Ieri è andata esattamente come previsto. Non ce l'ho fatta - ma ho dovuto farcela, come sempre.
Una lacrima m'è scesa, poi ho passato il tempo a graffiarmi e pizzicarmi braccia e gambe per impedire che accadesse di nuovo. Sono riuscita a tirare il freno a mano, quello che non ti fa provare assolutamente niente quando invece proveresti talmente tanto da rimanerne travolto. Schiacciato. Soffocato. Sommerso.
Mi sa tanto che non so gestire le mie emozioni, io.
Ma del resto, chi è che sa farlo veramente?
C'è chi se la cava meglio di me, ne sono sicura - io che forse cerco di controllarle controllando il cibo.
E poi vado nel panico per una piadina ripiena che mi ritrovo in mano, senza volerla, senza poterla evitare. La mia cena di ieri. Mandata giù morso dopo morso come se stessi cercando di inghiottire dei chiodi. Il respiro corto ad accompagnare la digestione. Tachicardia, talmente forte da farmi pensare stasera ci resto secca.
Vado in bagno, un pensierino sul ficcarmi due dita in gola lo faccio. Tanto per aggiungere altri flashback a quelli che verranno. Ma, purtroppo o per fortuna, la fila di eleganti signore in attesa fuori dalla porta mi blocca.
Quando ci penso mi sembra esageratamente stupido ed avvilente.
Dover tenere a bada un attacco di panico per una piadina. Bello.
Ho ufficialmente ritrovato il controllo.
Quello esagerato, quello che non ti fa temere il cibo per l'apporto calorico ma per il semplice fatto di doverlo ingerire. Ci sono momenti in cui a stento mi sembra di riuscire a bere. Nonostante questo stasera ho concluso la giornata con una cena abbondante. Non credo che lo fosse veramente - pollo, due foglioline di insalata con mais, una fettina sottile di primosale, una fetta piccola di anguria e un'albicocca. Per i miei standard è abbondante. E non so neanche capire se lo è veramente o se sono io a percepire in maniera distorta.
L'ho messo in valigia comunque, questo presunto controllo ossessivo ritrovato.
Sebbene sono felice di partire, non sento quella tipica euforia che accompagna i preparativi per un viaggio. Non mi sembra nemmeno che domani salirò su un aereo e finalmente mi allontanerò per un po' da qui. Ho anche paura di scivolare ancora e mangiare - mangiare - mangiare. Mio fratello non fa che elencare tutto quel che vuole mangiare, tutti i posti in cui vuole andare a pranzo e cena e merenda. Posti e pietanze che qui ovviamente non ci sono, e di cui ogni tanto sentiamo la mancanza. Di cui ogni tanto abbiamo voglia.
Ma io non ne ho voglia. Proprio per niente. Ho solo paura di ingrassare di nuovo, tornare qui, schiantarmi contro un fatto inaccettabile del genere e dover ricominciare tutto da capo, ancora. Non posso.
Anzi, sapete una cosa? Ultimamente ho iniziato a far questo: se vedo qualcosa che mi attira, ne assaggio una briciola per rendermi conto che non mi sto perdendo niente. Esempio: la torta per il compleanno di mio padre. Un semifreddo al cioccolato. Sembrava una cosa buonissima, avevo detto di no prima ancora di pensarci quando mi era stata offerta una fetta, nel frattempo battevo nervosamente il piede a terra. Vi giuro che io non voglio mangiare, ma c'è una parte di me che vuole assaggiare, certo non per fame - solo per gola.
Allora io accontento quella parte affinché non metta in atto un vero e proprio sabotaggio portandomi ad un'abbuffata. Ho preso un cucchiaino e ne ho rubato un minuscolo pezzo dal piatto di mia sorella. Appena messa in bocca, sentendone il sapore sul palato, il mio pensiero è stato: ah, tutto qui?
Non perché non fosse buona, era squisita, presa dalla migliore pasticceria della zona. E' che mi viene da pensare, in maniera del tutto spontanea, che quei due secondi di appagamento non valgono quanto la soddisfazione che posso ottenere evitandoli.
Soliti discorsi da malata, lo so.
Il peso è stabile, l'umore meno che mai.
Mi sento delusa e arrabbiata e non so nemmeno per cosa o con chi.
Sono stanca pure di dire che mi sento confusa o persa in un bicchier d'acqua - sono mesi che lo dico, senza azzardarmi a porre rimedio a questa sensazione. O meglio, in parte c'ho provato. In parte l'ho arginata, per quanto ho potuto. Ma non ho mappe, non ho bussole, non so orientarmi guardando le stelle o studiando la direzione del vento. I cartelli stradali son stati deviati da qualcuno che ha voluto fare uno scherzo di cattivo gusto. Quindi sono ferma - ferma in mezzo alla nebbia - in attesa che qualcosa cambi.
In attesa di capire. In attesa (forse) di ritrovarmi.
Vado a chiudere la valigia, vi lascio un abbraccio e nonostante tutto un sorriso.
Mi connetterò lo stesso da lassù, anche se forse con minor frequenza.
Statemi bene, abbiate cura di voi stesse.
E permettetemi di farvi un regalo: questa canzone. Andate a sentirla, ascoltate le parole - ve la dedico.
Scommetto che molte di voi, come me, potranno riconoscersi nel testo.
A presto! (:
Una lacrima m'è scesa, poi ho passato il tempo a graffiarmi e pizzicarmi braccia e gambe per impedire che accadesse di nuovo. Sono riuscita a tirare il freno a mano, quello che non ti fa provare assolutamente niente quando invece proveresti talmente tanto da rimanerne travolto. Schiacciato. Soffocato. Sommerso.
Mi sa tanto che non so gestire le mie emozioni, io.
Ma del resto, chi è che sa farlo veramente?
C'è chi se la cava meglio di me, ne sono sicura - io che forse cerco di controllarle controllando il cibo.
E poi vado nel panico per una piadina ripiena che mi ritrovo in mano, senza volerla, senza poterla evitare. La mia cena di ieri. Mandata giù morso dopo morso come se stessi cercando di inghiottire dei chiodi. Il respiro corto ad accompagnare la digestione. Tachicardia, talmente forte da farmi pensare stasera ci resto secca.
Vado in bagno, un pensierino sul ficcarmi due dita in gola lo faccio. Tanto per aggiungere altri flashback a quelli che verranno. Ma, purtroppo o per fortuna, la fila di eleganti signore in attesa fuori dalla porta mi blocca.
Quando ci penso mi sembra esageratamente stupido ed avvilente.
Dover tenere a bada un attacco di panico per una piadina. Bello.
Ho ufficialmente ritrovato il controllo.
Quello esagerato, quello che non ti fa temere il cibo per l'apporto calorico ma per il semplice fatto di doverlo ingerire. Ci sono momenti in cui a stento mi sembra di riuscire a bere. Nonostante questo stasera ho concluso la giornata con una cena abbondante. Non credo che lo fosse veramente - pollo, due foglioline di insalata con mais, una fettina sottile di primosale, una fetta piccola di anguria e un'albicocca. Per i miei standard è abbondante. E non so neanche capire se lo è veramente o se sono io a percepire in maniera distorta.
L'ho messo in valigia comunque, questo presunto controllo ossessivo ritrovato.
Sebbene sono felice di partire, non sento quella tipica euforia che accompagna i preparativi per un viaggio. Non mi sembra nemmeno che domani salirò su un aereo e finalmente mi allontanerò per un po' da qui. Ho anche paura di scivolare ancora e mangiare - mangiare - mangiare. Mio fratello non fa che elencare tutto quel che vuole mangiare, tutti i posti in cui vuole andare a pranzo e cena e merenda. Posti e pietanze che qui ovviamente non ci sono, e di cui ogni tanto sentiamo la mancanza. Di cui ogni tanto abbiamo voglia.
Ma io non ne ho voglia. Proprio per niente. Ho solo paura di ingrassare di nuovo, tornare qui, schiantarmi contro un fatto inaccettabile del genere e dover ricominciare tutto da capo, ancora. Non posso.
Anzi, sapete una cosa? Ultimamente ho iniziato a far questo: se vedo qualcosa che mi attira, ne assaggio una briciola per rendermi conto che non mi sto perdendo niente. Esempio: la torta per il compleanno di mio padre. Un semifreddo al cioccolato. Sembrava una cosa buonissima, avevo detto di no prima ancora di pensarci quando mi era stata offerta una fetta, nel frattempo battevo nervosamente il piede a terra. Vi giuro che io non voglio mangiare, ma c'è una parte di me che vuole assaggiare, certo non per fame - solo per gola.
Allora io accontento quella parte affinché non metta in atto un vero e proprio sabotaggio portandomi ad un'abbuffata. Ho preso un cucchiaino e ne ho rubato un minuscolo pezzo dal piatto di mia sorella. Appena messa in bocca, sentendone il sapore sul palato, il mio pensiero è stato: ah, tutto qui?
Non perché non fosse buona, era squisita, presa dalla migliore pasticceria della zona. E' che mi viene da pensare, in maniera del tutto spontanea, che quei due secondi di appagamento non valgono quanto la soddisfazione che posso ottenere evitandoli.
Soliti discorsi da malata, lo so.
Il peso è stabile, l'umore meno che mai.
Mi sento delusa e arrabbiata e non so nemmeno per cosa o con chi.
Sono stanca pure di dire che mi sento confusa o persa in un bicchier d'acqua - sono mesi che lo dico, senza azzardarmi a porre rimedio a questa sensazione. O meglio, in parte c'ho provato. In parte l'ho arginata, per quanto ho potuto. Ma non ho mappe, non ho bussole, non so orientarmi guardando le stelle o studiando la direzione del vento. I cartelli stradali son stati deviati da qualcuno che ha voluto fare uno scherzo di cattivo gusto. Quindi sono ferma - ferma in mezzo alla nebbia - in attesa che qualcosa cambi.
In attesa di capire. In attesa (forse) di ritrovarmi.
Vado a chiudere la valigia, vi lascio un abbraccio e nonostante tutto un sorriso.
Mi connetterò lo stesso da lassù, anche se forse con minor frequenza.
Statemi bene, abbiate cura di voi stesse.
E permettetemi di farvi un regalo: questa canzone. Andate a sentirla, ascoltate le parole - ve la dedico.
Scommetto che molte di voi, come me, potranno riconoscersi nel testo.
A presto! (:





