggi avrà visto cambiare la grafica del blog da un momento all'altro; ero alla ricerca di qualcosa che mi soddisfacesse e non riuscivo a decidermi. Il mio stato d'animo e d'umore è ancora del colore che per lo più ha regnato sovrano finora, il nero, ma proprio per contrasto, per abbracciare la legge dei contrari, mi circondo di luce e chiarore ovunque posso al di fuori di me e della mia testa. Mi sento momentaneamente logorroica, ho voglia di scrivere un post chilometrico con argomenti totalmente casuali.
Ieri notte non avevo assolutamente voglia di dormire. Non perché non avessi sonno, ma perché era una di quelle volte in cui il pensiero di dormire – o anche solo provarci – mi dava angoscia. In realtà non ho grandi motivi validi per sentirmi così, perché sono una di quelle persone che sogna fin troppo raramente, quindi non ho incubi malvagi pronti ad aggredirmi appena chiudo le palpebre. E visto che dicono che in realtà tutti sogniamo ogni notte, allora vuol dire solo che non me ne accorgo e non mi ricordo mai nulla. Piuttosto non mi addormento mai senza prima fantasticare coscientemente nel dormiveglia, e le immagini che scelgo non sono mai positive. Una persona normale starebbe male, malissimo, solo a sfiorare gli scenari catastrofici con cui io mi delizio per conciliare il sonno. Va un po' a capire. Comunque. Mi capita di voler evitare il sonno, forse perché amo la notte e mi piacerebbe godermela tutta, fino alle prime luci dell'alba; restare alzata tutta la notte mentre il resto del mondo dorme, sentirmi al caldo e al sicuro con poche luci soffuse a schiarire il buio, godendomi l'illusione di essere io ed io soltanto in una piccola nicchia irraggiungibile. Leggere, scrivere, pensare. Coperta dal buio mi sento più a mio agio, e sembra che qualunque cosa mi riesca meglio. L'ispirazione si accende, mi vengono idee, spesso scatta persino la voglia di fare cose che ho evitato per tutta la giornata. Beh, in realtà non è stata una nottata particolarmente fantastica quella di ieri. Dopo l'abbuffata di cui ho parlato nel post di ieri – consistente in: ciò che rimaneva di una piccola teglia di dolci locali di carnevale fatti da mia nonna, un numero non precisato di brownies (cioccolato e nocciole) fatti in casa, una tazza di latte e cereali – sono di nuovo scesa in cucina e cercando di far meno rumore possibile ho preso dalla dispensa una merendina al cioccolato e due buste di patatine (entrambe semi vuote, a dire il vero). Mi sono portata la refurtiva in camera, chiudendo la porta a chiave, e sentendomi estremamente ridicola nell'avere la sensazione di dovermi nascondere, nella mia stessa casa, per mangiare. Dormivano già tutti a parte mio fratello, eppure temevo irrazionalmente di essere scoperta. Che poi mica nessuno mi avrebbe detto niente di che, anche se mi avessero visto, ma non oso immaginare l'imbarazzo e la vergogna che avrei provato. Poi mi sono seduta davanti al pc, e ho guardato su youtube video sui dca e cose tipo Supersize vs. Superskinny mentre le mie mascelle lavoravano a tutta velocità. Finito il banchetto, mi sentivo talmente di merda che ho sentito l'immediato e insopprimibile bisogno di parlare con qualcuno che capisse. Così ho dato il via ad un'estenuante ricerca di chat room o qualsiasi linea diretta dove trovare qualche anima che conoscesse questi problemi e avesse voglia di parlarne. Mi sono imbattuta in una serie infinita di pagine, da stupidi siti proana a piattaforme di sostegno con tanto di psicologi online (quelle serie però erano a pagamento per minuto); alla fine, solo in due pagine sono riuscita effettivamente a parlare: in una con un volontario che mi è stato a sentire per cinque minuti, poi mi ha accannato dicendo che il suo supervisore aveva bisogno di lui, ma credo che in realtà ritenesse semplicemente inutile perdere tempo con me visto che scrivevo dall'Italia e invece lui chissà dove cazzo era e quindi non poteva fare nulla di concreto per aiutarmi (quando comunque a me bastava parlare); l'altra invece è una piattaforma che ospita qualunque tipo di problematica – da quelle mentali a quelle fisiche, per chi ne soffre o per chi è vicino a qualcuno che ne soffre – e lì ho finalmente trovato ciò di cui avevo bisogno. C'erano ragazze americane, inglesi, australiane e chissà che altro, non molte comunque, così si riusciva anche a seguire i discorsi senza troppa confusione. Ce n'erano almeno due o tre che si erano appena abbuffate, chiunque era lì dentro aveva bisogno di sfogarsi, ed è stato bello perché mi sono sentita meno sola.Poi ho iniziato a parlare in privato con una ragazza di 19 anni, messicana che però vive in Texas. Mi ha colpito perché non vuole assolutamente cadere in un disturbo alimentare, l'idea la terrorizza, ma aveva già scoperto in passato – non ricordo come – di essere a rischio e da quello che raccontava sembra averne tutti i sintomi almeno nell'atteggiamento. Ha un conta calorie sul cellulare e si sforza di raggiungere almeno le 1000 kcal ogni giorno, ma diventa sempre più difficile e ogni giorno mangerebbe qualcosa in meno. E tutti le dicono che è molto magra, che sta bene così, ma lei non è d'accordo; e pensa che una volta raggiunta l'immagine che cerca, saprà fermarsi. Mai sentita questa bella favola? Io le ho detto un po' come stanno le cose, non volevo spaventarla ma ho cercato di farle capire come va veramente quando ti ritrovi su questa strada. Ho continuato a parlare con lei fin quasi alle 6 del mattino (da lei erano le 22/23 di notte) e ci siamo scambiate il contatto di facebook (e dalle foto, ho avuto conferma che è magra quanto basta). Parlare con queste ragazze mi ha fatto pensare per l'ennesima volta a quante accidenti di miliardi di persone hanno i nostri problemi, a quante si stanno abbuffando e vomitando mentre lo facciamo noi e quante si sentono uno schifo contemporaneamente sparse su tutto il globo terrestre. Eppure ognuna di noi è sola a suo modo, nella sua realtà quotidiana e nel suo guscio di bugie, sotterfugi e tristi giochi sadici. In questo caso possiamo ringraziare il cielo dell'esistenza del web, che almeno costruisce questa sorta di filo rosso che ci permette di scalfire in minima parte i nostri muri di silenzio.
Stamattina avevo messo la sveglia alle 9, permettendomi quindi solo 3 ore di sonno (a dire il vero avevo anche pensato di non dormire affatto, ma poi ci ho ripensato). Quando però l'ho sentita suonare, l'ho spenta automaticamente e mi sono ributtata giù tra le lenzuola, ho pensato altri dieci minuti ma quando ho riaperto gli occhi guardando l'ora erano già le 11 passate. E va beh. Mia madre era nevrotica, ogni tanto le capita, specie quando dormo fino a tardi e inizia a pensare che nonfaccionienteperaiutarlaincasa; ma poi le ho messo in ordine il salotto, e questo è bastato a renderla di nuovo benevola nei miei confronti – o almeno sembra. Ho pensato un sacco di cose. Tipo la voglia di viaggiare, che in fondo non perdo mai ma che ogni tanto si fa sentire di più. Mi accontenterei anche di vedere posti nuovi nei dintorni, purché belli e che regalino qualcosa. Ma servono soldi, serve il tempo, e non c'è mai qualcuno che abbia la voglia o le possibilità di assecondarmi e seguirmi. Poi pensavo al costante contrasto tra la mia voglia di fare, conoscere, vedere, realizzare e la mia apatia. Mi capita di ignorare persone che amo, come la mia migliore amica. Questo mi fa sentire orribile, ma ormai non mi azzardo neanche per sbaglio a dire come mi sento realmente e fingere è un ulteriore peso; perciò preferisco sparire ed esserci quando veramente necessario. L'ultima volta che ci siamo viste (lunedì), avevo dei pantacollant etnici con sopra un maglione, mentre stavamo indossando le giacche per uscire dal bar dove abbiamo fatto colazione mi ha guardata e ha detto: mamma mia, che gambette che hai. L'ho buttata sullo scherzo e ho fatto finta di niente, ma mi ha fatta sentire malissimo. Perché non è vero, perché sono il doppio di com'erano mesi fa. Da quando lei è in terapia il discorso dca/corpo – almeno a me – sembra delicatissimo. Io non ne parlo mai, ne parliamo solo in relazione a lei quando tira fuori l'argomento. Non so se pensa che io stia bene oppure ha paura a chiedermelo, o se pensa che io non voglia parlarne. In ogni caso è vero, preferisco evitare. E' una zona pericolosa e non mi sento più a mio agio a condividerla, nemmeno con lei. Non so se aggiungerci un "purtroppo". Comunque non posso farci nulla.
Lunedì ho avuto anche una bellissima telefonata con lui. La maggior parte delle volte siamo entrambi troppo apatici e presi ognuno dai suoi problemi per condividere veramente qualcosa e entrambi scivoliamo attraverso giornate che non lasciano molto che valga la pena raccontare. Ci sono volte però in cui sembra che ci scuotiamo per un attimo, basta che uno dei due sia più allegro o che entrambi abbiamo voglia di parlare; allora ci raccontiamo di tutto, del passato del presente e del futuro, il tempo scorre veloce e non ci accorgiamo che è già un'ora che siamo al telefono. In quelle occasioni mi ricordo una volta di più come stiamo bene insieme e quanto mi manca... Lui vive una realtà molto difficile con una famiglia a dir poco impossibile, non paragonabile a nessuno dei comuni problemi tra figli e genitori. A suo modo è molto fragile, ma è fin troppo forte per aver sopportato e continuare a sopportare praticamente ogni giorno quell'inferno. Posso solo essere orgogliosa di avere accanto una persona come lui, che lo so, non ne esistono altri come lui. Anche se a volte mi passano per la testa paranoie che non sia realmente la persona adatta a me, anche se ho periodi in cui scalpito come un'isterica perché penso che starei meglio da sola... Non è vero, e in fondo lo so. Il meglio è il calore che sa darmi, il modo in cui mi guarda, la dolcezza con cui mi bacia, come mi accarezza i capelli, come parla del nostro futuro insieme, tutto quello che ha fatto e sarebbe disposto a fare per me. Sarei assolutamente pazza a perderlo. E per il gran bene che gli voglio, mi si spezza il cuore nel non poter fare nulla di più che scrivergli sms insignificanti quando è col morale a terra, quando vorrebbe solo andarsene da lì e tornare da me. E nemmeno lui può farci nulla, può solo mandar giù l'ennesima ingiustizia, stringere i pugni e chiudere gli occhi. Oggi mi ha chiesto ironicamente che facciamo domani. Avrei tanto voluto dirgli vienimi a prendere, mi faccio bella, portami da qualche parte, stupiscimi dai. E non perché è S. Valentino ma perché lo vorrei e basta. Invece sarà già tanto se riusciamo a sentirci una mezz'ora per telefono. Sono passati a stento due mesi dall'ultima volta che ci siamo visti – mi aveva detto di non voltarmi invece l'ho fatto, camminavo all'indietro, sorridevo con gli occhi gonfi come non li avevo mai avuti e li sentivo ancora pieni di lacrime; lui è tornato a sporgersi da quel treno e mi ha regalato un ultimo meraviglioso sorriso; un cenno con la testa, uno con la mano, un ultimo bacio lanciato e perso nel vento di gennaio – e ne mancano 5/6 prima di riabbracciarlo.

  • versante cibo: avevo detto che ogni avrei semi-digiunato e sono decisa. Finora ho solo bevuto un caffè con latte e una pillola di dolcificante. Non so come procederà la giornata, ma per ora non ho nemmeno fame. Berrò coca-cola light e succhi di frutta non zuccherati, e sicuramente altri caffè con latte o senza nel corso del pomeriggio. Se proprio ne sento il bisogno uno yogurt magro, ma cerco di evitare. Forse mi concedo una piccola porzione di verdura per cena, vedremo.
  • studio: negli ultimi giorni sto andando bene, quanto meno rispetto la tabella di marcia; domani dovrei andare ad iscrivermi all'esame di lunedì, non ne ho alcuna voglia perché per andare e tornare ci metto secoli, perché ho paura di non trovare lo studio del prof e perché non voglio vedere gente. Oh, e anche perché benché io stia effettivamente studiando (o meglio: leggendo e sottolineando) ho l'impressione di sapere tutto e niente e quindi sostenere l'esame mi spaventa. Se è a crocette potrei anche cavarmela, ma se saranno domande a risposta aperta non so quante possibilità potrei avere.
Bene, immagino di avervi annoiate abbastanza.
Ora passo da voi e vi auguro un buon proseguimento di giornata.

martedì 12 febbraio 2013

worthless, hopeless, sick

Non so come cominciare questo post.
Non c'è un inizio, non c'è svolgimento e soprattutto non c'è fine.
Avrei voluto parlarvi di sorrisi, di zucchero e di cannella quando avessi riaperto questa pagina; avrei voluto trovarmi davanti a questa schermata per dire che ce la stavo facendo, che va tutto bene. Ma credo di aver bisogno di sfogarmi, e l'unico "luogo" dove sento di poterlo fare è qui, con voi. Il peso non è sceso. Non è sceso per un cazzo. E' vero, ho sgarrato ogni tanto costretta dalle circostanze, ma sono stati sgarri minimi, niente di rilevante, eppure in questi giorni non è servito a niente. Stasera avevo la netta sensazione di essere un po' più vuota, un po' più piccola, così mi sono pesata in cerca di conferme e rassicurazioni; beh, quel che ho visto non è stato affatto ciò che mi aspettavo, perché ci ho trovato un pesantissimo kg in più. Così sono scesa in cucina e per la frustrazione mi sono semi-abbuffata. Non capisco dove ho sbagliato e non so perché ho la sensazione così forte di star sbagliando tutto. C'è quella voce dentro la mia testa che grida come un'ossessa, mi sembra di impazzire se non scendo subito ai 45. Era da tanto che il peso non influenzava così tanto la mia vita... Mi sento come se non potessi ottenere nulla di buono in niente finché non dimagrisco. Impotente. Con le mani legate. Ho bisogno di tornare a sentire mio il mio corpo, subito, perché sto male. Perché penso cose molto stupide, tipo che in questo stato non ho alcuna speranza all'esame di lunedì, che è inutile che io vada a tingermi i capelli, che sistemi la mia stanza, scrivere sull'agenda, leggere, fare il mio dovere – è tutta una farsa finché sono nascosta da questo inutile grasso. Ho bisogno delle mie ossa a proteggermi. Ho bisogno di volermi quel poco di bene per avere buoni risultati in qualcosa. Ho bisogno... Questo post è freddo e inutile, così come lo sono io spesso e mal volentieri, soprattutto in giornate come questa. Credo che mangerò ancora qualcos'altro tanto per stare un po' peggio, la bestia è qui che vuole vendicarsi, magari guardando video sui dca tanto per far onore alla coerenza e al senso di logica. 
E poi domani digiuno, o quasi. Liquidi, caffè e tè, uno yogurt al massimo.
A mali estremi, estremi rimedi.

P/s: è aumentato il numero dei followers, colgo l'occasione – anche se non è delle migliori – per dare il benvenuto alle nuove lettrici e ringraziarvi tutte per l'ennesima volta.

venerdì 8 febbraio 2013

Giorno #1 & 2


Avevo in mente tutt'altro post per stasera, volevo scrivere una cosa tutta per voi, ma non so cos'è successo, non mi sento più dello stato d'animo giusto; comunque non rinuncio all'idea e appena sono in grado di tirar fuori le parole che mi si sono piantate dentro ve le scrivo, dalla prima all'ultima, promesso. 

E' il secondo giorno della dieta Dukan, lo so lo so, le mille controindicazioni di questo regime alimentare, so tutto. Ma quando devo riprendere il controllo è la soluzione migliore per me, sul mio corpo funziona perfettamente, e ogni volta che l'ho intrapresa non mi è nemmeno mai capitato di riprendere di colpo tutti i kg persi al primo carboidrato messo in bocca - come sento dire da molti. Mi riesce facile seguirla, e anche se intere categorie di alimenti sono vietate non ci si deve preoccupare della quantità di cibo ingerito, e questo semplifica tutto perché di fatto stai mangiando e non arrivi a soffrire la fame e anche la tua testa si accontenta e accetta questa condizione. Nell'ultimo periodo non è che proprio mi abbuffassi, ma me ne fregavo (apparentemente) e mangiavo qualsiasi cosa ogni volta che mi andava, schifezze comprese. Adesso già non ne sento affatto la mancanza, mi sento meglio fisicamente, più sgonfia e stamattina pesandomi ho scoperto di aver perso un kg (sicuramente di gonfiore): 48.3.
Solitamente nei primi cinque giorni raggiungevo i 45 (partendo da 49 e qualcosa), spero di avere questa bella sorpresa lunedì o tutt'al più martedì mattina.

Vi sto solo annoiando con numeri e informazioni inutili, scusatemi; anche se non ho nulla di importante da dire stasera volevo aggiornarvi lo stesso, perché mi sento come se foste le uniche a cui parlo davvero. Per qualche motivo ancor più che in passato ho la sensazione di vivere una doppia vita. E mi sento un sacco di cose stupide che non mi va nemmeno di stare ad elencare. E' una di quelle sere in cui non so che farmene di me.

Vi abbraccio

mercoledì 6 febbraio 2013

News. Poche ma buone.


Non so affatto come mi sento, ma nella mia confusione e pur dall'interno di una specie di bolla di sapone, sto di nuovo cercando tutti i mezzi per scuotermi dal torpore. In fondo non sono molto diversa da un cane che si morde la coda, faccio progetti scintillanti, poi non sono all'altezza delle mie stesse aspettative - o mi convinco che sia così - e inizio ad allentare la presa fin quando non mi ritrovo a passare le giornate in pigiama ad aspettare passivamente che qualcosa accada. Le preoccupazioni principali me le dà lo studio ad esser sincera; checché se ne dica la facoltà di Lettere è tosta e credo di essermi andata a scegliere pure i corsi più impegnativi (avevano programmi più interessanti almeno per i miei gusti, e c'è anche il fatto che mi piace mettermi alla prova e vedere fin dove arrivo; d'altronde sono dell'idea che più grande è l'ostacolo, maggiore è la soddisfazione nel superarli). Spesso ho dei blocchi psicologici. Forse dipende solo dalla disorganizzazione e dall'incostanza, difetti su cui in ogni caso sto lavorando - ancora con scarsi risultati, a quanto pare. Be', comunque: ho deciso di tentare un esonero tra una decina di giorni, una prova scritta di Storia contemporanea. Ho dei riassunti che mi stanno aiutando molto, chiari, semplici e facili da memorizzare; avevo abolito l'idea di provarci sentendomi esageratamente indietro, ma poi ci ho pensato su: se non lo passo non succede nulla, dovrei solo riportare l'intero programma nella sessione estiva (e sarei avvantaggiata avendolo già studiato); se lo passo invece sarebbe un bel peso in meno, in quanto all'orale mi resterebbero da portare solo due libri che non mi sembrano troppo tosti. Senza contare il fatto che sarebbe una soddisfazione ed una spinta positiva, specie in questo momento. Quindi, perché no? Per questo ripensamento devo anche ringraziare Snotra, che qualche giorno fa mi è stata a sentire e mi ha incoraggiata, facendomi capire che non c'era nulla da perdere.
Poi da domani (o meglio oggi, visto che ormai sono le due di notte) mi rimetto a dieta. Sono seria. Mi manca troppo il mio corpo di quest'estate... Quarantatré kg. Lo spazio tra le gambe. I solchi tra le costole. La taglia 34/36. I vestiti che mi scivolavano addosso in un modo che mi piaceva. Lei che quando ci cambiavamo nella stessa stanza guardava affascinata le mie ossa sporgenti, e una volta non riuscì a trattenersi dallo sfiorarmi una costola - e io che pur sentendomi in colpa, non seppi reprimere un sorriso. Mio fratello che mi prendeva in braccio come fossi una bambola. E lui che diceva che mi trovava davvero in forma. Potrebbe negarlo quanto vuole, ma io credo che gli piacessi di più. E' sempre così, pochi fronzoli, è così.
E per quanto io conosca bene - fin troppo bene - tutte le conseguenze, ormai il desiderio è tornato ad essere troppo forte; spero di esserlo abbastanza - di nuovo - anche io per realizzarlo.
Ultima piccola sciocchezza (che poi tanto sciocchezza non è, per me) è che credo che a breve tornerò ai miei amati capelli rosso-arancio. Do un'importanza forse eccessiva ai capelli. E' uno dei miei tanti modi - e forse uno dei più usati - per esprimermi. Ogni volta che cambia qualcosa dentro di me, cambia qualcosa anche nei miei capelli: colore, taglio, un dettaglio. Ma pur variando mille tonalità, erano rimasti rossi da quando avevo sedici anni. Poi mesi fa, all'inizio dell'autunno, improvvisamente non mi ci sono vista più. Fondamentalmente significa che, davvero, non mi sentivo più in grado di essere me stessa. Così ho cambiato colore e ho lasciato che prendessero le sfumature e le forme che volevano. Dall'inizio dell'anno non ho avuto la minima voglia di prendermi cura del mio aspetto. Ma visto che è ora di darsi una scrollata, l'aspetto rientra per forza nel piano. E forse è ora di tornare a tirar fuori il carattere, forse è ora di ricominciare ad essere quella che si nasconde da qualche parte qui dentro.

Quella che caffè macchiato senza zucchero, grazie.
Quella che Moleskine, penna nera e sempre un libro al seguito.
Quella dei treni alle sei di mattina e i Placebo nelle orecchie.

Forse è ora di tornare ai capelli rossi.

sabato 2 febbraio 2013

del destino e del veleno

E cos'è che succede poi, esattamente?
Che cazzo succede?
Cos'è che da un momento all'altro prende in mano il tuo umore, il tuo stato d'animo, i tuoi sentimenti e li ribalta come una frittata dalla padella al piatto? Non capisco, giuro, non capisco. Non ho mai capito ed in questo momento meno che mai. Stavo bene. O almeno, credevo di star bene... E in un attimo mi sento di merda, come non mi sentivo da mesi; ho avuto la sensazione improvvisa che tutto mi scivolasse dalle mani come nient'altro che granelli di sabbia, scivola scivola scivola, e riconosco la rabbia che implode nel petto, gli occhi che si scaldano per lacrime che non scenderanno neanche a pagarle oro, l'aria che fa più fatica ad entrare nei polmoni; e non c'è nessuno con cui prendersela, e non c'è un motivo a cui attribuire l'ansia e l'angoscia e la tristezza e il dolore, allora l'unica cosa che ti viene in mente è andare in bagno, guardarti allo specchio e urlarti che cazzo c'hai???! e magari darti un pugno devastante dritto nel riflesso, sfasciarlo, distruggerlo e sperare che un po' di sano dramma e il dolore alla mano basteranno a farti sentire meglio. Finisci di immaginarti la scena e pensi cristo sono pazza. Allora pensi okay basta una sigaretta mi calmerà ma poi ti ricordi che non fumi se non in rari momenti come questi e che non hai nessun pacchetto di lucky strike da parte per le occasioni speciali come questa e che in casa ci sono solo le Marlboro di tuo padre che ti fanno schifo. Allora ti sfiora il pensiero di lasciarti carezzare la pelle delle braccia da una bella lametta affilata, dopo tutto i vecchi tempi non finiscono mai a quanto pare, ma poi sai che è inutile, ma poi sai che è stupido, ma poi sai che basta con le cicatrici dai. Allora l'unica via è scrivere, e scrivere come se non te ne importasse niente di quel che scrivi, scrivere e basta, mettere in presa diretta cervello dita tastiera, basta con le pretese, ogni tanto lasciale da parte le tue pippe mentali da letterata e aspirante scrittrice, guardale, buttale via come chewing-gum masticate le tue brillanti aspirazioni, guardati attorno e riconosci tutti i tuoi limiti, che in realtà non vuoi più uscire perché sei stanca del confronto, perché l'umanità al 95% dei casi ti ha deluso, perché non trovi mai quel che cerchi e perché ti senti sempre così schifosamente sola che hai deciso che star soli veramente era la cosa migliore; e ora guardali, guardali i risultati, i fiori neri e i frutti acerbi che nascono dalla tua lauta semina: non ci sai più stare nel mondo, fai fatica a scambiare quattro parole anche se non sembra, ma senti giudizi anche dove forse non ce ne sono, un messaggio gentile ti fa sentire in colpa, ti spaventa persino parlare con la tua migliore amica per cui tutto hai dato e da cui tutto hai avuto, al tuo ragazzo quasi non sai cosa dire e fortuna che ci si sente poco che lui ha i suoi ritmi quotidiani e tu le tue caterve di studio, altrimenti sarebbero sfilze di sms adorabili e vuoti che ti manderebbero nel panico e ti riporterebbero a mettere in crisi tutto quel che è stato già riaggiustato e dato per certo mille altre volte; che c'hai, che c'hai, che cazzo c'hai che non va. Guardali i risultati che avviliscono, gli obiettivi che s'allontanano, i buoni propositi che sfioriscono nei giorni in cui la sveglia suona alle 8 e dal letto ti alzi alle 12, dai giorni in cui dici non mangio nulla e ti ritrovi a spiluccare barrette di cioccolata per riempire le insensate crepe della tua vita disfatta, disfatta come il letto nel quale avete scopato tante di quelle volte ormai ed è un delitto dire "scopato" perché è sempre stato far l'amore. E anche il mio corpo ha fame, fame del suo corpo che ancora non torna e non può tornare, che aspetterò rigirandomi tra le lenzuola giocando al m'ama non m'ama coi fiori del male di Baudelaire, aprendomi altri solchi dentro leggendo tra le righe dei mali e dei dolori di Leopardi e pensando che forse non era un genio ma forse solo una delle anime più infelici che abbiano calcato questa terra e invaghendomi della meschinità di Iago nell'Otello di Shakespeare perché così perfetta nell'essere sotto ogni punto di vista sbagliata. Affacciati alla finestra e guardale, le tue paure che ti aspettano in giardino; appena metterai un piede fuori della porta, saranno tutte lì in fila pronte ad aggredirti e a banchettare coi tuoi resti. Sfiorisci, sfiorisci, ti prego sfiorisci. 

Sono una cantastorie

canto dell'orrore e del veleno

del destino e di tutti gli altri demoni come lui

i sogni che mi porto in gola mi soffocheranno prima d'essere realizzati

so che non so gestire nulla e so che mi dispiace

l'unica cosa che stasera riesco a pensare è che

è tutto dannatamente sbagliato