venerdì 17 maggio 2013

E dire che mi dispiace molto, ma non so se riuscirò ancora a scrivere qua.
Le cose, in generale, non vanno bene. Non vanno poi così male.
Forse non vanno e basta.
Ho smesso di pensare.
Sono nella testa degli altri, e questo quasi sempre mi fa male.
Fa molto male – perché loro hanno pensieri affilati, che non sanno gestire.
E cerco di farlo io al posto loro, ma questo non è ovviamente possibile.
Ci pensi abbastanza a te stessa?
Evito accuratamente.

Il mio equilibrio è un filo sospeso, un filo spinato.
Sono la persona più forte che io conosca, eppure sono così debole a volte.
Il dolore delle persone che amo mi fa tremare.
E appena riesco a tendere di nuovo quel filo ai due lati del vuoto...
Quel dolore lo spezza ancora in due.
Non apposta, certo.
Però succede.
Ogni giorno.

Non parlatemi, per oggi.
Vi prego, non parlatemi.
Siate forti, per una volta, tenetevi dentro tutta la merda come ho fatto io da tempo immemore.
Solo e soltanto per oggi.
Risparmiatemi.

E' che ieri il filo aveva appena finito di tenderlo.
Era tremolante, ma ero talmente persa che mi bastava così.
Ed in un secondo, spezzato di nuovo.

E stamattina, spezzato ancora quel che ne restava.

Sono stanca, stanca, stanca, esausta oltre ogni immaginazione.
Appena apro bocca io, qualcosa si rompe per sempre.
E quindi la tengo chiusa, mi tengo chiusa, quasi da non respirare.
D'altra parte, sono così stanca che non avrei proprio le energie per spiegare.
Non sono mai stata capace a spiegare.
O forse chissà, non dovrei rimproverarmi, forse sono gli altri a non capirmi.

Tutto quel che mi riguarda, in fondo, non è poi così importante.


Il blog comunque non lo chiudo. Lo lascio così, sospeso come me.
Nel frattempo, se volete comunque trovarmi, potete fare un salto qui
Spero che voi stiate bene.
Un abbraccio

mercoledì 8 maggio 2013

Black and white

You can't be everything you want at the same time
Ieri ho pensato che probabilmente non c'è scelta più difficile del decidere chi essere, ogni giorno, quando sei due cose completamente opposte: una storia a colori, oppure in bianco e nero.
I colori sono stati un'innovazione incredibile per il cinema, sono più reali perché il mondo effettivamente è a colori; sono più allegri, più completi nel loro catalogo sterminato di toni e sfumature.
Ma quanta eleganza, quanto fascino il bianco e nero.
Non posso essere entrambi questi lati allo stesso tempo. Nella mia vita sono sempre stata o l'una o l'altra, e devo dire che il bianco&nero era full time, mentre i colori solo per alcuni momenti, occasioni speciali. E scegliendo l'una o l'altra, vivo comunque incompleta, manca sempre qualcosa. Negli ultimi mesi ha pian piano riempito lo spazio la me colorata. E la nostalgia per la me bianca e nera diventa sempre più forte, perché è così, vogliamo sempre ciò che non abbiamo. Mi passano spesso per la testa dei ricordi, lontani o recenti, tutti legati ai miei periodi peggiori ma in cui il mio corpo era molto meglio - più leggero - di quello di ora. Per quanto mi ostini a fregarmene o scegliere di affrontare tutto in modo diverso, non riesco a non sentire la mancanza di tutto quel mio (nostro) mondo.

domenica 5 maggio 2013

All you have to do is to believe.


Credo che si cambi, e basta. 
Credo che si cresca, necessariamente. 
E che i due processi siano strettamente collegati tra loro. 
Credo di essere cresciuta e cambiata all'improvviso, o forse è stato solo che mentre accadeva non me n'ero accorta. Credo di aver acquisito qualche consapevolezza in più e di aver mescolato le carte delle priorità. Credo di aver capito che tutti, ma proprio tutti – dal primo all'ultimo, nessuno escluso – siano egoisti ed egocentrici. Che ogni essere umano pensa prima di tutto a se stesso, anche se lo fa in negativo odiandosi da mattina a sera. Che ciò non ci impedisce di provare ad aiutare chi amiamo, ma questo ci fa sentire ancora di più in diritto di ricevere le stesse attenzioni che abbiamo dato. Pochi, pochissimi sono in grado di dare senza pretendere. E sarà anche normale, e sarà anche giusto... ma ad un certo punto mi è sembrato di vivere in un mondo di bambini viziati. In queste riflessioni, ho guardato per prima me stessa; non punto il dito contro nessuno se prima non l'ho fatto col mio riflesso. A tenersi tutto dentro inevitabilmente si esplode. E si piantano dentro i germogli di un rancore persistente verso chi non ha capito da solo. Ma vedete, ognuno ha le sue guerre personali. Mentre noi pensiamo ai nostri drammi la persona che ci sta davanti e vorremmo tanto se ne accorgesse starà pensando ai suoi, che chissà forse sono anche peggiori. Tante cose mi sono lasciata alle spalle. Tante cose ho messo da parte. Mi sono accorta di aver imparato a cercare in me stessa quello di cui ho bisogno. Ho imparato a leccare le mie ferite da sola, quando si riaprono, come preferisco e nei tempi che voglio. Ho capito che così è tutto molto semplice, che a volte non è vero che parlarne con qualcun altro fa bene, perché parlare la maggior parte delle volte incasina sempre tutto. Ho capito che essere indipendenti è la soluzione; che ciò non significa non amare, non esser presenti, non dare quel che si può – significa solo pensare anche a se stessi. Sono stanca della tragedia, da molto – moltissimo – tempo. Sono stanca di pensare e sentire e vedere che tutto va sempre così schifosamente male. Perché in fondo non è vero. Perché si può imparare a ballare anche quando il pavimento ti si apre sotto i piedi. Perché sono stanca di chiudere gli occhi anche quando la bellezza è evidente. Perché sotto sotto io non sono così, e devo proteggermi dal fango che continua a piovere. Ne ho di problemi, ne avrò ancora di più nei mesi a venire, il dopo è un grande punto interrogativo; ho paura, questo senz'altro. Ma i problemi ci saranno sempre e una parte del diventare adulti sta nell'affrontarli senza nascondere la testa sotto la sabbia. Credo che si possa vivere bene, che si possa esser felici con poco se quel poco è esattamente ciò di cui hai bisogno – e se lo vuoi. Credo che ci voglia tanta forza, per riuscirci. E credo di avere quella forza, da qualche parte.
Credo che, nonostante tutto, prima o poi ogni tassello andrà al suo posto.
Credo che tra qualche anno me ne andrò da qui, pur sapendo bene cosa comportano le distanze. Credo che abiterò in un appartamento luminoso, che ispira la parola casa già sulla porta d'ingresso. Credo che ci abiterò con lui e che la sera resteremo alzati fino a tardi a raccontarci sogni e ricordi bevendo tè caldo davanti ad una candela accesa. Credo che un giorno avremo un bambino, coi miei occhi e il suo sorriso. Credo che il destino è solo una linea sottile disegnata su un foglio bianco, riempire tutto il resto sta a noi, alla nostra fantasia, ambizione, intuizione, volontà. Credo che il mio foglio ad un certo punto scoppierà di colori. Credo che se ci credo, tutto andrà bene.

In giorni così, non concepisco il perché di tanto dolore ovunque.