Chissà che succede se…
Sono così tante le domande che ci si possono fare. Invidio chi se le fa con calma nell’arco di una vita, io che - tutte - me le pongo nell’arco di una giornata soltanto. Ho avuto tanti passati diversi, un solo ragazzo, una sola amica. Un modo di scrivere per tantissime storie interrotte, due cani, pochissimi amori, una manciata di sogni e innumerevoli delusioni ed insoddisfazioni. Ho avuto tanti diari, tantissimi quaderni, parecchi colori diversi di capelli e durante un’estate le braccia piene di braccialetti. Ho provato un numero incalcolabile di sentimenti, per la testa è passato un numero ancora più spropositato di pensieri; ho avuto paura e ho avuto coraggio, ho avuto voglia di mollare e poi voglia di farcela e poi una voglia ancora più grande di mollare ma non ho avuto alternative. Ho avuto finestre sul mondo, posti prenotati sugli aerei sui treni sui pullman sui taxi biglietti di sola andata per un sano salto nel vuoto. Ho detto troppi arrivederci, qualche addio, ho versato lacrime abbastanza da riempire qualche letto vuoto di fiume. Ho perso qualche scintilla che mi permetteva di non essere soltanto una tra tante, avevo cose da dire, da difendere, da dimostrare, da urlare dalla cima della Tour Eiffel o dell’Empire State Building. Ma poi mi sono dimenticata di mangiare, per giorni e giorni ancora, e poi ho mangiato troppo così come si fa l’amore con chi si ama e non si è visto da abbastanza tempo da star male. Non so com’è successo, ma mentre contavo le briciole di pane i bicchieri d’acqua gli scalini delle scale i passi sulla strada i kg che scendevano i kg che salivano i momenti che perdevo - da qualche parte lì in mezzo ho dimenticato anche tutto il resto. Mi sono svegliata una mattina ed avevo ventitré anni e non avevo niente se non un bellissimo contorno. E allora ho capito che se non fossi andata a cercare adesso tutto quel che avevo perduto non l’avrei trovato mai più. Che mi sarei condannata per sempre ad essere un corpo senza nome, organi automatici, sorrisi statici, occhi di plastica, labbra manipolate. Che sarei stata un niente spacciata per tutto, un prodotto pronto e definito per quella mediocrità che era al primo posto tra i destini da evitare. Così mi sono messa al lavoro e ho iniziato a cercare in ogni angolo buio dove non sarei mai voluta tornare.
Nonostante questo, dopo mesi e mesi, non riesco a non pensare che per Natale vorrei ossa a fior di pelle, la grazia di quell’essere vuoto e delicato che una volta stavo per diventare. Il trucco immacolato e i capelli improbabili, i vestiti che stanno larghi, tè caldo contro il freddo ed il malessere e sentirmi piccola tra le sue braccia.
Non so perché lo voglio così tanto, ma non riesco ad evitarlo.

Potrai pensare a questo dono per natale, per le tue nozze o per la laurea.
RispondiEliminaPotrai pensarlo ogni volta che vedrai una stella cadente a san lorenzo.
è un tuo pensiero, è naturale e non va represso. Imporsi un pensiero è una violenza. Reprimerlo fa solo sì che un giorno, magari domani o magari molto lontano, tornerà fuori ancor più grande.
puoi pensare tutto questo, ma hai consapevolezza di ci che hai e ci che perdi. Sai cosa vuoi, sai che non sei un nulla con del contorno. Sai che sicuramente un domani non vorrai esserlo.
E se sai tutto questo, puoi scegliere.
Basta
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