“Una parte delle mie fobie è collegata al cibo. Per forza Celeste è ridotta in questo stato. Odiavo qualsiasi essere umano che si mettesse a mangiare in mia presenza. Se si trattava di persone di famiglia, l'odio era ancora più intenso. Lo osservavo mentre mangiava - non aveva importanza chi fosse - e cominciavo progressivamente a disprezzarlo, poi a considerarlo un selvaggio, un inadeguato, un rozzo.”
- Marcela Serrano, Antigua, vita mia
Assurdo, devo avere un radar. Una calamita che sistematicamente conduce a me qualsiasi cosa - libro, film, saggio, canzone, articolo - che abbia a che fare con certi argomenti. Non solo i dca, anche altri tratti particolarmente problematici del mio carattere e del mio modo di essere al mondo. E per la cronaca, questo non è proprio un libro che tratta di disturbi alimentari, affatto; è una storia profonda e complessa, ambientata in Cile. Il racconto inizia nel 1989, alla caduta del muro di Berlino, e avanza negli anni novanta. Ma quello che viene raccontato è un presente strettamente intrecciato ad una lunga sequela di flashback, che puntano a raccontare non una ma ben due storie: quella di Josefa e quella di Violeta, due donne ormai adulte e amiche praticamente da sempre. Vite diverse, personalità diverse, esperienze diverse e quell'amicizia forte e vera che le tiene unite anche a distanza - di tempo e di spazio. Mi mancano poco meno di novanta pagine, fino ad ora m'è piaciuto parecchio, non è di quei libri che mi entrano dentro e mi segnano irreversibilmente, ma un qualcosa ce l'ha. Se v'ispira, io non mi sento in colpa a consigliarlo. E' comparsa anche quella parolina stregata, anoressia. Non mi spiego perché, è uscita fuori dalle pagine come un cazzotto potente che mi ha colpita dritta sotto il mento, costringendomi a rovesciare la testa all'indietro. Era come se dentro quella storia, proprio non volevo leggercela. O forse non attribuita a quel personaggio di cui si sa così poco, forse non in quelle circostanze, forse non buttata lì così senza troppe spiegazioni; e invece è proprio lì il genio della scrittrice, ed è proprio per questo che fa così male inciamparci sopra: pochi - pochissimi - indizi, zero spiegazioni. Se sei sensibile abbastanza però e sei in grado di metterli insieme, il quadro è più che chiaro, e funziona più raccontato così sottilmente che se l'autrice si fosse messa ad indagare ragioni e motivazioni da più vicino.
Avevo voglia di parlarvi di questo libro perché mi ci sono immersa oggi pomeriggio; nonostante l'ho iniziato ormai da diversi giorni, la parte che mi ha rapito l'ho centrata oggi. Mi rendo conto che ultimamente qui ho scritto poco e cose di poco conto. Ho passato l'ennesimo periodo strano. Avendo ben pochi impegni e nessun compito importante da svolgere, il tempo si è dilatato a dismisura e quello che etichetto come "periodo" potrebbe essere, in realtà, nient'altro che una manciata di giorni. Una settimana, due al massimo. Ma è stato comunque un momento di vuoto - un vuoto strano, non quello tipico che ad una ad una ci colpisce tutte ogni tanto. No, questo era un vuoto diverso, che non so come spiegare. Tipo sentirsi smarriti senza esserne coscienti. Tipo essere certi e sicuri di ogni cosa che si dice, ogni azione che si compie - ora faccio questa cosa perché l'ho razionalmente deciso - quando in realtà tu non stai nemmeno pensando, a niente, la tua testa è vuota e non sei in grado di decidere, ragionare, decretare, scegliere, motivare, consigliare; niente di niente. Fermo al centro del mondo in attesa che questo si muova e rotolando sotto i tuoi piedi ti permetta magicamente di ritrovarti, all'improvviso, esattamente dove volevi essere. Ma non funziona così, e a forza di stare immobile senza che attorno a te - o dentro di te, se preferite - cambi niente di niente, presto o tardi te ne rendi conto. Non che mi stessi veramente comportando così, ero solo in attesa di avere qualcosa da fare - ergo: che cominciassero i corsi all'università - come se da quello dipendesse tutto il resto e senza obiettivi prestabiliti non fossi capace e nemmeno autorizzata a muovermi; ma nel frattempo ho lasciato che la staticità mi imbambolasse. Una cosa che, davvero, non mi fa affatto bene.
Inutile dire che ho giocato col mio peso come fosse uno yo-yo. Non mi sono abbuffata, ma uscendo da un periodo sregolato ho fatto la fatica della fase di passaggio. Non è la voglia di mangiare ragazze, a me di mangiare non me ne frega niente. E' la gente attorno, è sempre quella, è la frustrazione, è la rabbia, è tutto quanto... Ma ho l'impressione di star diventando sempre più forte. In quest'ultima settimana, il rischio del binge era sempre in agguato; ogni volta stringevo forte i denti e lasciavo che mi passassero per la testa tutti i promemoria: cosa otterresti di buono adesso andando in cucina a strafogarti? Dopo stai solo peggio, lo sai, non farlo dai. E' vero, il peso di oggi era uguale a quello di ieri, ma se tieni duro magari domani sarà diminuito; se ti riempi lo stomaco di quello che ti pare, invece, potresti vederne uno pure più alto. Ricordati quello che vuoi veramente... E così via. Beh, funziona. Al massimo, proprio per non rischiare, mettevo in bocca qualche chicco d'uva o manciate di cereali integrali. Sta andando bene, credo, anche se sono incastrata da non so quanto nella fascia dei quarantacinque chili. Il peso sembra non volersi schiodare da là, si diverte ad oscillare tra il ,0 e il ,6. Inizio a stancarmi, eppure non demordo. Non mi lascio contagiare da niente e nessuno, perché so di poterci riuscire. Per ora mi basta perderne altri due, cosa farne di me poi lo deciderò in seguito.
Nel frattempo, finalmente, l'autunno inizia pian piano a farsi vedere. Le giornate Iniziano a prendere la forma che dovrebbero sempre avere: sveglia presto, aria fredda, cappuccino accogliente; autobus e treni e sottopassaggi della metro, tante strade percorse a passo svelto, milioni di facce diverse col futuro chiuso nelle borse appese in spalla. Ho avuto un momento di bizzarra serenità oggi. Camminavo spedita verso la mia facoltà, i Placebo fedelmente a raccontarmi le loro fiabe malinconiche; spinta da un'improvvisa esattezza ho alzato lo sguardo che per la maggior parte del tempo tengo inchiodato a terra. C'era il fiume di ragazzi che veniva dalla direzione opposta alla mia, diretti alla metropolitana. Li guardavo ad uno ad uno mentre mi passavano accanto, il modo di vestire, le espressioni, gli occhi, le sigarette oscillanti tra le labbra o tra le dita. Ho provato qualcosa, semplicemente qualcosa. Qualcosa di simile ad un vago affetto, un senso di appartenenza per tutti quei ragazzi e ragazze che, come me, covano dei sogni. Hanno dei problemi. Hanno delle storie. Lottano per fare qualcosa, essere qualcuno, gridare al mondo io esisto, crearsi con le unghie e con i denti il proprio meritato spazio. Ne guardavo uno e pensavo chissà, magari tra tanti anni mi ritroverò sotto le mani di quello là, uscito a pieni voti da Medicina e sopravvissuto ad anni di specialistica; chissà, forse mi salverà la vita. E quella ragazza laggiù invece, quella coi capelli scuri e l'aria gentile, forse quella sarà la mia psicologa quando finalmente mi deciderò a parlare con qualcuno. Quello lì forse diventerà il più grande scienziato del secolo e salverà il pianeta Terra. La bionda col vestitino corto la vedremo in tv in qualità di esperta, diciamo, di moda, tendenze sociali e cose così. Quel ragazzo con la barba e il sorriso gentile vorrei insegnasse storia ai miei figli. Ho sempre pensato che gli insegnanti di storia, specie quelli delle elementari, debbano metterci particolare cura per far amare la loro materia. Non dev'essere un'accozzaglia di nozioni, qualcosa di così vivo ed emozionante e fondamentale non può esser ridotto a nomi e date. Dovrebbe essere spiegata come si racconterebbe un romanzo d'avventura. Mi sono persa in miliardi di pensieri simili, ed ho sorriso a degli estranei.
Paradossale tutto questo, se si pensa che più passa il tempo, più mi sento estranea e lontana dalla gente.
Paradossale tutto questo, se si pensa che più passa il tempo, più mi sento estranea e lontana dalla gente.


Fossero come dici tu gli insegnanti di storia, ora non starei qui con i conati ogni volta che sento quella parola.
RispondiEliminaAnche'io sono felice dell'arrivo dell'autunno e di tutte quelle cose che porta con sé, così come anche un po' di sano movimento nella vita e qualche accenno di serenità. Magari così il periodo sregolato passa e tutto ritorna in linea :) Un bacio
Non sei l unica io mi sento estranea al mondo alla mia famiglia !! E assurdo vedere ragazzi felici per tuttto e poi vederre te li.. Senza voglia di vivere.
RispondiEliminaQuanto sei alta C:
Copiaincolliamoci a vicenda.
RispondiEliminaSì, processo di autoconvincimento. "Non lo fare! Non prendere quel pane, non prendere la marmellata, non toccare nulla che possa fare alzare il tuo peso! A che pro mangiare? Se aspetti qualche ora dovrai mangiare per forza, a pranzo o a cena. Tu provaci intanto, non mangiare, fallo, fallo" E poi io crollo e non ascolto più la parte razionale di me. Almeno tu hai autocontrollo tesoro, almeno tu hai questo. Comunque sai che anche io ho passato giornate così, anche io in attesa che qualcosa si smuovesse, che trovassi una buona motivazione per uscire di casa e iniziare a vivere la vita. E non è un caso che quel momento coincidesse pienamente con l'inizio delle lezioni.. Per il resto giustamente sola, non autorizzata a divertirmi, semplicemente silenzio intorno a me e noia.. Mangiare, mangiare, mangiare, ovvio. E il peso che sale a vista d'occhio. Maledetta me, eh?
RispondiEliminaTi abbraccio forte tesoro
Snotra