martedì 25 settembre 2012

And you're dry as a bone.

Tutto sta andando. E' l'unica cosa che riesco a pensare, a scrivervi: tutto sta andando. Il mio tempo, le mie giornate, le mie azioni... Questa vita è un fiume, che scorre scorre scorre scorre scorre. Ogni tanto devia, viene bloccato da un ostacolo, va a rilento, corre come un pazzo. Il corso di questo fiume - quello in cui navigo io, la mia vita - cambia di continuo. Prendendo in considerazione il periodo che va da giugno ad ora, si sono susseguite: una rapida sfrenata fatta di piccole e immense cascate, un mese rallentato in cui tutto tornava più o meno tranquillo e poi l'allagamento. L'acqua è improvvisamente uscita dai margini - e non era la prima volta - in un momento in cui io non sapevo come comportarmi per ridurre il più possibile i danni. A poco a poco, sembra che ci sto riuscendo.
Ho fatto ordine nella mia stanza, apportato dei piccoli cambiamenti che me la fanno sentire più mia.
Starmene seduta a questa scrivania, di sera, con solo un abajour e lo schermo del computer ad illuminare la stanza - musica in sottofondo - mi rilassa. Mi fa sentire in pace, tranquilla, come se nulla potesse andare storto, come se l'equilibrio d'ora in poi non s'incrinerà più. Non crediate, ieri sera dopo aver mangiato in maniera quasi normale, decente, mi sono seduta a questa stessa scrivania che mi sa di salvezza, di porto sicuro, con un bicchiere di latte e due pacchi di biscotti. Inzuppati e divorati continuando a guardare su youtube video riguardanti i dca - dai documentari a racconti di storie personali, fino ad arrivare a programmi come Supersize vs. Superskinny (che tra l'altro trovo abbastanza ridicolo). Ormai quando mi abbuffo succede sempre a tarda sera, in queste stesse ridicole e paradossali circostanze. Ogni volta mi giuro che è l'ultima, a volte ci credo di più altre di meno, alcune - più rare - ne sono fermamente convinta. Ieri era una di quelle. Conosco i miei comportamenti, conosco le mie fasi altalenanti ed alternate con una precisione quasi inquietante. Per questo non mi dispero più, mai. Per questo sono così tranquilla, così fredda al riguardo. Perché in realtà sono pacatamente rassegnata. Sono da lungo tempo passati i tempi in cui mi aspettavo chissà cosa da quei chili in meno, o in cui pensavo che una volta raggiunto quel dato peso tutto sarebbe andato sempre e comunque bene. Che io sarei stata diversa, la me che desideravo se solo avessi perso quei dannati tot chili. Non ho più nessuna di tutte queste belle, bellissime, dolci illusioni. So solo che pesando di meno sto meglio. Mangiando il minimo indispensabile, sto meglio. I vestiti mi stanno meglio. Sento costantemente freddo e spesso mi sento triste senza apparente motivo, ci si sente come una foglia appesa all'albero per un filo sottile sottile, che alla prima folata di vento potrebbe staccarsi ed essere trasportata via - ma io con queste sensazioni ci sono cresciuta, sono il mio posto e senza di queste non so come vivere, come essere me stessa. Sarà folle, senza senso: io sono questa. In una vita “normale” sono fuori posto, e sono fuori posto sempre, non posso accettare di esserlo anche tra le mura della mia mente. Non ho più la forza di avercela tanto con me stessa, di odiarmi per quelle calorie in più, per quel numero troppo alto visto sulla bilancia. Se voglio arrivare da qualche parte, con me devo andarci d'accordo. E per volermi bene è necessario pesare poco, molto poco.
Mi sono dimostrata che ne sono capace, e questo è stato fondamentale. Perché è stato allora che ho smesso di disperarmi e odiarmi. Posso ottenere tutto ciò che voglio, dipende solo da me. Se vedo un numero troppo alto al mattino, sulla bilancia, indosso vestiti larghi e vado comunque a farmi il mio cappuccino: so che quel numero scenderà. Quando ho un periodo devastato dalle abbuffate, cerco di farlo finire il prima possibile, cosciente che, sì, prima o poi finirà ed io tornerò in me. 
Quando mi riconosco in un corpo più piccolo e più adatto a me, allora mi sorrido e ho voglia di curarmi un po'. Per il resto del tempo, invece, aspetto solo che passi. 
Ero tornata a 45.2, mi sono bastati due giorni per vedere un 46.7. Oggi ho mangiato: cappuccino - rigorosamente con latte scremato e dolcificante da 0 kcal (40), tè alla vaniglia con latte (10) e un cucchiaino di miele al castagno (30) due cracker Vitasnella al farro e non ricordo che altro (26) con un velo di Philadelphia light (direi tra le 5 e 8 calorie), un altro cappuccino (40) e per cena della verza cotta solo nell'acqua e condita solo con sale (20) e un cracker fior d'acqua della Mulino Bianco (9) per un totale di: 183 calorie. Questo pomeriggio mi ha fatto una carezza un 45.5 conquistato in neanche un giorno, che mi ha promesso di essere qualcosa di meno domattina. La fermezza con cui vi scrivo tutto ciò non fa che confermarmi che il distacco è avvenuto di nuovo: non ho bisogno di mangiare più del minimo indispensabile. Tornerò, innanzi tutto, a quei 43 che mi rendevano tanto leggera.

Quest'ordine mentale mi permette di: leggere tanto, come ho sempre fatto e come da tempo non riuscivo a fare più perché troppo angosciata da tutto il resto; aggiornare quotidianamente la mia agenda; essere precisa ed ordinata anche su tutto il resto, il che mi fa immensamente piacere. Tanta chiarezza e lucidità mi hanno portata anche a ritrovare quella piccola luce dentro, quella soffocata che spesso stento a sentire: la luce di quel che sono, di quel che veramente voglio fare della mia vita. L'ho detto, il fiume era uscito dai margini ed ora sta tornando a seguire il suo giusto corso. Motivo per cui, mi iscriverò a Lettere Moderne. Ho preparato i documenti e domani andrò in Facoltà per portare la richiesta di passaggio. Spero di non aver sbagliato niente e che fili tutto liscio, una buona volta. Non vedo l'ora di cominciare, sono più decisa e motivata che mai. Ho bisogno di studiare, mi è mancato tanto. Voglio alzarmi presto, all'alba, voglio il caffè al bar, voglio quelle aule grandi con le sedie consumate, voglio il silenzio delle biblioteche, voglio professori che parlano talmente bene da incantarti, voglio montagne di appunti da ricopiare, voglio libri nuovi da sottolineare con cura. Ne ho bisogno, e il fatto che tra poco tutto questo avrà inizio mi conforta e rasserena.
Indosserò vestiti che erano rimasti chiusi nell'armadio, perché non ero magra abbastanza per indossarli.
Cambierò il colore dello smalto, qualcosa di delicato che non è da me e di cui mi stancherò subito.
E questa giornata la concludo continuando a leggere in una vasca di acqua calda, devo essere bella e profumata per le mie nuove lenzuola bianche cosparse di boccioli di rosa
Il mio letto è decisamente per due, continuo a sistemarlo come dovessimo dormirci in due.
Mi manca e gli manco, gli scrivo lunghe lettere e mi mordo l'interno delle guance. 
Buonanotte, amore mio.

venerdì 21 settembre 2012

And now there's nothing but time that's wasted

❛ ...l'altro aveva un'aria da spettro prigioniero di un inverno senza fine. ❜
- La figlia della fortuna, Isabel Allende

 Alla fine penso che tutti, ma proprio tutti, finiamo di tanto in tanto fuori strada. Fuori dal percorso. Non voglio dire fuori da quello giusto, perché quel che è giusto o no è fin troppo difficile da stabilire. Alle volte può essere persino giusto che capiti una cosa tremendamente sbagliata - per dire. Quei classici errori o brutti episodi o sgambetti del destino che: insegnano, formano il carattere, fanno crescere. 
Quel genere di cose per cui la gente dopo dice: «dovevi sbatterci la testa da solo per capirlo!»
Ma non è di questo che parlo. Può anche capitare di uscire dal percorso e basta, senza che capiti nulla di male o devastante ma nemmeno niente di bello o utile. Semplicemente metti piede fuori dal sentiero e inizi a vagare alla cieca per i boschi: non incontri nessun lupo, però non trovi la casa della nonna, e nel frattempo perdi tempo - perdi tempo e te stessa. Inizi a stancarti, inizi persino a dimenticarti perché sei uscita, cos'è che dovevi fare quel giorno, come e perché sei finita lì e soprattutto cosa diamine dovresti fare adesso che ormai ci sei. Alberi, alberi, alberi - buio - ogni tanto incappi in una stradina, inizi a percorrerla e dopo - diciamo - cinque passi ti sembra di riconoscerla, ti sembra quel che avevi perso all'inizio, l'entusiasmo ti pervade all'istante, te ne lasci travolgere e per la voglia di credere che sia veramente così te ne convinci totalmente. Salvo renderti conto, poco dopo, che non era affatto così. Che era solo un'altra strada inutile, che alla fine ti avrebbe gettata di nuovo nella confusione degli alberi tutti uguali. Di nuovo sola, spaurita, confusa, a sbandare e girare in circolo inutilmente.
Ora, in questi casi, non è che le possibilità siano molte: serve che qualcuno deciso e determinato, con la mente lucida e le idee chiare, venga a cercarti, ti prenda per mano e ti piazzi sul sentiero che non riuscivi più a trovare. E già che c'è, che ti dia anche una bella spinta e ti ricordi di non sviare, ma proseguire dritto fino in fondo. Fino alla meta, all'obiettivo - fino a casa.
Casa non è un luogo, casa può essere tante cose. Casa è qualunque cosa ti faccia sentire talmente bene da metterti completamente a tuo agio, come i pigiami invernali sotto ai piumoni, i cappuccini caldi la mattina, le coccole con la pioggia che bussa alle finestre. Casa è un luogo, un momento, un ruolo, una persona da cui non senti, mai, la necessità di fuggire, andar via, allontanarti. E se lo fai, lo fai con la consapevolezza che tornerai, che vuoi tornarci. Mentre sei via pensi che ti manca. E quando torni tiri un sospiro e dici: ah!, finalmente!, casa!
Io provo questa sensazione, sempre, con la mia migliore amica.
Io provo questa sensazione, sempre, quando riabbraccio lui, finalmente, dopo quei lunghi mesi immobili - in quel momento, un istante solo, ricomponiamo tutti quei pezzi che sembravano frantumarsi, sgretolarsi, sbriciolarsi, cadere e decadere, andare perduti per sempre come le chiavi di tutte le porte chiuse senza fragore né cattive intenzioni, solo perché non mi afferri ed io spesso non ho la forza di allungare abbastanza la mano.
Io provo questa sensazione, sempre, quando mi lascio pervadere dal calore che suscitano dentro quei gesti di incredibile dolcezza pura e semplice. Tipo un sei bella vero e sincero, tipo mia madre che mi prepara il cappuccino con dolcificante da 0 kcal però poi ci spolvera su del cacao - e io, ve lo giuro, il cappuccino è una delle cose che preferisco al mondo -, tipo due mani che arrivano inaspettatamente ad allacciarti il ciondolo dietro al collo, o la cerniera di un vestito che nemmeno avevi il coraggio di mettere. Tipo tutti quei piccoli gesti che si fanno, per chiunque sia, per puro e semplice amore. Sapete, sto imparando che in realtà l'amore non è tanto nella passione travolgente, nel tumulto di emozioni, nell'organismo in subbuglio e il cervello in pappa - anche, a volte. Ma poi, l'amore, quello vero, quello che dura è più che altro nelle piccole reciproche attenzioni. Nel prendersi cura, anche solo silenziosamente e tacitamente, l'uno dell'altra. E anzi, forse non solo quel tipo di amore. Probabilmente la buona ricetta dei rapporti umani in generale è tutta qua: avere rispetto e premura reciproca. Ascoltarsi, parlarsi, litigare anche ma tenendosi per mano. Stupirsi di continuo e non pensare mai, per nessun motivo, di conoscere davvero quella persona. Non perché potrebbe rivelarsi diversa da un giorno all'altro, ma semplicemente perché ogni essere umano nel suo piccolo è infinito e non finiremo mai di scavare negli occhi di chi amiamo. Ogni giorno avremo qualcosa da imparare.
Io, comunque, provo quel tipo di sensazione, sempre, anche quando torna l'inverno.
Quando tengo un gatto sulle ginocchia che si abbandona alle fusa, quando vedo mia sorella sorridere di cuore perché le dedico del tempo e delle attenzioni, quando vado dai miei nonni dove è veramente ed in tutti i sensi casa, quando riesco a lasciarmi andare e scrivo qualcosa di vero, quando così di rado riesco a guardarmi allo specchio e sentirmi bene - è capitato persino di sorridermi, ci credete? Una volta o due, ma è successo - quando mangio qualcosa di buono e lo assaporo senza farmi problemi perché decido che per quel giorno posso, per quel giorno lo merito. Quando torno bambina e, anche solo per un istante, riesco a sentirmi leggera dentro e tanto spensierata da aver voglia di colorare e fare collane di fragole di bosco appena colte. 
Io provo quella sensazione, sempre, appena metto piede nel mondo della Letteratura.

Uno dei miei tanti problemi è, però, che ho troppi motivi per fuggire. Quando ancora non ne ho li precedo, andando a perdermi prima di rischiare di averli alle calcagna. Sono stanca di sentire il lupo cattivo a due passi da me e al contempo convinta che ce ne sarà sempre e comunque uno da cui dovermi guardare bene. E così finisco a vagare alla cieca tra gli alberi, di continuo. Inutilmente. Solo ed esclusivamente per colpa mia. Ma ho la fortuna di avere attorno a me persone che, nonostante tutto, se ne accorgono e una volta per uno arrivano a prendermi e rimettermi al mio posto. Mi buttano verbalmente una secchiata d'acqua in faccia, e mi risvegliano.
Mi ricordano che io amo.
Mi ricordano che io sono.
Mi ricordano che io voglio - e se voglio davvero, allora posso.

Nell'abitacolo di una macchina col buio attorno la mia migliore amica mi fa vedere che stavo sbagliando anch'io con lui, che forse stavo iniziando a pretendere senza dare altrettanto - così poco dopo mi sorprendo a rientrare in camera accompagnata dal costante freddo irriducibile, cedendo al bisogno di dormire scaldata dalle sue braccia. Ancora una volta, come mio solito, stavo spegnendo i miei sentimenti per non sentire il dolore della mancanza. Le sue parole hanno fatto breccia nel mio scudo ancora in costruzione e in un attimo nella mia mente sono passati frammenti del nostro mese insieme. Allora ho capito, sono corsa indietro - non era difficile perché non era affatto troppo tardi - e sono scivolata - metaforicamente - in un suo abbraccio, sorridendo riappacificata e senza smania di fuggire.

Un paio di giorni dopo la mia ex prof di letteratura prende in mano una cartella contenente la maggior parte della roba che ho scritto negli ultimi tempi, se la porta via sottobraccio e mi lascia - senza rendersene conto - con un bel calcio sul sedere che mi scombussola tutti i piani, mi manda in confusione ma soprattutto mi restituisce a me stessa: perché non fai Lettere?

La domanda la lascio aperta e momentaneamente senza risposte.
E' che le paure di sottofondo continuano a farmi temere di girare in circolo ancora e ancora e ancora.
Vorrei azzerare i miei errori così da avere ancora in mano la mia sicurezza perduta, bruciata come gli anni di chi vive troppo troppo in fretta. Quella di quand'ero una persona con dei sogni e degli obiettivi precisi e che sarebbe andata contro tutto e tutti per realizzarli. Ma io subisco il processo inverso e più passa il tempo meno credo in me - come sentissi già le future voci di padri zii familiari e conoscenti che puntano il dito dicendo che, come previsto, nella vita non hai concluso niente.
Un tempo ero così certa che sarei riuscita a dimostrare chi ero e cosa sapevo fare, a dimostrare che quel che volevo non era sbagliato. E se c'è una cosa che vorrei indietro, tra le tante che ho perduto, è proprio quella sicurezza e quella determinazione. Non faranno che pensare che sono pazza e inetta, a vedermi cambiare idea ogni giorno. Non potrò di certo spiegare tutto questo. Di certo non potrò spiegare che è proprio colpa loro se continuo a perdermi, che mi spingono verso strade che non conosco perché mi persuadono che la mia non porterà da nessuna parte. 
Ora però ho visto. Tra la fitta boscaglia è passata della luce ed io ne ho approfittato per guardare - no, quella strada non s'interrompeva affatto, aveva solo ostacoli qua e là come tutte le altre.

lunedì 17 settembre 2012

Control your intake.

Premetto che non ho nulla in particolare da dire, solo che voglio dirvelo lo stesso.
Dirvi che oggi ho mangiato, né tanto né troppo poco. Una quantità giusta, per quanto sia difficile per me stabilire quanto sia una giusta quantità di cibo. Nient'altro che proteine però. Ho ripreso la dieta Dukan perché ho bisogno di perdere minimo un kg questa settimana, e quella funziona sempre. Ho camminato, senza rendermene conto, per tre ore di fila. Non ho di ché lamentarmi, oggi.
Se non delle solite cose - persone che ti stanno attorno e ti amano, senza rendersi minimamente conto di come stanno le cose, di come stai tu. Ormai li vedo come dettagli, questi. Dettagli come tuo padre che sembra non lasciarsi sfuggire occasione per scoccare quell'immancabile frecciatina di disprezzo. O probabilmente sono solo io ad essere paranoica, pazza e visionaria. Sì, senza dubbio. Giuro, nulla mi ferisce e, giuro, dopo aver tentato per l'ennesima volta ho riposto in un cassetto tutti i tentativi di esser capita. Ci rinuncio, sono stanca. E non importa. Sto scivolando in quest'autunno ed in questo “inizio” per come volevo esattamente che fosse. Silenzioso, tranquillo, bianco-grigio, piacevolmente malinconico. Quando troverò una sistemazione e mi sposterò da qui sarà ancora meglio. 
A proposito: nel post precedente non ho chiarito che non sto rinunciando a fare psicologia. Sto, anzi, per spostarmi in un'altra città dove non c'è test d'ammissione e potrò accedere ai corsi senza problemi - spero. Grazie comunque per i consigli e l'incoraggiamento, siete una forza della natura e un tesoro prezioso. Credo proprio che mi sarete di grande compagnia in questo periodo traballante e tremolante.

Un abbraccio a tutte, nessuna esclusa.

domenica 16 settembre 2012

Can't you see these skies are breaking?

Negli ultimi giorni ho mangiato, ho mangiato tanto, ho mangiato troppo. Ho mangiato senza avere fame, ho mangiato senza sentire i sapori, ho mangiato senza freni - è che ho mangiato le delusioni, le brutte notizie, le frasi fuori posto e quelle che ti bucano troppo forte le orecchie perché ti dimostrano passo dopo passo come e quanto le persone non ti capiscono e continuano a non imparare come accidenti funzioni, nonostante i tuoi sforzi estenuanti di fornire un libretto delle istruzioni sia pure vago ed approssimativo e coi disegni fatti male. Nonostante questo ti faccia sentire un po' come una cavia da laboratorio, uno strano elemento da studiare e analizzare - nonostante la delusione che anche gli aspetti apparentemente più semplici vengano fraintesi (come potranno allora capire ciò che c'è di davvero complicato?). Ho mangiato i silenzi, e le responsabilità, e i vuoti nello stomaco e nella testa dei giorni precedenti. E poi ho mangiato soprattutto la delusione di non aver passato il test per psicologia, sì, quella cosa a cui tenevo tanto e che al contempo mi spaventava ed in cui nonostante tutto speravo - ho mangiato l'ennesimo: non sei in grado, non sei all'altezza, non sei riuscita - edizione straordinaria in onda ventiquattro ore su ventiquattro, in diretta, on my mind. Ho mangiato la necessità, dato che le cose stanno così, di dovermene andare altrove, non molto lontano da qui ma comunque altrove, per poter fare lo stesso quel che avevo deciso di fare della mia vita. E allora ho cominciato a mangiare l'incertezza e la paura, perché come si suol dire sai quel che lasci ma non sai quel che trovi. E non ho ancora finito a quanto pare, il banchetto dei dubbi e dei timori continua, è continuato fino a stasera, forse continuerà fino a stanotte - mentre tutti attorno a me sono così convinti che io sia convinta, ragazza spavalda e decisa che fa armi e bagagli e va a costruirsi un futuro tornando nel fine settimana per i lauti pranzi a casa di nonna. Non sanno come interpretare i miei silenzi, i miei vaghi cenni di assenso, i miei occhi sperduti che non sanno appendersi da nessuna parte. Se leggessero nella mia mente quante cose diverse che vedrebbero. Vedrebbero come non riesco ad essere decisa su niente, perché ho già commesso troppi passi falsi nella mia vita, troppe false partenze e so bene che le scelte di adesso condizioneranno - in parte - tutto il resto dei miei giorni. Ed io una cosa grande così non voglio proprio sbagliarla. Vedrebbero che l'unica cosa che proprio mi convince dell'andarmene da casa è lo stare da sola, la possibilità di avere i miei tempi, i miei ritmi, la possibilità di lasciare il frigo vuoto e non mangiare. Insomma, ho mangiato. Ho mangiato queste giornate di calma piatta e di picchi in discesa, ho mangiato riempiendo - superando fino a far colare tutto dall'orlo - i semi-digiuni dei giorni prima. Distruggendo i risultati che in ogni caso non vedevo arrivare. Ho mangiato tutti i punti interrogativi che gravano su questo pallido inizio autunno. Forse ho paura, ma non lo so - ho mangiato anche qualunque cosa potessi provare, in realtà. E' per questo che nonostante tutto sono tranquilla: perché non fa nulla. E' un'inutile domenica e domani torno in me. Da domani non mangio più veramente, perché entro venerdì non devo pesare più di quarantacinque chili. E' necessario perché se no non mi sento a mio agio nei miei vestiti, né tanto meno tra la gente, né tanto meno nella mia pelle. In realtà anche quarantacinque chili è troppo, ma è il minimo accettabile. Sono tranquilla perché so che ce la faccio. Ho tante cose da fare, ma ho bisogno di occupare meno spazio nel riflesso per cominciarne una qualunque.

E voi, voi come state?



giovedì 13 settembre 2012

I'm in a crowd and I'm still alone.

I giorni scivolano via, tra le dita, lasciando un lieve fastidio come fossero di colla. Nel corso della giornata di domani avrò i risultati del test, non ho più quell'ansia, quella trepidazione, quell'emozione che mi muoveva circa due mesi fa. Sono spenta e apatica, passivo-aggressiva come dice la canzone che ho in sottofondo adesso. Voglio solo qualcosa d'interessante in cui impegnarmi e mettere tutta me stessa, per questo non vedo l'ora di cominciare. Per il resto, tutto è silenzio, tutto è bianco. Mi perdo nel mio mondo, le persone che ho attorno mi infastidiscono anche quando non ce n'è obiettivamente motivo. Le cose che li interessano, preoccupano, tengono in movimento - tutto quello di cui parlano - non mi riguardano se non da lontano. Di striscio, per sbaglio, per capriccio, di sfuggita. Io sono lontana migliaia di anni luce, chiusa nella mia gabbietta d'oro in cima al mondo, nella quale continuo a dondolarmi canticchiando una filastrocca triste. Sempre la stessa, monotona, stentata melodia. Se sapessero cos'ho in testa avrebbero paura. Si scatenerebbe una tragedia, una catastrofe senza fine. Sconvolgerei tutti, che nessuno se lo aspetta. Sarebbe La Catastrofe. Ma io non ho bisogno di far sapere un bel niente, mi sono sistemata nel posto che a quanto pare mi spetta ed ho imparato a starci bene. Quando c'è la mia migliore amica posso uscire a farmi un giro. Abbiamo letto insieme Wintergirls in un giorno ed una sera, cenando con litri di tè e una confezione di gallette di mais addolcite col miele. Abbiamo pianto insieme, abbracciandoci, e promettendoci ancora di non lasciare mai l'altra sola nella neve. Siamo l'una la guida dell'altra in questa lucida e calcolata follia. Abbiamo provato a salvarci a vicenda, per anni. Abbiamo convissuto coi sensi di colpa per il non riuscirci, facendoci involontariamente male a vicenda in continuazione. Dandoci tutto l'amore del mondo, sempre, sempre di più, sempre più a fondo. Poi abbiamo capito che nessuna delle due era la cattiva influenza, abbiamo capito che il virus nell'anima ce l'abbiamo entrambe e deciso che se non possiamo estirparlo alla radice allora ci terremo per mano mentre percorriamo il sentiero di pan di zenzero dentro la foresta, col sangue che ci gocciola dalle dita. Danziamo con le streghe e baciamo i mostri. Tanto ognuna lo farebbe per conto suo, tanto vale avere una spalla su cui poggiarsi quando capita di zoppicare.
Non so cosa diamine provo, sono una cazzo di ameba avvolta nella nebbia, nel silenzio, nel fumo, un cumulo di sentimenti repressi ad alto rischio di infezione - e pericolosamente contagiosi. Non voglio aprire le porte del cervello, mi trovo di nuovo in quella fase in cui respingerei tutti perché qualsiasi cosa mi costa troppa fatica. Sono ossessiva, col cibo sono ossessiva più che mai, sì. Calcolo preciso delle calorie giornaliere, neanche il più insignificante sgarro, senza (quasi) alcuna fatica. Non voglio niente se non vedermi diminuire ancora. La mia testa mi dice che tra un chilo o due la nebbia si diraderà, io mi sentirò meglio e non sentirò più il bisogno di piangere di fronte alla semplice necessità di scegliere qualcosa da mettermi addosso e uscire di casa. L'inverno sta arrivando, mi casca addosso sotto forma di acquazzone, mi fischia nelle orecchie la notte quando i suoni del vento mi rilassano. Mi dico che per allora sarò tornata a quarantatré chili e tutto andrà bene - i maglioni e le felpe mi nasconderanno, e comincerò ad essere finalmente piccola abbastanza. Stamattina ero quarantacinque punto tre, non un grammo in meno rispetto a ieri - dov'è che ho sbagliato, cos'ho messo in bocca di troppo? 
Le chiacchiere di tutti mi passano da parte a parte, mi sento viva solo tra le pagine di un libro e nelle tazze di cappuccino che non smetto di concedermi. Non ne ho motivo ma mi alzerò presto domani, andrò a far colazione al bar sotto questo cielo che spero resterà grigio. Lui riesce ancora a dirmi ti amo mentre io vago sperduta senza sapere perché tra gli scaffali di un supermercato. Lo accuso come un colpo, qualcosa dentro mi fa male ma non capisco cosa né perché, devo mordermi la lingua per cacciar via le lacrime. Non è il caso, non è il momento.
Oppure non sono in grado di rispondere perché la mia lingua è di legno e non riesco a parlare.
Since we're feeling so anesthetize in our comfort zone...

(la storia continua, forse.)

domenica 9 settembre 2012

Gravity, no escaping

Vorrei seriamente non aver bisogno di dormire. Dormire mi è sempre parso uno spreco di tempo, la notte m'ispira, la notte mi affascina, la notte è mille volte più bella del giorno. Le notti vorrei passarle con buona musica a basso volume, a scrivere e leggere tutti i libri che questa vita non mi basterà neanche per incominciare. In questo periodo poi, vorrei non aver bisogno di dormire anche perché quando infine ci riesco arriva sempre il momento in cui mi sveglio di soprassalto, inghiottita da sensazioni di profonda angoscia o tristezza. E no, non è affatto piacevole. Eviterei volentieri, ma comincio già ad avere uno zaino abbastanza pesante di sonno arretrato e che io lo voglia o no, arriva lo stesso il momento in cui i miei occhi si chiudono, stremati. Questo post non avrà un senso, un'utilità, un filo logico. Ho aperto questa pagina perché ne avevo voglia, perché volevo buttar via qualche pensiero di quelli che rimbalzano nella testa come in una partita a ping pong. L'inverno ci mette sempre troppo ad arrivare. La maggior parte delle persone che conosco non sono mai soddisfatte del tempo che fa. Si lamentano tutto l'anno perché vogliono la dannatissima estate con sole mare e compagnia bella; quando questa poi arriva, tempo un mese e non sopportano più il caldo ed iniziano a sospirare pensando al fresco dell'autunno, alle tazze di cioccolata calda e le sciarpe avvolgenti. Ad ottobre già cominciano a rompere di nuovo le scatole rimpiangendo l'afa di luglio - preoccupandosi ovviamente di comunicarlo a mezzo mondo in noiosissimi e ripetitivi stati personali su facebook. Ma che palle, dico io. Che odio parlare del meteo e ogni volta che capita penso a quella frase de Il favoloso mondo di Amèlie: «l'angoscia del tempo che passa ci fa parlare del tempo che fa.» Probabile che sia esattamente così. Comunque, danno a me della pazza, strana e noiosa perché difendo a spada tratta il mio amore sviscerato per l'inverno, la pioggia, la neve ed il freddo. Almeno sono coerente, quando arriva non me ne lamento, non rimpiango un bel niente e anzi spero sempre si protragga più a lungo del dovuto. Non ho idea del perché vi sto tediando con argomenti simili. Sarà che stanotte la mia testa è un luogo silenzioso ed impolverato, credo sia così perché Lei sta riprendendo il suo posto di comando. Fino a ieri notte infatti mi sembrava d'impazzire, c'era troppo rumore qui dentro, troppo disordine, troppo indomabile caos; oggi non ho mangiato quasi nulla e una placida calma sta verniciando le pareti del mio cranio.
Fondamentalmente credo sia questo il motivo principale per cui noi tutte facciamo quel che facciamo: anestetizzarci. Sovraccariche di tutto - dei problemi veri o che ci creiamo da sole, della vita che è troppo grande e ingestibile, di quel che ci viene fatto o detto ogni giorno dalle persone che abbiamo intorno, dei sogni che ci frantumano tra le dita, degli ideali impossibili da concretizzare, delle scelte sbagliate, delle conseguenze, di tutte quelle infinite minuscole cose che nessuno, mai, coglie nei nostri occhi frantumati. Una volta scoperto il trucco come fai a smettere di usarlo? Lei - l'anoressia - rende tutto bianco, immacolato, tranquillo, limpido, chiaro, cristallino. Ordinato e silenzioso. Il momento in cui scivoli di nuovo tra le sue braccia dev'essere qualcosa di simile a ciò che si prova non appena t'inietti qualche sostanza stupefacente direttamente in vena. Non posso saperlo perché non l'ho mai fatto né tanto meno ho intenzione di provare, ma è così che me lo immagino. Solo forse un po' più veloce. Ma questo sentirsi assuefatti, leggeri, in pace. Beh, dopo tutto anche questa è una droga come un'altra, no?
Ho praticamente perso un chilo in un giorno, non posso lamentarmi.
Si stanno giocando le sorti del mio futuro in questi giorni ed io vi prendo parte come fosse una partita che mi riguarda solo da lontano. Mi sono estranea. Mi sono ripromessa di non perdermi più di vista, proprio ora che mi ero ritrovata mi stringo forte e non mi lascio più andare. Ma c'è qualcosa che mi fa sentire distante anni luce da tutto quanto. Diciamo che mi sento un po' male, sempre. Diciamo che mi sento fuori luogo, sempre. Diciamo pure che mi sento a disagio, sempre. Quando mi vesto, quando mi trovo in mezzo alla gente. Un tempo mi piaceva essere la nota stonata, era ciò che preferivo e anzi accentuavo la mia dissonanza all'ennesima potenza. Ma ero solo una ragazzina. Una ragazzina già abbastanza sveglia e consapevole, ma pur sempre una ragazzina. Ora so che non devo ostentare un bel niente, la mia diversità salta agli occhi senza che io faccia niente. Me ne sto in disparte, ed i miei occhi truccati di nero bastano a dire che è consigliabile non avvicinarmi. Ho smesso di sorridere per finta, ho smesso di fare qualunque cosa ci si potesse aspettare da me per pura cortesia verso il prossimo. Ho smesso di fare tutto ciò che mi prodigavo di fare per premura verso gli altri, quando questi famosi "altri" di premure verso di me ne avevano ben poche. Sono fredda, di ghiaccio, a me arriveranno solo persone che ne sono in grado e ne hanno veramente voglia. Questo era il mio proposito per questo nuovo anno. E mi compiaccio nel constatare che, almeno per adesso, non mi sono ancora tradita. Succede però che continuo a scivolare in una tristezza senza luogo né tempo, non di certo per questo, sarà perché mi manca lui, sarà perché ho chiuso a chiave lo stomaco e buttato la chiave e a volte mi dispiace non essere una ragazza vera. Mi ritrovo ad asciugare una lacrima di nascosto in momenti del tutto casuali ed anche inopportuni. Questo pomeriggio prima di uscire ho aperto Wintergirls per leggere un paragrafo a caso. Mi capita spesso di farlo ed ogni volta mi si apre un sorriso un po' amaro sul volto. Sono sempre azzeccate le frasi che mi capitano sotto gli occhi. Quando decido qualcosa e lo comunico a qualcuno scopro che anche quel qualcuno ha preso la mia stessa decisione - tipo voglio lasciarmi crescere i capelli, lunghi sul serio, e ben due mie amiche che da sempre li portano corti si stanno impegnando nella stessa missione. Non mi dà fastidio, mi fa solo uno strano effetto perché capita sempre. Purtroppo ci vorrà tanto, io invece vorrei vedere i risultati subito. Ho bisogno di circostanze favorevoli: inverno, pioggia che batte contro le finestre, un posto tutto mio, calma, gli studi che ho scelto su cui impegnare il cervello, tè alla vaniglia con latte scremato e scaldato come lo fanno gli inglesi, magari una candela ad addolcire l'atmosfera, indumenti caldi e rassicuranti, i capelli che arrivano a ricadere folti sulle spalle e un corpo minuscolo che sparisce nei vestiti. In fondo non chiedo molto e tutto potrebbe andare di pari passo fino a rendersi perfetto.

mercoledì 5 settembre 2012


Ti dicono che stai benissimo così, che non devi farti complessi, che non hai bisogno di dimagrire.
Poi succede che ci riesci a dimagrire, abbastanza da rendertene conto da sola, il che è tutto dire.
Quel "abbastanza" che nel vocabolario di tutti gli altri dovrebbe essere "troppo".
E quelle stesse persone che tanto ci tenevano a convincerti che andavi già bene così com'eri, ti sorridono e dicono che ti trovano bene, meglio di prima.


Un mese fa mio fratello ha sfiorato per caso la mia pancia. C'era un solco tra le costole e il resto del mio corpo, ci si è soffermato e ha detto: “Ma quanto cavolo sei magra, fai impressione!” ed io non potei fare a meno di sorridere. Salivo e scendevo sulla scala dei quarantatré chili. Sono sparita da qui, sono sparita da questo mondo, il mio, i vostri, il nostro e mi ripresento qui a blaterare le solite storie come vi avessi scritto solo un giorno fa. Di mezzo c'è solo un mese pieno. Un mese durante il quale lui è stato qui nonostante gli errori di entrambi, nonostante io mi muovessi come una tigre in gabbia tentando di convincerlo che era meglio per entrambi se mi stesse lontano. Per fortuna non mi ha dato retta e anzi mi ha stretta più forte di prima. Si tenta d'imparare dai propri sbagli, di rimettersi in piedi quando si inciampa, di controllare più attentamente la strada per non scivolare in un baratro ben camuffato. M'è capitata una cosa rara, l'amore vero e incondizionato, che non sarebbe tale senza qualche ostacolo e un po' di tragedia. Ce l'hanno insegnato Romeo & Giulietta per primi e tanti altri a seguire. E' stato un mese pieno, nel bene e nel male, durante il quale ho capito alcune cose fondamentali, tipo che io di lui ho bisogno, che insieme stiamo bene, che quel che abbiamo è vero. Più grande delle nostre paure, dei nostri difetti, delle nostre incomprensioni, delle nostre mancanze, della distanza spaziale che da sempre ci divide. Che ogni volta diventa più pesante, ma di cui ogni volta siamo più consapevoli. Separarci ha fatto un male che le parole non potranno mai esprimere, avrei preferito mi amputassero un braccio senza anestesia e non sto scherzando. Ma ce l'abbiamo fatta, ce la stiamo facendo da circa una settimana e dovremo farcela per tantissimo altro tempo ancora. Mi sento morire e sto male, di notte mi sveglio e lo cerco nel letto e non c'è e scoppio a piangere e ho attacchi d'ansia in momenti a caso della giornata perché mi torna in mente qualcosa - un'espressione, un gesto, uno sguardo e mi manca, mi manca, mi manca... Mi aggrappo ai ricordi che non voglio sbiadiscano troppo in fretta, ma al tempo stesso mi sgretolano perché mi mostrano cosa mi sto perdendo. Quegli occhi potrei guardarli ogni giorno, ogni giorno potrei avere il suo affetto, le sue attenzioni - e invece no. Stringi i pugni, stringi i denti, ingoia le lacrime, scaccia il panico. Sssh, va tutto bene. Soulmates dry your eyes 'cause soulmates never die. Prima ancora che arrivasse lui c'è stata la serata che mi ha cambiato la vita e ridato me stessa, scusate se non ve ne parlo, è talmente mia che la tengo chiusa nella mia gabbia toracica. Dentro l'ipod, in una manciata di fotografie, versata in qualche riga di poco conto. Qualcosa s'è incrinato definitivamente ed in tal modo mi ha - non aperto - sgranato gli occhi, mostrandomi cosa, chi, sono veramente. Una sensazione sconcertante, devastante e meravigliosa. Una malinconica stanchezza mi guida. Sono una marea di cose tutte insieme, che si contraddicono e completano. Sta proprio qui il divertimento, no?

Le cose sembrano andare esattamente come avevo previsto. C'è lui, io mi fingo normale e mangio. Riprendo il peso perso. Lui va via ed io ricomincio da capo. Iniziavo a sentirmi bene, sapete? Mi mancano già quelle costole sporgenti, i vestiti vuoti, la leggerezza quando cammini per strada. Scrivo stanotte ché da domani ricomincio a riprendermi il mio corpo, quello che mi si addice di più, quello vuoto e scavato. 
Sono stata via troppo e mi sono persa troppo di voi.
Ragazze che nemmeno conosco sono passate per di qua e ancora non hanno avuto risposta... Vedrò di rimediare, un passo per volta. Stanca e lontana. Il mondo è un posto ostile ed io mi sento sempre in guerra. Stanca.