Nessun problema a non sedermi a tavola, sta per venirmi il ciclo, il che mi causa sempre problemi di digestione che mi portano a mangiare poco e niente. Ormai lo sanno e non fanno alcuna storia quando tiro fuori questa motivazione. E' quasi sempre vero, stavolta solo una qualsiasi stupida scusa. Che deve venirmi il ciclo è vero, ma sto benissimo. Almeno fisicamente. Dentro... boh. Ci sono? Ho qualcosa dentro? Me lo domando sempre più spesso. E mi dico che sì, sì che ho qualcosa dentro cazzo. Anzi, probabilmente il problema è proprio che c'è troppo, ed il troppo pieno equivale al vuoto. Dio, sto sempre a psicanalizzarmi. Ieri sera, dopo aver ceduto ancora una volta ai lassativi, ho pensato che il mio reale problema è proprio questo: l'essere una persona troppo complessa. Troppo emotiva, empatica soprattutto, che pensa troppo, troppo razionale, troppo tante cose e non sapendole gestire m'illudo di avere il controllo su me stessa attraverso l'unica cosa che se voglio posso controllare davvero: il cibo.
Può essere, no?
Mi sembra che sto assumendo pensieri/comportamenti sempre più ossessivi. Sempre più lontani da quelli di una persona cosiddetta “normale” ( che bella parola, così estremamente insignificante... ). L'ultima volta che sono andata a fare la spesa con mia madre ho provato un senso di totale disgusto che non avevo mai provato prima. Perché non era solo disgusto verso il cibo - verso quelle pareti interamente ricoperte di calorie modellate nelle forme più disparate, verso il nostro carrello pieno di snack e spuntini deliziosi, verso tutta quella robameravigliosa che sarebbe finita nel nostro frigo e nella nostra dispensa e che non avrebbe fatto altro che tentarmi ogni qualvolta avrei messo piede in cucina. No, non era solo questo. Ho provato disgusto per quell'incredibile spreco di soldi. Ho pensato a quanti soldi vengono costantemente spesi in cibo, e la cosa mi ha semplicemente fatto schifo. Ho pensato a quante altre cose ci si potrebbero fare con quei soldi, a quanti libri, a quanti concerti, a quanti cd, a quanti viaggi, a quanti adorabili vestiti colorati, a quanti regali per le persone a cui voglio bene. A tante cose che potrebbero nutrirmi moralmente che vengono barattate con la spazzatura materiale.
Mi sentivo un gradino superiore a tutto e tutti in quel momento, perché era pieno di gente che pensava a cosa avrebbe cucinato e mangiato quella sera, e il giorno dopo, e quello dopo ancora - e io non ne avevo bisogno. Se solo non avessi un fratello e una sorella che - com'è giusto che sia - desiderano aprire uno sportello e trovarci dentro pacchi di patatine oliose e merendine al cioccolato e biscotti e barattoli di nutella e tutto il resto. Se solo potessi avere attorno nient'altro che frutta e verdura e qualche adorabile snack sano e leggero under 100 calories. Se solo potessi scegliere da sola.
Non avrei ostacoli.
Ma ho passato un periodo di fragilità totale. Al mio cervello bastava un niente per saltare lo steccato e ritrovarsi dall'altra parte, dalla parte sbagliata, quella dove desidera e divora ogni cosa. Quella dove un pacco di vietatissimi biscotti al cioccolato diventa la metà in un attimo, quella dove in dieci minuti si mangia il doppio delle calorie ingerite in un'intera settimana, quella dove la perfezione tanto bramata viene mandata al diavolo.
E poi si piange perché la si rivuole indietro, per gli errori che domani lampeggeranno sul display della bilancia - e allora ci si fa del male per rimediare, e ci si trascina giù, sempre più giù - sempre più lontano da quel che in realtà vorremmo essere.
Tutto questo, tutti questi pensieri, appartengono al sabato passato. Al sabato sera, quando ero praticamente sola in casa e avrei potuto saltare tranquillamente la cena ( se ricordo bene, il pranzo era passato con solo un cappuccino e qualche biscotto ), farmi un bel thè caldo da godermi con un libro in mano o un bel film davanti, e andarmene a letto con lo stomaco vuoto, la pancia piatta, sgonfia, pulita, e risvegliarmi bella e leggera.
Invece no, invece mi sono abbuffata come un maiale e non avevo neanche fame. Si può esser più stupidi e fragili di così?
Di vomitare non ne ho più la forza, ecco il perché dei lassativi.
Ma finalmente mi è chiaro anche il perché di tutto questo: nell'ultimo periodo mangiare è stato il mio modo di punirmi. Non so nemmeno io per cosa, poi. Forse perché non facevo progressi, perché ero bloccata sempre sugli stessi numeri e non mi impegnavo abbastanza. Forse perché sono masochista e basta, e in un modo o nell'altro devo per forza farmi del male. Fatto sta che: basta.
Può essere, no?
Mi sembra che sto assumendo pensieri/comportamenti sempre più ossessivi. Sempre più lontani da quelli di una persona cosiddetta “normale” ( che bella parola, così estremamente insignificante... ). L'ultima volta che sono andata a fare la spesa con mia madre ho provato un senso di totale disgusto che non avevo mai provato prima. Perché non era solo disgusto verso il cibo - verso quelle pareti interamente ricoperte di calorie modellate nelle forme più disparate, verso il nostro carrello pieno di snack e spuntini deliziosi, verso tutta quella roba
Mi sentivo un gradino superiore a tutto e tutti in quel momento, perché era pieno di gente che pensava a cosa avrebbe cucinato e mangiato quella sera, e il giorno dopo, e quello dopo ancora - e io non ne avevo bisogno. Se solo non avessi un fratello e una sorella che - com'è giusto che sia - desiderano aprire uno sportello e trovarci dentro pacchi di patatine oliose e merendine al cioccolato e biscotti e barattoli di nutella e tutto il resto. Se solo potessi avere attorno nient'altro che frutta e verdura e qualche adorabile snack sano e leggero under 100 calories. Se solo potessi scegliere da sola.
Non avrei ostacoli.
Ma ho passato un periodo di fragilità totale. Al mio cervello bastava un niente per saltare lo steccato e ritrovarsi dall'altra parte, dalla parte sbagliata, quella dove desidera e divora ogni cosa. Quella dove un pacco di vietatissimi biscotti al cioccolato diventa la metà in un attimo, quella dove in dieci minuti si mangia il doppio delle calorie ingerite in un'intera settimana, quella dove la perfezione tanto bramata viene mandata al diavolo.
E poi si piange perché la si rivuole indietro, per gli errori che domani lampeggeranno sul display della bilancia - e allora ci si fa del male per rimediare, e ci si trascina giù, sempre più giù - sempre più lontano da quel che in realtà vorremmo essere.
Tutto questo, tutti questi pensieri, appartengono al sabato passato. Al sabato sera, quando ero praticamente sola in casa e avrei potuto saltare tranquillamente la cena ( se ricordo bene, il pranzo era passato con solo un cappuccino e qualche biscotto ), farmi un bel thè caldo da godermi con un libro in mano o un bel film davanti, e andarmene a letto con lo stomaco vuoto, la pancia piatta, sgonfia, pulita, e risvegliarmi bella e leggera.
Invece no, invece mi sono abbuffata come un maiale e non avevo neanche fame. Si può esser più stupidi e fragili di così?
Di vomitare non ne ho più la forza, ecco il perché dei lassativi.
Ma finalmente mi è chiaro anche il perché di tutto questo: nell'ultimo periodo mangiare è stato il mio modo di punirmi. Non so nemmeno io per cosa, poi. Forse perché non facevo progressi, perché ero bloccata sempre sugli stessi numeri e non mi impegnavo abbastanza. Forse perché sono masochista e basta, e in un modo o nell'altro devo per forza farmi del male. Fatto sta che: basta.
Anche ieri, ho fatto un'altra cosa strana, da ossessivo-compulsiva.
Stavo andando bene, con un cappuccino+dolcificante la mattina appena alzata (82kcal), un caffè con poco latte+dolcificante (12kcal) a metà mattina solo perché mia madre voleva che prendessimo qualcosa insieme ed un'insalata mista poco condita per pranzo (tra le 15 e le 20 kcal circa). In più alternavo studio ad esercizio fisico, quindi non avevo nulla da rimproverarmi. Nel pomeriggio però, inizio a sentire una voragine nello stomaco. Tunonhaifamedavverotunonhaifamenonhaifamenonhaifame, continuavo a ripetermi. Ma sarei rimasta sola in casa. Sola con la cucina a chiamarmi e non abbastanza forza per resisterle. Non volevo sbagliare ancora, non volevo ripetere la scena dei giorni precedenti. Così ho chiesto se potevo sistemare e pulire la dispensa, che era in uno stato abbastanza pietoso. Mia madre ovviamente felicissima mi ha detto di sì. Così ho passato un paio d'ore a maneggiare scatole e confezioni di cibo, dolce e salato, a controllare calorie e date di scadenza, e siccome più in fondo era rimasta roba ormai andata a male ho potuto buttare un sacco di roba. Due interi sacchi di spazzatura. E poi ho rimesso tutto in un ordine impeccabile, da manuale.
Tutto ciò mi ha fatto sentire bene, benissimo.
Vi è mai capitato qualcosa di simile?
Un altro errore che faccio, è di mollare tutto appena sgarro anche di un minimo. Ad esempio, sempre parlando di ieri: non capisco perché riesco a stare tranquillamente a stomaco vuoto per l'intera giornata, e poi la sera faccio letteralmente schifo. Ho pensato che per regolarmi dovrei costringermi a mettere qualcosina sotto i denti anche a pranzo, anche se non ho fame, così da evitare danni a cena. Eppure sembra non aver funzionato neanche questo. Stavo leggendo, e la concentrazione veniva meno mentre lo stomaco reclamava. Ho cercato di resistere, ma la paura di fare un disastro più tardi mi ha portato a prendere la scatola dei cereali al miele&mandorle con l'idea di mangiarli a secco, uno alla volta, lentamente, solo per placare quella cazzo di famenonvera. Beh, avrebbe sicuramente funzionato se la mano si fosse fermata quando gliel'ha detto la mia testa. Non lo so, non so perché faccio così. Ne ho mangiati più di quanti avrei voluto, e scatta quel dannato pensiero sbagliatissimo: “tanto, ormai...”
E ho iniziato a spizzicare qualsiasi cosa trovavo, cenando pure con un piatto di pasta panna e funghi e una banana. Dopo mi sentivo talmente gonfia, piena e male che avrei voluto aprirmi la pancia con un coltello e far fuoriuscire tutto.
Lassativi, ancora.
Vaffanculo, Julien.
Unica nota positiva di ieri: ho finito di leggere “Wintergirls”, c'ho messo solo due giorni.
Che dire. Immagino che la maggior parte di voi l'abbiano letto. Per quanto mi riguarda, credo sia la prima volta che trovo un libro che parli di questi problemi in maniera vera, autentica, sincera. Senza fermarsi a stupidi cliché superficiali, rendendo un ritratto completo del nostro mondo distorto. Lia ci rappresenta bene, secondo me. Lia non ha risposte, Lia non sa perché fa quel che fa, ma “la domanda è: perché no?”
In alcuni punti non ho trattenuto le lacrime. In alcuni punti le parole ( e le immagini che non c'erano, ma che io vedevo come fossero fotografie che avessi in mano ) mi hanno smontato e rimontato, giocando coi miei organi interni e scombussolando le mie emozioni. Credo che tutta la bellezza, la profondità e la drammaticità di quel libro sia racchiusa in un'unica, semplice frase:
“Allora adesso mi vedi?”
Sono crollata, su quella frase. Letteralmente.
E mi sono chiesta se una persona qualunque, una persona che non ha una testa come la nostra e come quella di Lia, potrebbe cogliere quanto c'è dietro quella frase. Quanto male possa fare, quanto sia più tagliente dei coltelli usati per affettarsi le braccia.
Insomma, io l'ho amato. Così come amo il titolo, e mi piace la definizione “ragazze d'inverno”. Amo l'inverno e... sì, è una definizione adatta. Decisamente meno dura e decisamente più poetica di anoressica o bulimica o autolesionista.
Per quanto riguarda oggi invece... Non sono andata ai corsi all'università per il semplice motivo che non riuscivo ad alzarmi dal letto. Non per un'ora decente, non per un'ora utile a rispettare i miei doveri. Il che mi fa sentire estremamente in colpa ed estremamente stupida, soprattutto dal momento che non è la prima volta che succede. Anzi, sono rimasta a casa anche ieri. Sembra che non importa quanti buoni propositi o piani io mi faccia, riesco sempre a mandare tutto all'aria. Per di più, dico bugie in continuazione, ad esempio alla mia migliore amica ed al mio ragazzo. Gli ho detto che ero a lezione adesso, per il semplice fatto che non avevo voglia di messaggiarci. Non ho voglia di parlare mai con nessuno in questo periodo... Il fatto è che la nostra è una relazione a distanza, non possiamo vederci praticamente mai ( sono passati già circa tre mesi dall'ultima volta che ci siamo visti, e ne mancano ancora un miliardo prima che potremo rivederci di nuovo ) e lui è un ragazzo d'oro, vi giuro, il ragazzo che tutte vorrebbero. Dolce, romantico, premuroso, mi riempie ogni giorno d'attenzioni e di parole carine, fa di tutto per starmi sempre vicino anche se non può esserlo fisicamente. E io... e io boh, io sono un casino, io non penso di meritarmi tutto questo, io penso che lui è il ragazzo che tutte vorrebbero e io la ragazza che non vorrebbe nessuno. Non so come faccia a non stancarsi di me. Dio, se intraprendo questo discorso non finirò mai, e credo invece di aver già scritto abbastanza. Anche troppo. Scusatemi se annoio, ma sento che solo scrivendo riesco a tirar fuori qualcosa, e solo condividendolo riesco a sentirmi più leggera. Soprattutto ho bisogno di esser capita, per una volta nella mia vita.
Comunque, stamattina la bilancia segnava 48.4 ( vestita )
Non riuscirò a sentirmi bene finché non rivedrò almeno il mio 47.
Per quanto riguarda il d.a. verso mezzogiorno ho preso un cappuccino con due biscotti ( abbracci di Mulino Bianco, per un totale di circa 206kcal ). Potrebbe sembrare troppo, ma se lo consideriamo come un colazione/pranzo insieme ci sta, no?
La cena è un'incognita. Esco con la mia migliore amica ( che non vedo da settimane perché siamo entrambe super impegnatissime ) ed un'altra mia amica che non vedo da prima di Natale. Andiamo in un pub del mio paese che ha aperto da qualche mese, ma ancora non ci sono mai andata. Spero che abbiano qualcosa di leggero sul menù, qualche insalata o che so io... Se vedo che le proposte sono troppo drammatiche, mi limiterò a qualche bevanda analcolica.
Intanto questo pomeriggio farò i soliti esercizi per gambe e addominali, e spero anche un po' di tapis-roulant. Ultimamente sono troppo pigra, anche se in effetti ogni giorno mi faccio chilometri su chilometri per strada. In teoria, a bruciare brucio lo stesso, ma a me non sembra... E va beh. Poi una bella doccia, e mi preparo per la serata.
Vorrei sentirmi bella, vorrei sentirmi bene, ma tanto non ci riesco mai.
Non ho nemmeno idea di cosa mettermi.
Infine, notizia dell'ultimo minuto: al 90% quest'estate vado al concerto dei Placebo :)
Sono uno dei miei gruppi preferiti, ma che dico, sono un pezzo d'anima per me... Si dovrebbe intuire anche dal titolo del blog e dal mio nick, credo.
Non posso perdermeli. Voglio avere al più presto il biglietto in mano!
E con questo passo e chiudo.
Julien




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