venerdì 15 marzo 2013

chiacchiere vuote e superficiali.

Il nonsense delle mie azioni. Delle mie scelte. Delle vie che prendo per cercare una strada giusta, o quanto meno possibile e meno accidentata di quella su cui sto traballando adesso. Non so se i desideri venali su cui mi sto impuntando sono veri o solo qualcosa di stupido e frivolo su cui adesso ho voluto fissare la mia mania di perfezione, tanto per non affrontare cose più serie e consistenti. L'immagine. L'immagine esterna. L'aspetto fisico. Ieri ho speso una marea di soldi da Kiko, in creme, maschere e altri prodotti per truccarsi come si deve. Ho voglia di andare a fare altro shopping. E ho l'ansia mentre lo scrivo. Non so nemmeno di preciso perché, so che non mi piace spendere tanti soldi, specie non in cose di cui si può fare a meno. Spenderei solo in libri, che sono l'unica cosa per cui mi sento davvero ripagata. E infatti prima di ieri erano secoli che non spendevo i miei soldi in qualcos'altro. La me che se ne frega di apparire bella e in ordine è sempre in conflitto con la me che invece vorrebbe essere impeccabile. In fondo so che il problema è uno soltanto: non sono mai a mio agio. Ci sono quelle ragazze che hanno quello stile così casual e semplice, tipo felpe larghe, jeans stretti e lunghi capelli raccolti in code o chignon, con ciocche sfilacciate qua e là, e sono comunque fighe pazzesche. Io mi sento un cesso sempre. Trasandata. Oppure quando “ci provo", quando azzardo abbinamenti più ricercati, più femminili... mi sento sempre appunto come un tentativo fallito. Una che voleva imitare quelle belle per davvero. Che poi almeno in questo, almeno questo in realtà è uno dei pochi complimenti che mi sono sempre stati fatti: hai stile. Me lo dicono da quando sono ragazzina, che sono particolare ma con buon gusto. Un tempo almeno questo mi faceva piacere e riuscivo a riconoscerlo. Oggi non so più chi sono. Mi sento un'imitazione di me stessa e di mille altre persone. Un'imitazione scadente e scaduta, per altro. Non so più nemmeno chi vorrei essere. E per cosa dovrei curarmi tanto poi, se lezioni all'università a parte non ho quasi motivi per uscire?

Il mio ragazzo tempo fa mi chiese: ma tu a parte me e L. hai una vita sociale?
Assolutamente no, gli risposi ridendo, conforme all'atmosfera giocosa in cui stavamo parlando. Mi sono resa conto solo in quel momento di quanto fosse vero, e di quanto gli altri intorno a me avessero più persone con cui relazionarsi. Persino lui, che si definisce con orgoglio un asociale, in fin dei conti ha un sacco di amici. E L. che per anni era come se ci fossimo solo io e lei, ormai ha una comitiva sua. Non abbiamo quasi mai tempo per vederci, io perché studio, lei perché ha le sue cose da fare; però i fine settimana lei li passa fuori con quella gente, con cui bene o male si diverte e si distrae, ed io a casa con la mia famiglia. Che va anche bene, per carità. Solo che non mi ricordo quand'è stata l'ultima volta che ho passato una serata fuori con gente della mia età,  tutto qua. 

Beh, comunque.