Ieri pomeriggio sono andata a fare shopping con mia cugina.
Lei ha quattordici anni, eppure accanto a lei sono io a sentirmi una ragazzina.
Lei è altissima ed io sono una nana - le arrivo alla spalla.
Lei ha un fisico pazzesco, ben proporzionato e perfetto di costituzione e pure modellato da undici anni di danza.
Lei mangia di tutto e di più, come e quando le va, ma rimane sempre e comunque magra.
Con un seno che si nota ma di certo non è esagerato - mentre io sono una tavola da surf: piatta.
Insomma, tu la guardi e non puoi far a meno di pensare che è obiettivamente bella.
Con quei lunghi capelli castano scuro, lisci di natura, che in qualunque modo li metta le incorniciano il viso in maniera splendida. Anzi, più li lascia andare a caso e meglio le stanno.
Sa truccarsi meglio di me, forse perché ha saputo passare più tempo davanti allo specchio ad esercitarsi.
Ha un gusto eccelso per l'abbigliamento e gli accessori, e come potrete immaginare da quanto ho detto finora è una di quelle che anche con uno straccio addosso non passano inosservate.
Forse a volte è un po' vanitosa, ma lo è in maniera così innocente che in realtà ti fa solo sorridere.
Quando serve sa esser seria, per il resto del tempo fa l'idiota ed è impossibile non arrivare al mal di pancia da risate. Cattura l'attenzione di tutti, in un modo o nell'altro. E non lo fa apposta, è una specie di calamita per natura. Nemmeno sai perché, ma vuoi starla a guardare, a sentire la prossima cosa che dirà.
Forse è una di quelle persone che, inconsciamente, fanno desiderare agli altri di avere una briciola della loro attenzione.
Ecco, era tanto che non passavamo del tempo da sole al di fuori dei pranzi di famiglia.
Fino a poco tempo fa, ero abituata a vederla ancora come una bambina. Quella cosetta dagli occhi grandi e scuri e le guance rosse e paffute da prendere in braccio e riempire di coccole. Fino a poco tempo fa, lei faceva qualsiasi cosa per attirare la mia attenzione, ero il suo modello, a scuola scriveva in continuazione temi su di me.
Adesso invece mi ritrovo davanti una giovane ragazza quasi sconosciuta. Ci rido e ci scherzo, ci mettiamo lo smalto a vicenda, ci raccontiamo quel che accade tra le nostre amicizie - aneddoti, litigate, flirt - ci diamo consigli per le piccole cose della vita quotidiana, ci prestiamo le scarpe.
- ma credo che abbia già vissuto qualche piccola delusione d'amore, di cui non so niente.
- credo che lei sia molto di più di quel che appare, ma com'è giusto che sia lo lascia vedere solo alle sue amiche.
Non so, in qualche modo mi manca un rapporto un po' più profondo con lei, S., con cui ho giocato sotto il sole per la maggior parte dei pomeriggi della mia infanzia. Chissà, magari lo diventerà, un giorno.
Ieri, mentre eravamo in giro insieme, non ho potuto fare a meno di pensare a com'ero io alla sua età.
I quattordici anni sono stati i peggiori in assoluto per me. Volevo solo morire. Non riuscivo a fare niente, la mia immagine mi feriva in un modo insopportabile. Quel che ero dentro non corrispondeva a quel che vedevo allo specchio - quest'incongruenza, questo scherzo del destino o di madre natura o dei due in combutta, l'avevo scoperto in terza elementare e da allora non aveva fatto che rovinarmi a poco a poco giorno dopo giorno, fino a spezzarmi completamente sull'uscio dei tredici anni. In fondo è la storia della mia vita riassunta in poche parole: quel che sono dentro non corrisponde a quel che si vede fuori. Ma che vuoi farci. O ti ammazzi o impari a sopravvivere. Il coraggio di ammazzarmi non ce l'ho avuto - anche se un paio di volte ci ho pensato tanto seriamente da farmi paura da sola - quindi, dopo un anno lungo quanto l'eterno, mi costrinsi ad imparare l'arte della sopravvivenza.
E' andata così, non conosco alternative.
Sono il risultato della spudorata e crudele innocenza dei bambini, della spietatezza dei ragazzini, della mancanza di tatto del mondo intero, degli errori degli altri e dei miei e di un milione di altre cose - unite al gene dell'autodistruzione di cui sono in possesso fin dalla nascita, in un mix davvero esplosivo.
Quando sto con lei, vedo tutto ciò che non sono stata e non ho avuto.
Di conseguenza, vedo tutto ciò che non sarò mai e non avrò mai.
Lei è sicura di sé. Una cosa così banale, così semplice, che rende tutto incredibilmente diverso.
Lei si guarda allo specchio e si piace, lei può dire cose come “quanto mi piaccio vestita così!”, lei può farsi un miliardo di fotografie e pubblicarle tutte su facebook che tanto non ce n'è una in cui viene male.
- ma lei è così perché nessuno le ha mai dato modo di dubitare di se stessa.
Si sente dire ogni giorno cose carinissime da tutti i suoi amici, maschi e femmine.
Sono sicura che ha un casino di pretendenti.
Tutto questo, a quell'età, fa una bella differenza.
Lo so, ne sono sicura perché la storia opposta l'ho vissuta io sulla mia pelle.
Ve la racconterò, ma non ora.
Adesso vi dico solo che mi rattrista molto esserne la conseguenza.
E non riuscire a credere, mai, ad un complimento.
Come del resto anche ieri.
Eravamo nel centro commerciale, ad un certo punto un ragazzo, uno di quelli troppo precisi e perfetti che sembrano usciti direttamente dalle foto che girano su tumblr o weheartit, passandomi accanto si è abbassato gli occhiali da sole e facendomi l'occhiolino ha detto: ciao bellissima!
Se fossi una ragazza normale, una ragazza vera, avrei potuto prendermi questo momento e mettermelo in tasca, portarmelo via come momento speciale della giornata. Che anche se un ragazzo ce l'ho già e non mi passa proprio per la testa di posare gli occhi su un altro, è sempre una cosa carina quando uno sconosciuto fa o dice qualcosa di semplice ma dolce o gentile nei tuoi confronti. Avrei potuto sorridere, sentirmi un po' lusingata, prendermi una piccola dose di buonumore.
Invece no. Sono irrimediabilmente rovinata, danneggiata, deviata, guasta.
In un complimento così, fatto da un estraneo, colgo sempre la presa in giro. L'ironia. Lo scherno.
L'umiliazione. E faccio finta di non aver sentito, vado avanti per la mia strada, occhi bassi e freddo dentro.
Non so se il ragazzo di ieri dicesse sul serio o meno.
Ma basta il fatto che non riesco a distinguerlo a dire come sono.
Difettosa.
Il peso è sempre lo stesso. Tra circa una settimana devo partire e per allora vorrei i dannatissimi quarantacinque chili. Con lo zero dopo la virgola, sono stufa di questi maledetti grammi in più che non si decidono a togliersi di mezzo, nonostante con questo caldo la fame nemmeno so cosa sia. Potrei nutrirmi anche di soli liquidi e ghiaccioli. Vorrei che il grasso si sciogliesse ed evaporasse magicamente. Non ne posso più.

Cucciola, a leggerti così triste mi si spezza il cuore, e mi fa andare indietro ai miei 14 anni, dove non me ne fregava di niente e di nessuno, dove ho avuto pugnalate alle spalle dalle mie "amiche", dove mi guardavano e dicevano "che ragazzina alta e stramba!"
RispondiEliminaComuqneu, tu puoi arrivare dove vuoi, non lasciare che il passato ti definisca, tu puoi essere chi vuoi!
Puoi realizzare qualsiasi cosa.!
Anche a me si spezza il cuore leggendo queste parole. Mi dispiace tanto sapere che la tua vita sia stata costellata da momenti bui e da sofferenza. Riesco a percepirla.
RispondiEliminaPerò io sono sicura che tu sia una splendida ragazza che non riesce a vedere quello che davvero è.
Devi stare meglio e noi ti sosterremo.
Ti abbraccio.
Snotra