Credo di star raggiungendo il punto limite.
E' un periodo terribile, mi sento sempre più sola e stanca, come se ogni sera arrivassi a letto con cento anni in più addosso. Tiravo avanti con un unico pensiero, un'unica prospettiva che mi dava un motivo di alzarmi al mattino: a fine dicembre avrei visto il mio ragazzo. Dai - mi dicevo - fatti forza, vedi di arrivare intera a quei giorni, poi anche se per poco potrai riposarti tra le tue braccia, potrai lasciarti proteggere e asciugare le lacrime, potrai farti un'iniezione di felicità da far durare il più a lungo possibile, dai... Era il mio unico e solo motivo, il traguardo verso il quale arrancavo. E mi è stato portato via. I genitori non lo lasciano venire. Non ci vedremo. Non ci vedremo per un anno intero. Avete idea di cosa voglia dire? Sono abituata a separazioni di quattro, cinque mesi, e già quelle mi hanno distrutto a sufficienza nel corso di questi quasi due anni. Ma un anno. Un anno intero. Io non lo so dove andarmela a prendere la forza stavolta. Proprio non lo so. Tant'è che mi sono ritrovata a piangere senza più riuscire a smettere, ieri, io che a piangere non ci riesco quasi mai. Adesso non farei altro. Avrei pianto per strada, avrei pianto al telefono con lui, avrei pianto nei corridoi dell'università, avrei pianto in macchina, avrei pianto ininterrottamente. E non so nemmeno perché non lo faccio. Non so come comportarmi, non so come reagire. Per istinto, nel tentativo di salvarmi mi sono chiusa a riccio, e non riesco a pronunciare con nessuno il modo in cui mi sento. Ho dato la notizia alla mia migliore amica e l'ho fatto con leggerezza, come se questa mazzata micidiale non mi avesse fatto niente. Urlo al mondo che sto bene, rido e scherzo e la gente mi prende a braccetto e crede a tutte le mie stupide recite. Ma dentro, cristo santo, dentro ho l'inferno. Blindato da una porta impossibile da varcare, chiusa con tutti i mezzi possibili. Sorrido - e penso a quanta strada mi manca per arrivare a quell'abbraccio che avrei potuto avere tra meno di due mesi. Faccio ridere tutti - e muoio coi flashback che mi pitturano la memoria. Rispondo a comando alla quotidianità - e mi trema la gabbia toracica perché sta contenendo un dolore troppo grande. Stavolta, veramente, non so come fare per farcela.
Mi manca, cazzo, mi manca e mi mancherà per ogni singolo stramaledetto fottutissimo giorno di tutti questi mesi. E non potrò farci niente. Dovrò continuare a mordermi le labbra, ingoiare le lacrime, ingannare il tempo, inseguire i ricordi, ignorare la nostalgia, giocare a fresbee con le necessità, spacciarmi per la ragazza divertente e spensierata che non sono, imprecare contro i soffitti per l'angoscia che mi schiaccia e piangere di notte, contro i cuscini, quando nessuno può sentirmi.
Quel poco che resta di me andrà ulteriormente in pezzi. Non riesco ad immaginare in che stato mi troverà quando scenderà da quel treno, nel caldo dell'estate che verrà. Non riesco ad immaginarmi nemmeno tra due mesi, quando sarò gelida e disperata in uno dei giorni più importanti della mia vita, il nostro anniversario, che passerò da sola. E siccome sono una verta artista del masochismo, già so che non saprò farne a meno e andrò comunque in quel posto, quello dove è cominciato tutto, quello dove saremmo dovuti andare insieme com'è tradizione. E mi sentirò amaramente compiaciuta di un dolore così meravigliosamente sublime.
Sono talmente piena di tristezza che di mangiare neanche se ne parla. Non so quanto peso.
(vi ringrazio con tutto il cuore per i vostri commenti, siete preziose, lo dico con tutto il cuore; e lo so che lo dico sempre, ma ci tengo a scusarmi se io non sono altrettanto presente. Vi leggo sempre però, tutte, e cercherò di trovare qualche parola di conforto con cui ricambiarvi. Scusatemi ancora, ma non lasciatemi, per favore.)
E' un periodo terribile, mi sento sempre più sola e stanca, come se ogni sera arrivassi a letto con cento anni in più addosso. Tiravo avanti con un unico pensiero, un'unica prospettiva che mi dava un motivo di alzarmi al mattino: a fine dicembre avrei visto il mio ragazzo. Dai - mi dicevo - fatti forza, vedi di arrivare intera a quei giorni, poi anche se per poco potrai riposarti tra le tue braccia, potrai lasciarti proteggere e asciugare le lacrime, potrai farti un'iniezione di felicità da far durare il più a lungo possibile, dai... Era il mio unico e solo motivo, il traguardo verso il quale arrancavo. E mi è stato portato via. I genitori non lo lasciano venire. Non ci vedremo. Non ci vedremo per un anno intero. Avete idea di cosa voglia dire? Sono abituata a separazioni di quattro, cinque mesi, e già quelle mi hanno distrutto a sufficienza nel corso di questi quasi due anni. Ma un anno. Un anno intero. Io non lo so dove andarmela a prendere la forza stavolta. Proprio non lo so. Tant'è che mi sono ritrovata a piangere senza più riuscire a smettere, ieri, io che a piangere non ci riesco quasi mai. Adesso non farei altro. Avrei pianto per strada, avrei pianto al telefono con lui, avrei pianto nei corridoi dell'università, avrei pianto in macchina, avrei pianto ininterrottamente. E non so nemmeno perché non lo faccio. Non so come comportarmi, non so come reagire. Per istinto, nel tentativo di salvarmi mi sono chiusa a riccio, e non riesco a pronunciare con nessuno il modo in cui mi sento. Ho dato la notizia alla mia migliore amica e l'ho fatto con leggerezza, come se questa mazzata micidiale non mi avesse fatto niente. Urlo al mondo che sto bene, rido e scherzo e la gente mi prende a braccetto e crede a tutte le mie stupide recite. Ma dentro, cristo santo, dentro ho l'inferno. Blindato da una porta impossibile da varcare, chiusa con tutti i mezzi possibili. Sorrido - e penso a quanta strada mi manca per arrivare a quell'abbraccio che avrei potuto avere tra meno di due mesi. Faccio ridere tutti - e muoio coi flashback che mi pitturano la memoria. Rispondo a comando alla quotidianità - e mi trema la gabbia toracica perché sta contenendo un dolore troppo grande. Stavolta, veramente, non so come fare per farcela.
Mi manca, cazzo, mi manca e mi mancherà per ogni singolo stramaledetto fottutissimo giorno di tutti questi mesi. E non potrò farci niente. Dovrò continuare a mordermi le labbra, ingoiare le lacrime, ingannare il tempo, inseguire i ricordi, ignorare la nostalgia, giocare a fresbee con le necessità, spacciarmi per la ragazza divertente e spensierata che non sono, imprecare contro i soffitti per l'angoscia che mi schiaccia e piangere di notte, contro i cuscini, quando nessuno può sentirmi.
Quel poco che resta di me andrà ulteriormente in pezzi. Non riesco ad immaginare in che stato mi troverà quando scenderà da quel treno, nel caldo dell'estate che verrà. Non riesco ad immaginarmi nemmeno tra due mesi, quando sarò gelida e disperata in uno dei giorni più importanti della mia vita, il nostro anniversario, che passerò da sola. E siccome sono una verta artista del masochismo, già so che non saprò farne a meno e andrò comunque in quel posto, quello dove è cominciato tutto, quello dove saremmo dovuti andare insieme com'è tradizione. E mi sentirò amaramente compiaciuta di un dolore così meravigliosamente sublime.
Sono talmente piena di tristezza che di mangiare neanche se ne parla. Non so quanto peso.
(vi ringrazio con tutto il cuore per i vostri commenti, siete preziose, lo dico con tutto il cuore; e lo so che lo dico sempre, ma ci tengo a scusarmi se io non sono altrettanto presente. Vi leggo sempre però, tutte, e cercherò di trovare qualche parola di conforto con cui ricambiarvi. Scusatemi ancora, ma non lasciatemi, per favore.)

Fatti forza! Io ti capisco bene! il mio ragazzo è in comunità a San Patrignano. è partito il 14 marzo. non posso vederlo x un anno e ci possiamo sentire solo ed esclusivamente via lettera! Il suo percorso durerà 4 anni e quando scadrà l'anno (che possono essere anke 15mesi) lo potrò andare a trovare laggiù, in mezzo a tutta la gente, 0 intimità e solo x una giornata ogni 4/5 mesi. è una cosa terribile da sopportare, ma sono convinta che ne usciremo tutti e 2 più forti. Vedrai che troverai la forza di reagire, io ci ho messo più di 6 mesi e fatico ancora molto, ma forse vedo l'uscita almeno di questo tunnel e lo auguro anke a te! bacio
RispondiEliminaMiseriaccia, come mi piacerebbe poterti dare un consiglio per farti sentire meglio. Mi sento talmente inutile per la mia ignoranza circa i rapporti di coppia. Però posso cercare di farti sentire il mio affetto. Pensami lì con te, sono sicura che questo abbraccio e questa carezza ti arriveranno.
RispondiEliminaTi stringo fortissimo!
Oddio... non ti conosco ma cavolo, mi dispiace da morire per te. Io giuro che morirei se succedesse a me. Ho visto il mio ragazzo solo qualche ora fa e già mi manca. Non potrei mai farcela per un anno. Sei sicuramente una persona forte. Come mai questa lontananza? Abitate in città diverse? Scusa ma inizio a leggerti solo ora... un abbraccio virtuale. E ancora, mi dispiace.
RispondiEliminaP.S. amo i Placebo, ma "Julien" non la conoscevo e l'ho ascoltata grazie al tuo blog. E' diventata una delle mie preferite e sono giorni che ascolto quasi solo quella a ripetizione :P
Cavolo, mi dispiace tantissimo vederti così addolorata. Tu che sei una persona così forte. Nonostante tutte le mazzate con cui la vita intralcia il tuo cammino, non mostri il tuo dolore. Guardi avanti e continui imperterrita.
RispondiEliminaIo so che significa la distanza in una storia d'amore. Sono stata due anni con un ragazzo di Jesolo(Venezia), e io sono di Roma...
Fra noi è finita, per volere mio, ma non per la distanza. Era la distanza e la diversità fra noi che si faceva sempre più grande. Ciò nonostante, ancora ci sentiamo, e ne approfitterò per vederlo quando a febbraio salgo da lui per un concerto!
Ti mando un forte abbraccio, regalandoti un po' di quella forza, che a te non manca. Sappi che ci sono sempre e che con me non devi trattenere niente.