Diciamo che vivo in un palazzo, un palazzo molto alto. Questo palazzo ha una serie infinita di pianerottoli, l'ascensore non funziona e chissà per quale assurdo motivo il progettista si è dimenticato le scale. Che incompetente, vero? E non ci crederete mai, ma nemmeno quelli che ci hanno lavorato se ne sono accorti, e l'hanno costruito così. Un palazzo altissimo – senza scale. Ecco, io ogni tanto cado in quello spazio dove avrebbero dovuto esserci le scale. Sbatto sul pavimento, mi faccio male, e penso di aver raggiunto il fondo: invece no. Non è mai il fondo, è solo l'ennesimo pianerottolo, che non è nulla. Talvolta la caduta può essere di due o tre piani invece che uno, ma non è che cambi granché. Per finire e ricominciare sul serio dovrei andare in caduta libera, senza sosta, fino ai garage uno o due piani sottoterra. Lì, a quel punto, avrei qualche speranza di salvarmi.
Nel frattempo si va avanti così, cadendo e rialzandosi a intervalli regolari. Ieri è stato il giorno in cui ho raggiunto un nuovo pianerottolo, un piano più in basso di dov'ero prima, perciò adesso posso ricominciare tutti i miei bei giochetti. Sono caduta, ma non sono più nel vortice della caduta, ho un pavimento sotto i piedi, capite? Ieri faceva tutto molto, molto male. Ho scritto frasi angoscianti nel buio della mia stanza, coi Placebo in sottofondo e fuori un temporale in grande stile. Ho quasi avuto un attacco di panico. E per fare uscire i fantasmi, alla fine mi sono tagliata. Una cosa che non facevo da tanto tempo. Era inevitabile, giuro, era proprio inevitabile. Ma l'amara soddisfazione che ho provato, mi ha fatto ricordare perché sono esistiti periodi in cui lo facevo anche tutti i giorni. E' un gioco pericoloso anche quello. Basta rifarlo una volta per aver voglia di farlo ancora. Ne avevo voglia stamattina, ne ho appena lascio libera la mente e si accalcano pensieri indefinibili – basta una lametta, una leggera pressione sul braccio, astratti disegni rossi che compaiono a dar colore alla pelle pallida – e tutto svanisce, tutto si placa; da quel sangue nascono altri sentimenti, non meno difficili da domare, ma per un momento c'è solo silenzio, c'è arrendevolezza, c'è il petto vuoto e quel bruciore che ti distrae da tutto il resto. Dopo ho fatto un bagno caldo, e non ho cenato. Stamattina già pesavo qualcosa di meno, 46.8, non ho pranzato e faccio fatica a parlare col mio ragazzo. Sa che ieri stavo così, non sa ancora cosa ho fatto però; probabilmente finirò col dirglielo, mi pesa nascondergli le cose anche se mi pesa altrettanto confessarlo. Non farlo più – e i baci sulle mie cicatrici. E' un giorno di passaggio oggi, un giorno di riassestamento. Forse domani sarò in grado di vestirmi e uscire di casa.
Nel frattempo, vorrei tanto piangere fino a non poterne più.

"Fight Club", io adoro sia il libro che il film. Uno dei miei preferiti.
RispondiEliminaGià, hai proprio ragione. A volte ci sono dei connubi speciali tra spazio-tempo-azione che elevano il sentimento ad infinito, bello o brutto che sia.
Se hai voglia di piangere fallo. Nessuno ti potrà mai punire per questo.
Un abbraccio.
Fight club è un libro magico. Di per sè, Chuck Pahalaniuk è uno scrittore che ha un qualcosa di grande. Una prosa unica , un ritmo narrativo incredibile, associazioni mentali che pochi riescono a fare. Leggere lui è leggere un botta-risposta continuo . Ogni personaggio è un'allegoria, ogni personaggio non esiste perchè è il rappresentate di qualcosa di più ampio. Personalmente Rabbia è il suo romanzo che più mi rappresenta. e non per la trama in sè (che quasi non esiste) , ma per gli infiniti cavilli umani che mette in luce. Le migliaia di sottotrame, i gap che svela. Io, se non si capisce, sono una che vive nell'astratto. Io di natura romanzo tutto, scrivo il mio grande libro mentale e Pahalaniuk per molti versi l'ha solo messa su carta. A volte un libro ssalva la vita, a volte un libro credi ti racconti la verità, cambia il modo che hai di vedere le cose.
RispondiEliminaHo fatto questo grande elogio a C.P. per poter dire una cosa:
Nonosytante tutto, quelle sono parole.Quello è solo un libro. E Pahalaniuk, Bucowski e Poe sono solo poeti dannati . La realtà, la vita , non è nel tuo palazzo. La risposta non è nell'autodistruzione. Quello porta ad esplorarti se mai, a scrivere cose da rivoltare le viscere. Ma la vita non sta lì. E sopratutto, vivere non vuol dire necessariamente cadere nel banale. Non vuol dire "non saper più vedere". Personalmente credo non esista un fondo del barile perchè nessuno lo ha toccato ed è tornato poi a raccontarlo. Io credo(ed è rivoltante) si possa proseguire in eterno verso il fondo. Ma sopratutto che la prima cosa senza un fondo siamo noi . Seneca dice " la loro vita dunque precipita dentro un baratro . E viene fatta passare attraverso animi fiaccati e bucati, e non serve a niente quanta quantità ci metterai dentro , se non c'è un fondo a sostenerla scivolerà via".
Quello che voglio dire io è di non perderti in parole , perchè sono pur sempre parole e spesso sono lì per suggestionare. E non c'è nulla di bello nella decadenza, nell'uccidersi poco alla volta, e la tua esperienza nei dca dovrebbe avertelo fatto capire.
Scrivi 1000 libri e trova entusiasmo in questo. Mi piacerebbe un sacco leggerli, anche io ne ho scritto uno,sai?.
è vero che i libri cambiano, ma ciò che cambia più di tutto è quello che riesci a costruire dopo, forte di quella nuova visione. Non subirla, plasmala, falla tua, per portarti a un nuovo punto di vista fuori da ogni muro e confine. Credo sia questo quello a cui serve la letteratura: dare un calcio al mondo.
Non ho mai letto questo libro lo cerchero'...sembra interessante...
RispondiEliminaIo non ho mai praticato autolesionismo, non ne avrei il coraggio, non riesco nemmeno a pungermi un polpastrello con un ago. Però posso capire... Quando mi sembra di non farcela più, di stare per impazzire, vado a fare fare una lunghissima corsa. Mi fermo solo quando sento i polmoni in fiamme e la milza che sembra esplodere. Torni a casa distrutta. Invece che tagliarti, perché ci non provi anche tu? Ha un effetto davvero terapeutico, e inoltre bruci un sacco di calorie.
RispondiEliminaHai un ragazzo che ti ama, con cui parli del tuo male, e che fa del suo meglio per consolarti. Credo che questa sia una buona ragione per sorridere, ogni tanto, non tutte hanno questa fortuna...
Un bacio