Dovrei essere almeno vagamente su di giri oggi.
Stamattina, salendo sulla bilancia, ho visto prima un 44.9 diventato un 45.0 un secondo dopo.
Non vedevo un peso così basso da anni. Era il mio obiettivo numero uno, da tantissimo tempo.
Dovrei sentire quell'euforia che accompagna la perdita dei chili.
Effettivamente ho sorriso, effettivamente mi sentivo appagata.
Ma sapete qual è la verità?
Che non me ne frega un accidente.
Che sia un quarantacinque, un quarantaquattro, un quarantasei.
Voglio solo vederlo scendere ancora - e ancora - e ancora - e ancora.
Quanto basta per non trovarmi più sotto gli occhi queste cosce.
Quanto basta per non avere consistenza sotto i vestiti.
Quanto basta affinché sia troppo poco.
Non me ne fregherà un accidente nemmeno allora, vero?
Già, lo so. E' tutto così stupido. E' tutto così insensato.
E' tutto così inutile.
Io sono stupida insensata ed inutile.
Dovrei concentrarmi su altre cose, dovrei smetterla, invece non faccio che sguazzarci dentro a tutto questo.
Io non sono io altrimenti.
Solo con meno me addosso riesco a sentirmi davvero me.
Inizio a riconoscermi nelle ossa delle anche. Nelle costole che si muovono a ritmo del mio respiro.
Inizio a riconoscermi, e magari quando sarò troppo magra permetterò anche agli altri di conoscermi davvero.
Senza parole, senza accanimenti, senza farmi del male ogni volta che provo ad aprirmi.
Non ci sarà bisogno di aprire un bel niente, sarà tutto lì, sotto gli occhi di chiunque.
In un corpicino esile, un mucchietto d'ossa, nella stanchezza dei miei occhi.
Stavolta non mi sto remando contro, e questo un po' mi sta permettendo di non avercela con me.
Andrà bene, andrà tutto bene.
Sono talmente bassa che a 45 kg sono ancora nella fascia del normopeso.
Stasera devo andare a vedere il saggio di danza di mia sorella, in un teatro peraltro abbastanza famoso ed importante. Sento già il malessere che mi sale in gola e tenta di farmi morire asfissiata. Al solo entrarci, in quel teatro. Poi le luci si accenderanno sul palco, io ne risentirò il calore sul viso. Dovrò scacciare via come mosche i miliardi di flashback che mi assaliranno - di quando dietro le quinte ad aspettare c'ero io. Immancabilmente riconoscerò qualche passo in particolare, qualcuno in cui mi riconoscevo, qualcuno che era movimento non del corpo ma dell'anima. Forse la mia attenzione si focalizzerà su qualche ragazza in particolare. Una che non balla per hobby ma che lo fa perché non potrebbe farne a meno. Una che forse gli spettatori non lo notano, ma su quel palco sta lasciando se stessa.
Una che un po' è come ero io.
Mi sentirò soffocare.
Avrò l'impulso di alzarmi e correre fuori.
E non potrò farlo.
Dovrò restare inchiodata alla poltroncina rossa, di fronte allo spettacolo di ciò che ero e non sono più.
Io non ce la faccio.
Non ce la faccio.
Stamattina, salendo sulla bilancia, ho visto prima un 44.9 diventato un 45.0 un secondo dopo.
Non vedevo un peso così basso da anni. Era il mio obiettivo numero uno, da tantissimo tempo.
Dovrei sentire quell'euforia che accompagna la perdita dei chili.
Effettivamente ho sorriso, effettivamente mi sentivo appagata.
Ma sapete qual è la verità?
Che non me ne frega un accidente.
Che sia un quarantacinque, un quarantaquattro, un quarantasei.
Voglio solo vederlo scendere ancora - e ancora - e ancora - e ancora.
Quanto basta per non trovarmi più sotto gli occhi queste cosce.
Quanto basta per non avere consistenza sotto i vestiti.
Quanto basta affinché sia troppo poco.
Non me ne fregherà un accidente nemmeno allora, vero?
Già, lo so. E' tutto così stupido. E' tutto così insensato.
E' tutto così inutile.
Io sono stupida insensata ed inutile.
Dovrei concentrarmi su altre cose, dovrei smetterla, invece non faccio che sguazzarci dentro a tutto questo.
Io non sono io altrimenti.
Solo con meno me addosso riesco a sentirmi davvero me.
Inizio a riconoscermi nelle ossa delle anche. Nelle costole che si muovono a ritmo del mio respiro.
Inizio a riconoscermi, e magari quando sarò troppo magra permetterò anche agli altri di conoscermi davvero.
Senza parole, senza accanimenti, senza farmi del male ogni volta che provo ad aprirmi.
Non ci sarà bisogno di aprire un bel niente, sarà tutto lì, sotto gli occhi di chiunque.
In un corpicino esile, un mucchietto d'ossa, nella stanchezza dei miei occhi.
Stavolta non mi sto remando contro, e questo un po' mi sta permettendo di non avercela con me.
Andrà bene, andrà tutto bene.
Sono talmente bassa che a 45 kg sono ancora nella fascia del normopeso.
Stasera devo andare a vedere il saggio di danza di mia sorella, in un teatro peraltro abbastanza famoso ed importante. Sento già il malessere che mi sale in gola e tenta di farmi morire asfissiata. Al solo entrarci, in quel teatro. Poi le luci si accenderanno sul palco, io ne risentirò il calore sul viso. Dovrò scacciare via come mosche i miliardi di flashback che mi assaliranno - di quando dietro le quinte ad aspettare c'ero io. Immancabilmente riconoscerò qualche passo in particolare, qualcuno in cui mi riconoscevo, qualcuno che era movimento non del corpo ma dell'anima. Forse la mia attenzione si focalizzerà su qualche ragazza in particolare. Una che non balla per hobby ma che lo fa perché non potrebbe farne a meno. Una che forse gli spettatori non lo notano, ma su quel palco sta lasciando se stessa.
Una che un po' è come ero io.
Mi sentirò soffocare.
Avrò l'impulso di alzarmi e correre fuori.
E non potrò farlo.
Dovrò restare inchiodata alla poltroncina rossa, di fronte allo spettacolo di ciò che ero e non sono più.
Io non ce la faccio.

Ma tu non sei il tuo corpo, tu hai un corpo. E di esso puoi fare quello che vuoi, dal momento che è tuo.
RispondiEliminaRivivere situazioni familiari in luoghi che ci hanno segnate è sempre difficile, ma potrebbe dimostrarsi diverso da come ce lo aspettavamo. Forse a fine serata giungerai a conclusioni a cui prima non eri arrivata, forse capirai dell'altro di te stessa.
Sarà un'opinione strana ma credo sia molto utile il dolore che si prova rivivendo cose di tanto tempo fa, quando si era diversi.
Sei così diversa da me eppure comprendo ogni singola cosa che dici e mi dispiace davvero tanto sapere quanto anche tu ti senta morire dentro.
RispondiEliminaTi sono vicina
edie
"Una che un po' è come ero io."
RispondiEliminaLe tue parole son poesia. Meraviglia.
Ti abbraccio forte