domenica 23 dicembre 2012

Sono.

Sono triste, sono confusa, sono strana, sono persa, sono vuota, sono piena, sono magra, sono grassa, sono felice, sono depressa, sono in cima al mondo, sono diecimila leghe sotto i mari, sono bellissima, sono un mostro, sono una star, sono invisibile, sono a colori, sono in bianco e nero, sono insalata scondita e ciambelle al cioccolato, sono decisa, sono invincibile, sono indistruttibile, sono bionica, sono perfetta, sono senza sentimenti, sono sterile nell'anima, sono irraggiungibile, sono autosufficiente, sono tutto, sono niente, sono fragile, sono debole, sono già tutto ciò che vorrei essere, sono l'esatto opposto di me stessa, sono la principessa delle fiabe, sono la puttana sui marciapiedi, sono elegante e raffinata, sono sporca e trasandata, sono da amare, sono da odiare, sono da buttare, sono da scegliere, sono malattia, sono medicina, sono anestetico, sono droga, sono musica, sono silenzio, sono la nota stonata sul Notturno di Chopin, sono un sonetto di Shakespeare, sono una comparsa nei romanzi di Bukowski, sono il sole, sono il vento, sono notte senza stelle, sono una farfalla, sono un serpente velenoso, sono la fata buona, la strega cattiva, l'acqua e il fuoco, il diavolo e l'acqua santa, montagne russe e sabbie mobili, pagine bianche, pagine strappate, tatuaggi colorati, cicatrici, occhi pieni, occhi vuoti, tacchi alti, anfibi lerci, caffè, corpi che barcollano, corpi che si schiantano, astri che esplodono, fuochi d'artificio, vulcani che eruttano, distruzione creazione e poi di nuovo distruzione, sono etichette cancellate, sono un numero, sono una data, sono una storia che fa solo e poi e poi e poi fino a che non muori, sono fabbriche malinconiche, sono casa, sono sicurezza, sono abbandono, sono ti amo e poi non ti amo più ma ti voglio lo stesso, sono altruista e sono egoista, sono coraggiosa, sono codarda, sono lucida, sono folle, sono intelligente, sono stupida, sono àncora di salvezza e sono pietre che affondano, sono la vittoria e sono la sconfitta, sono il suicidio di Virginia Woolf e di Sylvia Plath e del giovane Werther, sono l'adrenalina del buon vecchio rock'n'roll di un tempo, la spensieratezza delle prime canzoni dei Beatles e il dolore di Kurt Cobain – lasciami ma tienimi, mandami via ma amami, vattene ma resta con me, sono le mani che tremano, sono le lacrime che bruciano, sono le unghie che graffiano, sono tutto e non sono niente – sono io e te che siamo in crisi, sono voglio stare sola, sono voglio il per sempre con te. 

“... Che io vinca o che io perda
è sempre la stessa merda (...)
Questa vita non guarda in faccia
E in faccia al massimo sputa

Io mi pulisco e basta con la manica della mia giacca
E quando qualcuno ti schiaccia 
devi essere il primo che attacca
Non ce l'ho mai fatta, ho sempre incassato
E sempre incazzato, fino a perdere il fiato

Arriverà la fine, ma non sarà la fine
E come ogni volta ad aspettare e fare mille file
Con il tuo numero in mano
e su di te un primo piano
Come un bel film che purtroppo non guarderà nessuno

Io non lo so chi sono e mi spaventa scoprirlo,
Guardo il mio volto allo specchio
ma non saprei disegnarlo
Come ti parlo, parlo da sempre della mia stessa vita
Non posso rifarlo e raccontarlo è una gran fatica

Vorrei fosse oggi in un attimo già domani
Per reiniziare, per stravolgere tutti i miei piani
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole

Non mi sembra vero e non lo è mai sembrato
Facile, dolce perché amaro come il passato
Tutto questo mi ha cambiato
E mi son fatto rubare forse gli anni migliori
Dalle mie paranoie e dai mille errori
Sono strano lo ammetto, e conto più di un difetto
Ma qualcuno lassù mi ha guardato e mi ha detto:
'Io ti salvo stavolta, come l'ultima volta'

Quante ne vorrei fare ma poi rimango fermo,
Guardo la vita in foto e già è arrivato un altro inverno
Non cambio mai, su questo mai, distruggo tutto sempre
Se vi ho deluso chieder scusa non servirà a niente

Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani
Per reiniziare, per stravolgere tutti i miei piani
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole”


Non so più quanto ho pianto negli ultimi giorni ascoltando questa canzone.
Devo aggiustare le cose con lui, ma non so se ci riesco. Se ci riusciamo. Se ne esco viva.

Buone feste, ragazze mie
tornerò presto, e nel frattempo mi mancherete
vi abbraccio forte

lunedì 10 dicembre 2012

Ripartiamo.

Sono pazzamente innamorata di quest'immagine. Di questi colori psichedelici ed esplosivi e soprattutto di quel che c'è scritto dentro: lei cambiò i suoi non posso in posso ed i suoi sogni in piani. Ne sono innamorata, e l'ho messa in una bacheca che ho creato oggi con un vecchio rettangolo di cartone avanzato da qualche scatola. L'ho riempita interamente di immagini come questa, piena di frasi incoraggianti da cui è difficile non sentirsi contagiati. Specie se le leggi tutte insieme, seguendo il filo invisibile che ho creato nella loro disposizione che dimostra che tutto è collegato, che il domani lo costruisci oggi, che le azioni hanno conseguenze; che la vita te la costruisci con le tue mani, che non è vero che cambiare è impossibile, devi solo volerlo, fare degli sforzi, dei sacrifici, lottare per ottenere qualcosa di buono. Ora, tra ieri e oggi io ho capito un paio di cose, del tipo che spesso io sono tutta chiacchiere e pochi fatti. Questo, non mi piace. Non mi piace la sfilza di cose lasciate a metà che ho alle spalle. Non mi piacciono le persone che si piangono addosso o sul latte versato, non mi piacciono quelle che si lamentano ma non alzano un dito per migliorare la situazione. Perciò, non voglio essere né diventare nulla di tutto questo. Ho capito anche che spesso mi arrendo perché sono megalomane, ad esempio: se decido di fare ordine penso di ribaltare la stanza da cima a fondo, svuotare cassetti, armadi, scaffali e pulire tutto; se fai così, a metà dell'opera sei talmente stanco che ti convinci che non ce la farai mai a finire, e lasci perdere. Invece, si deve ridimensionare i grandi progetti: piuttosto che puntare a pulire subito tutta la stanza, pensiamo prima a fare ordine sulla scrivania. Una volta finito, tocca alla libreria. Poi l'armadio. Poi puliamo il pavimento. E così, una cosa per volta, alla fine ti ritrovi a guardare l'opera completa e ci sei riuscito perché il progetto non ti ha sopraffatto. Era a portata di mano, era fattibile, non avevi alcun motivo per pensare di non esserne in grado. Questo principio, può essere traslato a tanti altri aspetti della vita: come lo studio. Piuttosto che lasciarci angosciare dalla quantità di cose che dobbiamo imparare per l'intero esame, pensiamo al singolo argomento. Finito quello, si passa al prossimo, e così via. Idem per il perdere peso. In fondo chi l'ha detto che devo scendere ai quarantacinque kg appena mi metto a dieta? Forse non ci scendo in una settimana come mi è capitato in passato, forse ce ne metto due o tre – ma almeno, forse, evito di riprendere il peso perso con gli interessi nel giro dei due giorni successivi. Quindi, la nuova filosofia di vita è ridimensionare i progetti. Scomporre l'obiettivo in mille micro-obiettivi, da portare a termine con più calma e serenità.

E visto che avete trovato utile il mio post precedente (e ne sono felice) ho deciso di condividere con voi anche le novità che ho apportato al mio metodo e piano di studio. Premetto che non sono un genio con tutte idee brillanti, quel che scriverò è frutto di svariate ricerche adattate poi a quel che più fa al caso mio. Innanzi tutto, per studiare è necessario avere motivazione; da che parole è composta questa parola? Motivi + azione. Per quanto riguarda i motivi, stilate un elenco di 10 buoni motivi per cui sarebbe bene iniziare subito a studiare, senza più rimandare a dopo o domani. Non devono essere necessariamente motivi nobili o importanti, possono essere anche semplicemente “perché non voglio ripetere l'anno, perché se no mia madre mi caccia di casa, perché devo superare il prossimo esame per tenere la borsa di studio” o che altro ne so. Personalmente, non ho dovuto pensarci nemmeno un secondo, ho scritto di getto e ne avrei trovati anche altri dieci, tant'è che l'ultimo punto dice che proprio il fatto che non ho avuto difficoltà a compilare l'elenco mi fa capire che sotto sotto, in fondo, la motivazione ce l'ho. Per quanto riguarda l'azione invece, il punto è lì: bisogna agire anche quando non se ne ha voglia, allenare la propria forza di volontà. Un suggerimento è pensare a come sarebbe la vita se portassimo sempre a termine tutto ciò che sappiamo di dover fare, ogni giorno. Ricordarsi che il segreto del successo è la pianificazione ed organizzare le ore di studio per farlo bene e velocemente; affidarsi alle 3R: rilettura, rielaborazione, ripetizione. In vista di un esame, cambiare semplicemente prospettiva:
CONTROLLARE LA MENTE ossia evitare tutti i pensieri negativi che ci assillano, del tipo che non finiremo di studiare in tempo, che non sapremo abbastanza, che andrà male etc. Costringersi piuttosto a pensare l'esatto contrario, ovvero che siamo perfettamente in grado di riuscire.
VISUALIZZARE IL SUCCESSO: quando l'ansia ha la meglio, placarla pensando a quando avremo finito, alla sensazione di tranquillità derivante dalla preparazione raggiunta con impegno e fatica, al giorno dell'esame che molto probabilmente andrà bene.
RITAGLIARSI DEI MOMENTI DI RELAX: fondamentale anche nei periodi più critici se vogliamo dare il massimo. Per quanto mi riguarda, li concentrerò la sera, leggendo e/o facendo lunghi bagni caldi e profumati, e ovviamente vedendo la mia migliore amica quando anche lei è libera.
Per quanto riguarda l'organizzazione dello studio, è utile fare backward planning:
a) segnate su un calendario la data dell'esame;
b) decidete quanto tempo al giorno dedicare alla preparazione di quest'esame;
c) dividete il tempo complessivo di preparazione dell'esame per il numero di ore di studio giornaliere, ottenendo così il numero di giorni di cui avete bisogno per prepararvi;
d) partendo dalla data d'esame sul calendario, andate a ritroso per il numero di giorni appena trovato: a questo punto avete pianificato il vostro studio con una data d'inizio ed una di fine.

Tutto ciò dovrebbe aiutare a sentirsi più sicuri e consapevoli di quel che ci si appresta ad affrontare e, almeno per quanto mi riguarda, ha funzionato. Certo, nel mio caso non posso seguirlo alla lettera perché dei sei esami che devo dare, solo di uno conosco la data. Inoltre, in base a questo calcolo risulta che per ogni esame impiegherò in media 20 giorni, ma dato lo spessore dei miei libri di testo credo ce ne vorranno parecchi di più... In ogni caso, per fortuna ancora ne ho ben più di venti. Per cercare di memorizzare più velocemente poi, e per avere sempre tutto a portata di mano, oltre a riassumere e/o fare mappe concettuali, di ogni argomento stilerò un brevissimo elenco di soli 5 punti – quelli chiave – che spero mi aiuteranno quando andrò a verificare se mi ricordo tutto.

Questo post penso vi faccia capire che oggi è stata una giornata di intensa ri-costruzione. Ho rispettato i tre obiettivi che mi ero imposta ieri, e non nego che mi sento decisamente meglio. Ho fatto, ho agito. E' proprio vero che le cose non vengono da sé ma dobbiamo farle succedere. E' solo più facile rimanere seduti in poltrona a ripetersi che un giorno tutto cambierà. Ma non è così. Don't wait for things to happen, go out and make them happen – recita un'altra delle frasi appese sulla mia nuova bacheca. Ed è vero. Non è che adesso improvvisamente sto da dio e non ho nessun problema; certe cose forse non riuscirò a farle cambiare nemmeno con tutti gli sforzi del mondo. Ad esempio, col cibo non è che sia andata a meraviglia oggi. Anzi. Ma ho vinto su altre cose – sull'apatia, sull'immobilità, sul senso d'impotenza. E per adesso mi basta.

I tre obiettivi di domani sono: alzarmi presto & fare colazione fuori con mia madre / andare in segreteri all'università per risolvere alcune questioni burocratiche / se faccio in tempo andare alla lezione delle 12, altrimenti almeno a quella delle 14.30

Vi abbraccio, splendori

domenica 9 dicembre 2012

Go out and make it happen.

Capisci che sei veramente alla deriva quando ti ritrovi, di notte, a cercare articoli su internet su come ridare un senso alla propria vita. Come trovare la motivazione per fare qualsiasi cosa, partendo dal semplice alzarsi dal letto ad un orario decente; come riprendere a studiare facendolo seriamente; come organizzarsi in ogni aspetto della propria esistenza. E per quanto ridicolo e patetico possa essere, devo ammettere di aver trovato alcune pagine utili ed interessanti. Perciò: adesso si cambia musica. Inizierò a mettere in pratica alcuni esercizi per accrescere la propria forza di volontà, tra cui il MIT, ovvero: Most Important Tasks. Ogni giorno bisogna darsi tre obiettivi, non importa di che natura o quanto importanti, l'unica cosa che conta è che vengano portati a termine a qualunque costo. I miei tre MIT di domani sono:
- riordinare la mia stanza
- stilare un dettagliato piano di studio
- uscire con la mia migliore amica nel pomeriggio
(so bene che l'ultima voce non appare come un dovere scomodo, è che ultimamente la mia non-voglia di uscire è alle stelle e mi porta a fuggire qualunque occasione di farlo)
Un altro esercizio sta nel cercare di acquisire una nuova abitudine nel corso di 30 giorni, alla fine dei quali si è liberi di scegliere se mantenere la nuova abitudine o mollarla e basta. Cercherò semplicemente di dare una regolata alla mia quotidianità, andando a letto prima la sera e alzandomi presto la mattina; nel corso della prova, la nuova abitudine va rigorosamente rispettata. Queste piccole cose possono non avere grande importanza singolarmente, ma nel complesso servono a dimostrare a se stessi che si è in grado di farcela. Anche il mio metodo di studio subirà delle modifiche, magari man mano vi renderò partecipi se il tutto funziona. 
Mi è venuto in mente anche di stamparmi frasi ed immagini motivanti da appendere da qualche parte, possibilmente dove l'occhio cade spesso, così da ricordarmi il più spesso possibile e tutti i giorni che ho degli obiettivi importanti, che a piccoli passi posso raggiungerli e che dipende solo da me e dal lavoro che compio ogni giorno.
Questo è e deve essere un piccolo grande nuovo inizio.

Vi lascio con questo adorabile pinguino, ogni tanto concediamocela qualche scemenza va'.


giovedì 6 dicembre 2012

Looks like the devil's here to stay.



Credo che certe letture, affrontate in certi momenti particolari della vita, finiscano per segnarti indelebilmente. Per cambiare o intensificare certi tuoi modi di vedere e sentire, di pensare, di muoverti, di esistere. Ti aprono altri occhi dentro gli occhi. Questo mi è successo con Fight Club. L'ho letto la bellezza di tre anni fa, in un torrido agosto durante il quale amarezza, cinismo e tendenze autodistruttive avevano raggiunto livelli estremi. Tanto da farmi fuggire i contatti con chiunque, impastarmi la bocca col veleno così da non parlare nemmeno coi miei familiari e farmi perdere sette kg nel giro di nemmeno un mese. Non desideravo morire, no, questo no, affatto, volevo piuttosto premere sull'acceleratore e invischiarmi il più possibile nel fango, immergermi fino alla testa. Perché, direte voi. Be', non lo so. Non so perché sono fatta così. Ma nel male, nel nero e nel veleno ci trovo qualcosa, tant'è che quell'estate ho iniziato la stesura di una storia che se solo la finissi potrebbe davvero valere qualcosa. Ma è difficile. Comunque, dicevo. Lessi Fight Club in queste circostanze, un libro che avrei amato in qualunque momento ed in qualunque stato mentale ma che in quel momento ed in quello stato mentale deve avermi lasciato qualcosa di irreversibile. Soprattutto, Tyler Durden mi ha insegnato che non puoi risalire se prima non tocchi davvero il fondo. Che l'autodistruzione è l'unica vera forma di salvezza. E' come se avesse dato forma a qualcosa che pensavo da sempre, senza riuscire a plasmare il pensiero in parole. E non so se è solo una delle tante stupide scuse che riesco a inventarmi, ma ho sempre pensato che il mio rifiuto nel chiedere aiuto o anche solo nel pensare di liberarmi di tutto questo e vivere una vita vagamente normale risiedesse nel fatto che, per quanta merda posso aver provato e vissuto, io il mio fondo ancora non l'ho toccato – il che dovrebbe effettivamente preoccuparmi e non poco. 
Diciamo che vivo in un palazzo, un palazzo molto alto. Questo palazzo ha una serie infinita di pianerottoli, l'ascensore non funziona e chissà per quale assurdo motivo il progettista si è dimenticato le scale. Che incompetente, vero? E non ci crederete mai, ma nemmeno quelli che ci hanno lavorato se ne sono accorti, e l'hanno costruito così. Un palazzo altissimo – senza scale. Ecco, io ogni tanto cado in quello spazio dove avrebbero dovuto esserci le scale. Sbatto sul pavimento, mi faccio male, e penso di aver raggiunto il fondo: invece no. Non è mai il fondo, è solo l'ennesimo pianerottolo, che non è nulla. Talvolta la caduta può essere di due o tre piani invece che uno, ma non è che cambi granché. Per finire e ricominciare sul serio dovrei andare in caduta libera, senza sosta, fino ai garage uno o due piani sottoterra. Lì, a quel punto, avrei qualche speranza di salvarmi.

Nel frattempo si va avanti così, cadendo e rialzandosi a intervalli regolari. Ieri è stato il giorno in cui ho raggiunto un nuovo pianerottolo, un piano più in basso di dov'ero prima, perciò adesso posso ricominciare tutti i miei bei giochetti. Sono caduta, ma non sono più nel vortice della caduta, ho un pavimento sotto i piedi, capite? Ieri faceva tutto molto, molto male. Ho scritto frasi angoscianti nel buio della mia stanza, coi Placebo in sottofondo e fuori un temporale in grande stile. Ho quasi avuto un attacco di panico. E per fare uscire i fantasmi, alla fine mi sono tagliata. Una cosa che non facevo da tanto tempo. Era inevitabile, giuro, era proprio inevitabile. Ma l'amara soddisfazione che ho provato, mi ha fatto ricordare perché sono esistiti periodi in cui lo facevo anche tutti i giorni. E' un gioco pericoloso anche quello. Basta rifarlo una volta per aver voglia di farlo ancora. Ne avevo voglia stamattina, ne ho appena lascio libera la mente e si accalcano pensieri indefinibili – basta una lametta, una leggera pressione sul braccio, astratti disegni rossi che compaiono a dar colore alla pelle pallida – e tutto svanisce, tutto si placa; da quel sangue nascono altri sentimenti, non meno difficili da domare, ma per un momento c'è solo silenzio, c'è arrendevolezza, c'è il petto vuoto e quel bruciore che ti distrae da tutto il resto. Dopo ho fatto un bagno caldo, e non ho cenato. Stamattina già pesavo qualcosa di meno, 46.8, non ho pranzato e faccio fatica a parlare col mio ragazzo. Sa che ieri stavo così, non sa ancora cosa ho fatto però; probabilmente finirò col dirglielo, mi pesa nascondergli le cose anche se mi pesa altrettanto confessarlo. Non farlo più – e i baci sulle mie cicatrici. E' un giorno di passaggio oggi, un giorno di riassestamento. Forse domani sarò in grado di vestirmi e uscire di casa.
Nel frattempo, vorrei tanto piangere fino a non poterne più.

martedì 4 dicembre 2012

Inettitudine.

Ma voi credete che sto rispettando i bei propositi che avevo fatto? Pensate solo che perché avevo deciso di credere alla favoletta del Lunedì questa si sia trasformata in realtà? Assolutamente no, ovvio. D'altronde non mi aspetto nemmeno che le cose cambino dall'oggi al domani, che la catastrofe si trasformi in romanzo rosa nel giro di una notte; tanto meno mi aspetto che io sia in grado di prendere in mano il timone e cambiare rotta di punto in bianco. Ad ogni cosa serve il suo tempo. Certo, mi fa rabbia pensare che soltanto un mese fa pesavo quarantaquattro kg, mi fa rabbia pensare che ero in grado di affrontare tutto quel che avevo davanti ogni giorno, che ero decisa a rispettare orari, scadenze, doveri, impegni, mi fa rabbia pensare che ero entusiasta e impaziente di studiare. Adesso sono una mia caricatura, un abbozzo di persona, un corpo di quarantotto kg (almeno così ha detto la bilancia l'ultima volta che ci sono salita) nascosto in tute larghe e comode che dichiarano che è meglio non uscire, meglio non rischiare. E poi c'è la pioggia e il freddo fuori, e c'è la gente – no, meglio restare al riparo tra le confortevoli mura di casa, col caffè vero e non quello insipido delle macchinette, col mio cane sempre pronto a dare e ricevere quel po' d'affetto che fa sentire meglio, con mia madre che entra e esce e ha sempre qualcosa da raccontare. E ci sono tutti quei bei romanzi e racconti ancora inesplorati sparsi per camera mia, che sono tanto meglio dei mattoni di storia, grammatica e letteratura da studiare per gli esami – che comunque silenziosamente si avvicinano, e ogni giorno c'è quel momento in cui penso a come mi stia dando da sola la zappa sui piedi, a come improvvisamente mi sarà rimasto poco tempo, al panico e all'ansia, a quanto mi odierò allora e a come per l'ennesima volta prometterò a me stessa di essere più diligente, più costante, di lavorare sulla mia auto-disciplina. Same old stories, girl. Nemmeno ci riesco a dire che domani farò questo e quest'altro, perché lo dico da un mese e sono ancora inchiodata qua. Anche con il cibo non è che vada granché. Non mi abbuffo, e forse già dovrei accontentarmi di questo – ma non basta, non va bene. Mi manca lo stomaco vuoto, mi manca riempirmi con poco, mi manca concentrare un pasto in una bevanda calda ma soprattutto mi manca il mio corpo. Quello vero. 
Credo che tutto dipenda dal semplicissimo fatto che in questo periodo più del solito mi sento un pesce fuor d'acqua. Mi sembra di non avere a che fare con nessuna delle persone che stanno là fuori. E non mi va di starci in mezzo. Non mi va di essere forte, non mi va di indossare il mio sorriso scadente, non mi va di truccarmi, non mi va di vestirmi bene (e come potrei? con quei kg in più niente mi sta bene), non mi va di scendere in campo – non mi va e non ci riesco, il meccanismo si è inceppato e non trovo la molla da far scattare affinché riprenda a funzionare. E' un bel guaio. Ma devo riuscirci per forza.


lunedì 3 dicembre 2012

Words can hurt.


La mia autostima accusa colpi persino da gente mai vista prima. Per strada. Alla fermata dell'autobus. Gente che già chiamarla gente è troppo, prenderla in considerazione del tutto esagerato visto che, come si suol dire, puzza ancora di latte. Non dovrei neanche parlarne infatti, perché l'episodio non mi ha minimamente toccata – o forse questo è quel che vorrei credere. Quando invece la realtà è molto semplice: nascosta dentro di me c'è ancora la ragazzina ipersensibile perseguitata dalle prese in giro e dalle battute crudeli. E anche se ormai ho la battuta pronta, la faccia tosta e tutte quelle cose là... beh, sotto sotto ci resto male. Perché ogni stupidaggine, come l'episodio di oggi, è una lama che va a riaprire vecchie ferite, ferite che non si chiuderanno mai del tutto, lo so. E mi sento molto idiota. Ma fa nulla. Ho letto una frase da qualche parte che diceva: “Words can hurt. I have scars to prove it”. 
Già, anch'io.

domenica 2 dicembre 2012

La fiera del ridicolo


Piove, piove forte, amo stare in camera mia quando piove perché si sente particolarmente bene visto che è al piano di sopra. Piove, mi sento ispirata, e voglio parlare con voi. 
Come avrete notato ho cambiato la grafica del blog; l'ho accordata a come mi sento ora, l'ho accordata come in fin dei conti sono veramente: nera. Mi sento ancor di più a casa adesso. A proposito, a proposito di questo. Sapete, ci pensavo in questi giorni, al fatto che questa è casa mia. Lo sono i vostri blog, che anche senza farmi sentire da quando sono qui non ho mai abbandonato. E probabilmente è lo stesso per voi. Credo che nessuna se ne va mai veramente. Capitano i momenti di assenza, quelli di silenzio, capitano momenti di aridità, momenti in cui non si ha voglia o non siamo capaci di esprimerci – ma non ce ne andiamo mai. Presto o tardi torniamo tutte, ripartendo da dov'eravamo rimaste oppure da zero. Questo è il motivo per cui non ho mai pensato di chiudere, nonostante in questo periodo mi sembrasse di non aver più niente da dire. Non posso lasciare persone come voi, non posso lasciare un posto dove posso essere veramente me stessa, senza nascondere nulla. Sarebbe da pazzi, sarebbe solo una cosa di cui pentirsi. E a cui poi, inevitabilmente, tornare con la consapevolezza di aver perso – di nuovo – dei minuscoli ma importantissimi pezzi. Perciò resto. Resterò, fin quando avrà senso, forse anche quando non ne avrà più. 
E poi pensavo anche ad un'altra cosa: che noi siamo i sotterranei.
Nella vita vera così come persino in questa realtà virtuale. Ci avete mai pensato? Ci leggiamo, seguiamo e commentiamo solo tra noi, ragazze d'inverno. Di rado qualcuno non come “noi” s'azzarda a farsi sentire sulle nostre pagine. Non so cosa pensarne, in ogni caso mi dà la sensazione di far parte di una comunità ristretta e silenziosa che di giorno si nasconde ed esce fuori soltanto quando la città intera sta dormendo. 
Arrivata a questo punto, volevo chiedervi se vi va di essere il mio diario.
Se vi va che vi scriva un po' di tutto, un po' qualsiasi cosa, più spesso che posso.
Se vi va di restare con me e stringere più forte la mano.

E' che mi sono persa di nuovo, credo. Odio anche solo pensarlo, mi vergogno a scriverlo. Ma i fatti parlano. Leggevo un libro e all'improvviso mi salgono le lacrime agli occhi mentre penso “non mi ricordo più com'è me stessa”. Fa male ritrovarsi certi pensieri in testa, soprattutto perché di me stessa mi ero riappropriata in maniera così forte, violenta, devastante soltanto qualche mese fa; e adesso? Adesso boh, si vede che me stessa non riesce a reggere tutto quel che (non) accade ogni santissimo giorno. Negli ultimi mesi ho perso altri pezzi che non riavrò mai più. Ho altri fantasmi attorno. Volevo scrivere una lettera oggi, una lettera importante che di sicuro scriverla avrebbe fatto un male cane – non ci sono riuscita. Non ci sono riuscita perché le parole che mi servirebbero giacciono troppo in fondo, non ci arrivo, il mio braccio non è lungo abbastanza. Dovrei saltare giù, solo che poi non so se sarei in grado di uscire. Soprattutto, date le circostanze non so se ne vale davvero la pena, potrebbe essere una sofferenza inutile – e addirittura causarne altra. Ho perso quantità industriali di tempo: ho smesso di frequentare le lezioni all'università perché andavo a letto tardissimo, perché la giornata che mi si prospettava davanti mi faceva schifo e la mattina preferivo rimboccarmi le coperte e bruciare più ore possibili dormendo, non sono riuscita nemmeno a studiare granché perché la testa è altrove. E indovinate un po', sono ingrassata da far schifo. Ho giocato al chi se ne frega, sto bene, mangio come tutte le persone normali – eh no, cara mia, non è così. Perché le persone normali non pensano “tanto tra un po' smetto di farlo”, non aspettano il momento in cui non ti va più per poi ricominciare a lasciarsi morire di fame, non credo proprio. E sarà ridicolo, sarà una scusa, una giustificazione da disturbata mentale quale sono ma... secondo me tutto questo sfacelo è collegato. Perché nella mia testa ormai un successo o un fallimento sono legati ad altri successi e altri fallimenti. Come se con quel paio di kg in più non potessi fare altro che poltrire in casa e girare come un fantasma, come se non studiando o non rispettando alla perfezione tutti i miei impegni dovessi punirmi mangiando qualsiasi cosa a qualsiasi ora. La fiera del ridicolo, no? 
Beh, direi che basta. Direi che non ha senso sprecare tempo in questo modo. 
Direi che è il caso di raccontarmi ancora la bella favoletta del ricominciare da Lunedì; in fondo non mi dispiace, ha un ché di rassicurante, ci si può credere veramente se lo si vuole. E a me stavolta va di crederci. Dunque domani mi alzo da quel letto, esco, e mi rimetto a dieta.

E vi abbraccio, forte