Credo che si cambi, e basta.
Credo che si cresca, necessariamente.
E che i due processi siano strettamente collegati tra loro.
Credo di essere cresciuta e cambiata all'improvviso, o forse è stato solo che mentre accadeva non me n'ero accorta. Credo di aver acquisito qualche consapevolezza in più e di aver mescolato le carte delle priorità. Credo di aver capito che tutti, ma proprio tutti – dal primo all'ultimo, nessuno escluso – siano egoisti ed egocentrici. Che ogni essere umano pensa prima di tutto a se stesso, anche se lo fa in negativo odiandosi da mattina a sera. Che ciò non ci impedisce di provare ad aiutare chi amiamo, ma questo ci fa sentire ancora di più in diritto di ricevere le stesse attenzioni che abbiamo dato. Pochi, pochissimi sono in grado di dare senza pretendere. E sarà anche normale, e sarà anche giusto... ma ad un certo punto mi è sembrato di vivere in un mondo di bambini viziati. In queste riflessioni, ho guardato per prima me stessa; non punto il dito contro nessuno se prima non l'ho fatto col mio riflesso. A tenersi tutto dentro inevitabilmente si esplode. E si piantano dentro i germogli di un rancore persistente verso chi non ha capito da solo. Ma vedete, ognuno ha le sue guerre personali. Mentre noi pensiamo ai nostri drammi la persona che ci sta davanti e vorremmo tanto se ne accorgesse starà pensando ai suoi, che chissà forse sono anche peggiori. Tante cose mi sono lasciata alle spalle. Tante cose ho messo da parte. Mi sono accorta di aver imparato a cercare in me stessa quello di cui ho bisogno. Ho imparato a leccare le mie ferite da sola, quando si riaprono, come preferisco e nei tempi che voglio. Ho capito che così è tutto molto semplice, che a volte non è vero che parlarne con qualcun altro fa bene, perché parlare la maggior parte delle volte incasina sempre tutto. Ho capito che essere indipendenti è la soluzione; che ciò non significa non amare, non esser presenti, non dare quel che si può – significa solo pensare anche a se stessi. Sono stanca della tragedia, da molto – moltissimo – tempo. Sono stanca di pensare e sentire e vedere che tutto va sempre così schifosamente male. Perché in fondo non è vero. Perché si può imparare a ballare anche quando il pavimento ti si apre sotto i piedi. Perché sono stanca di chiudere gli occhi anche quando la bellezza è evidente. Perché sotto sotto io non sono così, e devo proteggermi dal fango che continua a piovere. Ne ho di problemi, ne avrò ancora di più nei mesi a venire, il dopo è un grande punto interrogativo; ho paura, questo senz'altro. Ma i problemi ci saranno sempre e una parte del diventare adulti sta nell'affrontarli senza nascondere la testa sotto la sabbia. Credo che si possa vivere bene, che si possa esser felici con poco se quel poco è esattamente ciò di cui hai bisogno – e se lo vuoi. Credo che ci voglia tanta forza, per riuscirci. E credo di avere quella forza, da qualche parte.
Credo che, nonostante tutto, prima o poi ogni tassello andrà al suo posto.
Credo che tra qualche anno me ne andrò da qui, pur sapendo bene cosa comportano le distanze. Credo che abiterò in un appartamento luminoso, che ispira la parola casa già sulla porta d'ingresso. Credo che ci abiterò con lui e che la sera resteremo alzati fino a tardi a raccontarci sogni e ricordi bevendo tè caldo davanti ad una candela accesa. Credo che un giorno avremo un bambino, coi miei occhi e il suo sorriso. Credo che il destino è solo una linea sottile disegnata su un foglio bianco, riempire tutto il resto sta a noi, alla nostra fantasia, ambizione, intuizione, volontà. Credo che il mio foglio ad un certo punto scoppierà di colori. Credo che se ci credo, tutto andrà bene.
In giorni così, non concepisco il perché di tanto dolore ovunque.

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