Ciao a tutte! Finalmente credo di aver sistemato la faccenda del blog privato, vi ho aggiunte e ho provveduto a cancellare i commenti contenenti l'email di chi me l'ha chiesto; attendo di ricevere sulla mia email gli indirizzi delle ragazze che preferivano non scriverla pubblicamente, e poi finalmente è fatta. Nel frattempo, c'è questo premio che ormai penso conosciate tutte, e che mi è stato passato da ben tre persone: priccina, .Bee. e caffè amaro.
Regole:
1 - Copiare il premio in un post
2 - Ringraziare la persona che ti ha nominato
Ringrazio tantissimo tutte e tre, è veramente bello sapere che quanto scrivo arriva a qualcuno. Mi scuso con priccina per averlo "ritirato" solo ora, sei stata la prima a passarmelo ed è passato un po' di tempo, meglio tardi che mai! Grazie a .Bee. e grazie a caffè amaro non solo per il premio ma soprattutto per le belle parole che hai speso per me ancora una volta.
3 - Raccontare 7 cose di te
1. Sono un po' una fanatica del linguaggio corretto. Adoro le persone che parlano bene, m'incantano e finisce che m'interesso a quanto dicono anche se l'argomento in sé non mi attrae più di tanto. Ogni lingua ha un suono, una melodia e chi sa usarla bene è un musicista. Leopardi scrisse che una lingua è la storia di un popolo e di tutti quelli che la parlarono; credo sia vero. Ho avuto l'onore d'incontrare Camilleri, e mentre parlava mi sembrava dipingesse immagini con la voce. Spero tanto di riuscire a fare lo stesso, un giorno, perché una cosa che mi accompagna da sempre è un'incongruenza tra come scrivo e come parlo: i professori del liceo dicevano sempre che se avessi imparato ad esprimermi a voce allo stesso livello che raggiungevo sulla carta, sarei stata perfetta. Purtroppo parlando sono molto meno sciolta ed esce sempre fuori la metà di quanto potrei dare, sia quando si tratta di esposizioni "scolastiche", sia nel parlare con gli altri di cose serie.
2. Mi sono sempre sentita diversa dai miei coetanei e fino ad un paio di anni fa le provavo tutte per integrarmi e sentirmi il più possibile parte del gruppo almeno con le poche persone che mi sentivo di frequentare. L'esempio più antico al riguardo risale a quand'ero veramente piccola, andavo ancora all'asilo: i miei mi hanno raccontato che quando iniziai a parlare, pronunciavo ogni parola nuova che imparavo correttamente, senza storpiarle com'è tipico dei bambini; e quando giocavo con loro e sentivo che dicevano in modo diverso alcune parole, come pittoli invece di piccoli, ce la mettevo tutta per parlare come loro, ma non riuscivo proprio a sbagliarle. E' un aneddoto che mi ha sempre divertita.
3. Mia madre è svedese ed anch'io sono nata in Svezia. Parlo correntemente lo svedese ma zoppico nello scritto e faccio un po' di fatica a leggerlo; immagino ci vorrebbe solo più pratica per colmare queste lacune, e spero di avere il tempo di farlo un giorno. Torniamo almeno una volta l'anno a trovare tutti i parenti, ed io è lì che mi sono sempre sentita a casa. Ho sempre detto che da grande sarei andata a viverci. Penso proprio che prima o poi succederà.
4. Ho tre tatuaggi: una J incrociata ad una chiave di basso sul dorso della mano destra – chiunque si ritrovi a parlare con me per la prima volta non resiste e mi chiede cosa sia, perché a primo impatto non è semplice da decifrare. Be', l'ho fatto nel corso del primo anno col mio ragazzo, la J è la sua iniziale, che s'incrociava bene con la chiave di basso che comunque desideravo per rappresentare il legame che ho con la musica; ho avuto quest'idea di unirli anche perché quand'è arrivato nella mia vita lui è stato musica e proprio grazie ad essa abbiamo cominciato a conoscerci. Le persone restano sgomente quando scoprono che è la sua iniziale, pensano sempre che sia un errore perché se poi ci lasciamo quel tatuaggio me lo dovrò tenere. Io la trovo un obiezione molto stupida, innanzi tutto perché non è un fatto dovuto che la nostra storia finisca, ma soprattutto perché io l'ho fatto non per marchiarmi sulla pelle il nostro amore, ma quanto sia importante lui per me. Se un giorno dovessimo lasciarci, la fine della nostra storia non cancellerebbe il ruolo che lui ha avuto nella mia vita. E' stato importante (lo è ancora) e questo non verrebbe cambiato da un'eventuale "fine". I tatuaggi raccontano quel che siamo e le nostre storie, lui è una storia che merita di essere raccontata. L'altro è sull'avambraccio destro, una semplice scritta in stile calligrafia: nevermind. L'ho fatto in un momento no della mia vita. E' per l'omonimo album dei Nirvana, una delle mie band preferite con cui sono praticamente cresciuta; mi sono sempre sentita legata a Kurt Cobain e leggendo e conoscendo meglio la sua storia poi ho capito perché. Ma è anche perché la trovo una bellissima parola, una di quelle che esiste davvero solo nella lingua cui appartiene. Secondo me è intraducibile in italiano. Diremmo “non preoccuparti”, ma non è lo stesso. Forse è un'interpretazione mia... ci vedo dentro un po' d'amarezza, come un “qualunque cosa accada, va bene lo stesso”. E' un promemoria, è un modo di dirmi qualcosa che solo io so, è un modo di prendere le cose e vivere la vita. Il terzo e – per ora – ultimo è un piccolo segno dell'infinito sul lato dell'anulare sinistro. Ho letto da qualche parte, o mi è stato detto (non ricordo), che l'anulare sinistro sia l'unico dito direttamente collegato al cuore e che per questo è a quello che si porta la fede. Non so se sia vero, comunque l'idea mi piaceva. Evito di blaterare sul concetto d'infinito.
5. Ho la fobia degli aghi ma persino nelle mie fobie sono strana e assurda. Crescendo ho superato la paura di una semplice iniezione e se devo farne una non ho grandi problemi; ma non ho mai fatto analisi del sangue e penso non le farò mai finché non sarà strettamente necessario: mi fa non senso, qualcosa di molto di più il pensiero di farmi conficcare un ago nella vena del braccio. Fosse da una qualsiasi altra parte del corpo, potessero estrarmi il sangue da, che ne so, un dito, una coscia, una chiappa, pancia, spalla... andrebbe benissimo, ma da lì proprio non posso farcela. Collegato a questo, mi fa ovviamente senso tutto ciò che ha a che fare coi piercing. Non so come quest'estate sono riuscita a farmi quello al naso, ma sia in quel momento sia ogni volta che ho dovuto medicarlo o cambiarlo ho rischiato di svenire. E nonostante questo non ho buchi alle orecchie. So che è follia pura, ma potrei farmi bucare l'altra narice, un labbro, ma i lobi delle orecchie proprio no. E non è per il dolore, è una fobia, credo. Persino quando mia sorella deve cambiarsi gli orecchini non riesco a stare nella stessa stanza, quando ho accompagnato qualcuno a farne sono dovuta andarmene fuori perché già mi si annebbiava la vista. E' qualcosa d'irrazionale su cui non posso fare niente. Mi prendono tutti in giro per 'ste cose e il mio ragazzo, che ha un orecchino, si diverte tantissimo a cambiarselo davanti a me o tormentarmi con finte tragedie tipo non trovare il buco e trafiggersi altri punti del lobo. Lo odio tantissimo quando fa così.
6. Ho un ossessione/passione per diverse cose. Libri in primis, una parete della mia stanza è tutta occupata da una libreria ormai piena; sistemarla mi fa sentire bene e lo faccio maniacalmente. Ogni tanto cambio metodo ma ci sono delle regole fisse, ad esempio i libri di uno stesso autore devono stare uno accanto all'altro, possibilmente in ordine cronologico di pubblicazione; classici con i classici, narrativa e poesia raggruppate insieme in un angolo a parte, saggistica e testi universitari in uno scaffale apposito. Al momento è ordinata anche per colori e case editrici. La follia, lo so, ma fa un bellissimo effetto anche a guardarla. Oh, e non metto mai a posto libri che non ho ancora letto. Quelli li spargo in ordine casuale sul comodino e dove c'è posto. Un'altra cosa con cui sono andata in fissa sono gli oggetti vintage. Ne ho alcuni in camera, un mappamondo e una scatola in particolare, che adoro. Mi piacerebbe moltissimo avere una macchina da scrivere, possibilmente una Underwood.
7. Sono in grado di appassionarmi a praticamente qualunque cosa. Tranne dove c'è troppa scienza e matematica, per il semplice motivo che non sono mai stata portata. Da un giorno all'altro potrei mettermi a studiare arte contemporanea e storia del giardinaggio con lo stesso interesse. Mi piace conoscere, mi piace imparare; può essere positivo, ma ha anche il risvolto negativo che chi "mille ne pensa, una ne fa".
4 - Nominare altri 7 blog e farglielo sapere con un commento
A dire la verità la maggior parte delle persone a cui l'avrei passato l'hanno già fatto e poi preferirei comunque dedicarlo a tutte; come scrivevo a caffè amaro lo trovo un bel premio questo, perché spinge a raccontare qualcosa di sé che magari altrimenti non sentiremmo motivo di scrivere. In questo modo ho scoperto aspetti nuovi di voi, ho scoperto cose che vi caratterizzano molto di più di numeri e diete e obiettivi e mi è piaciuto tanto leggere di qualche vostra stranezza, di come sorridete o qualche assurdità commessa in passato. Perciò, chiunque non abbia ancora partecipato e ha voglia di raccontarsi e condividere con tutte noi pezzi di sé, si senta libera di ricevere da me questo premio, ne sarei felicissima.
Un abbraccio!
Regole:
1 - Copiare il premio in un post
2 - Ringraziare la persona che ti ha nominato
Ringrazio tantissimo tutte e tre, è veramente bello sapere che quanto scrivo arriva a qualcuno. Mi scuso con priccina per averlo "ritirato" solo ora, sei stata la prima a passarmelo ed è passato un po' di tempo, meglio tardi che mai! Grazie a .Bee. e grazie a caffè amaro non solo per il premio ma soprattutto per le belle parole che hai speso per me ancora una volta.
3 - Raccontare 7 cose di te
1. Sono un po' una fanatica del linguaggio corretto. Adoro le persone che parlano bene, m'incantano e finisce che m'interesso a quanto dicono anche se l'argomento in sé non mi attrae più di tanto. Ogni lingua ha un suono, una melodia e chi sa usarla bene è un musicista. Leopardi scrisse che una lingua è la storia di un popolo e di tutti quelli che la parlarono; credo sia vero. Ho avuto l'onore d'incontrare Camilleri, e mentre parlava mi sembrava dipingesse immagini con la voce. Spero tanto di riuscire a fare lo stesso, un giorno, perché una cosa che mi accompagna da sempre è un'incongruenza tra come scrivo e come parlo: i professori del liceo dicevano sempre che se avessi imparato ad esprimermi a voce allo stesso livello che raggiungevo sulla carta, sarei stata perfetta. Purtroppo parlando sono molto meno sciolta ed esce sempre fuori la metà di quanto potrei dare, sia quando si tratta di esposizioni "scolastiche", sia nel parlare con gli altri di cose serie.
2. Mi sono sempre sentita diversa dai miei coetanei e fino ad un paio di anni fa le provavo tutte per integrarmi e sentirmi il più possibile parte del gruppo almeno con le poche persone che mi sentivo di frequentare. L'esempio più antico al riguardo risale a quand'ero veramente piccola, andavo ancora all'asilo: i miei mi hanno raccontato che quando iniziai a parlare, pronunciavo ogni parola nuova che imparavo correttamente, senza storpiarle com'è tipico dei bambini; e quando giocavo con loro e sentivo che dicevano in modo diverso alcune parole, come pittoli invece di piccoli, ce la mettevo tutta per parlare come loro, ma non riuscivo proprio a sbagliarle. E' un aneddoto che mi ha sempre divertita.
3. Mia madre è svedese ed anch'io sono nata in Svezia. Parlo correntemente lo svedese ma zoppico nello scritto e faccio un po' di fatica a leggerlo; immagino ci vorrebbe solo più pratica per colmare queste lacune, e spero di avere il tempo di farlo un giorno. Torniamo almeno una volta l'anno a trovare tutti i parenti, ed io è lì che mi sono sempre sentita a casa. Ho sempre detto che da grande sarei andata a viverci. Penso proprio che prima o poi succederà.
4. Ho tre tatuaggi: una J incrociata ad una chiave di basso sul dorso della mano destra – chiunque si ritrovi a parlare con me per la prima volta non resiste e mi chiede cosa sia, perché a primo impatto non è semplice da decifrare. Be', l'ho fatto nel corso del primo anno col mio ragazzo, la J è la sua iniziale, che s'incrociava bene con la chiave di basso che comunque desideravo per rappresentare il legame che ho con la musica; ho avuto quest'idea di unirli anche perché quand'è arrivato nella mia vita lui è stato musica e proprio grazie ad essa abbiamo cominciato a conoscerci. Le persone restano sgomente quando scoprono che è la sua iniziale, pensano sempre che sia un errore perché se poi ci lasciamo quel tatuaggio me lo dovrò tenere. Io la trovo un obiezione molto stupida, innanzi tutto perché non è un fatto dovuto che la nostra storia finisca, ma soprattutto perché io l'ho fatto non per marchiarmi sulla pelle il nostro amore, ma quanto sia importante lui per me. Se un giorno dovessimo lasciarci, la fine della nostra storia non cancellerebbe il ruolo che lui ha avuto nella mia vita. E' stato importante (lo è ancora) e questo non verrebbe cambiato da un'eventuale "fine". I tatuaggi raccontano quel che siamo e le nostre storie, lui è una storia che merita di essere raccontata. L'altro è sull'avambraccio destro, una semplice scritta in stile calligrafia: nevermind. L'ho fatto in un momento no della mia vita. E' per l'omonimo album dei Nirvana, una delle mie band preferite con cui sono praticamente cresciuta; mi sono sempre sentita legata a Kurt Cobain e leggendo e conoscendo meglio la sua storia poi ho capito perché. Ma è anche perché la trovo una bellissima parola, una di quelle che esiste davvero solo nella lingua cui appartiene. Secondo me è intraducibile in italiano. Diremmo “non preoccuparti”, ma non è lo stesso. Forse è un'interpretazione mia... ci vedo dentro un po' d'amarezza, come un “qualunque cosa accada, va bene lo stesso”. E' un promemoria, è un modo di dirmi qualcosa che solo io so, è un modo di prendere le cose e vivere la vita. Il terzo e – per ora – ultimo è un piccolo segno dell'infinito sul lato dell'anulare sinistro. Ho letto da qualche parte, o mi è stato detto (non ricordo), che l'anulare sinistro sia l'unico dito direttamente collegato al cuore e che per questo è a quello che si porta la fede. Non so se sia vero, comunque l'idea mi piaceva. Evito di blaterare sul concetto d'infinito.
5. Ho la fobia degli aghi ma persino nelle mie fobie sono strana e assurda. Crescendo ho superato la paura di una semplice iniezione e se devo farne una non ho grandi problemi; ma non ho mai fatto analisi del sangue e penso non le farò mai finché non sarà strettamente necessario: mi fa non senso, qualcosa di molto di più il pensiero di farmi conficcare un ago nella vena del braccio. Fosse da una qualsiasi altra parte del corpo, potessero estrarmi il sangue da, che ne so, un dito, una coscia, una chiappa, pancia, spalla... andrebbe benissimo, ma da lì proprio non posso farcela. Collegato a questo, mi fa ovviamente senso tutto ciò che ha a che fare coi piercing. Non so come quest'estate sono riuscita a farmi quello al naso, ma sia in quel momento sia ogni volta che ho dovuto medicarlo o cambiarlo ho rischiato di svenire. E nonostante questo non ho buchi alle orecchie. So che è follia pura, ma potrei farmi bucare l'altra narice, un labbro, ma i lobi delle orecchie proprio no. E non è per il dolore, è una fobia, credo. Persino quando mia sorella deve cambiarsi gli orecchini non riesco a stare nella stessa stanza, quando ho accompagnato qualcuno a farne sono dovuta andarmene fuori perché già mi si annebbiava la vista. E' qualcosa d'irrazionale su cui non posso fare niente. Mi prendono tutti in giro per 'ste cose e il mio ragazzo, che ha un orecchino, si diverte tantissimo a cambiarselo davanti a me o tormentarmi con finte tragedie tipo non trovare il buco e trafiggersi altri punti del lobo. Lo odio tantissimo quando fa così.
6. Ho un ossessione/passione per diverse cose. Libri in primis, una parete della mia stanza è tutta occupata da una libreria ormai piena; sistemarla mi fa sentire bene e lo faccio maniacalmente. Ogni tanto cambio metodo ma ci sono delle regole fisse, ad esempio i libri di uno stesso autore devono stare uno accanto all'altro, possibilmente in ordine cronologico di pubblicazione; classici con i classici, narrativa e poesia raggruppate insieme in un angolo a parte, saggistica e testi universitari in uno scaffale apposito. Al momento è ordinata anche per colori e case editrici. La follia, lo so, ma fa un bellissimo effetto anche a guardarla. Oh, e non metto mai a posto libri che non ho ancora letto. Quelli li spargo in ordine casuale sul comodino e dove c'è posto. Un'altra cosa con cui sono andata in fissa sono gli oggetti vintage. Ne ho alcuni in camera, un mappamondo e una scatola in particolare, che adoro. Mi piacerebbe moltissimo avere una macchina da scrivere, possibilmente una Underwood.
7. Sono in grado di appassionarmi a praticamente qualunque cosa. Tranne dove c'è troppa scienza e matematica, per il semplice motivo che non sono mai stata portata. Da un giorno all'altro potrei mettermi a studiare arte contemporanea e storia del giardinaggio con lo stesso interesse. Mi piace conoscere, mi piace imparare; può essere positivo, ma ha anche il risvolto negativo che chi "mille ne pensa, una ne fa".
4 - Nominare altri 7 blog e farglielo sapere con un commento
A dire la verità la maggior parte delle persone a cui l'avrei passato l'hanno già fatto e poi preferirei comunque dedicarlo a tutte; come scrivevo a caffè amaro lo trovo un bel premio questo, perché spinge a raccontare qualcosa di sé che magari altrimenti non sentiremmo motivo di scrivere. In questo modo ho scoperto aspetti nuovi di voi, ho scoperto cose che vi caratterizzano molto di più di numeri e diete e obiettivi e mi è piaciuto tanto leggere di qualche vostra stranezza, di come sorridete o qualche assurdità commessa in passato. Perciò, chiunque non abbia ancora partecipato e ha voglia di raccontarsi e condividere con tutte noi pezzi di sé, si senta libera di ricevere da me questo premio, ne sarei felicissima.
Un abbraccio!

Mi capita di parlare di Camilleri come di una persona veramente fuori dal comune, alfabeta (cosa più unica che rara provenendo da una regione dove fino a non molti decenni fa in pochi andavano a scuola), ha letto più libri di quanto riusciremmo a fare noi in una vita, ha creato un personaggio che tiene persino me incollata al televisore... ai libri un po' meno perchè non riesco molto a leggerli. Lui a parte, nel primo punto mi trovo identica a te. E condivido il pensiero riguardo questo premio, non è la solita catena di Sant'Antonio ma è invece un passatempo che permette di svelare un po' di noi a chi legge. Detto questo essendo a bocca asciutta penso tocchi a me. :)
RispondiEliminaAlla prossima