martedì 4 febbraio 2014

Final breakdown

Dopo esattamente otto anni, ieri sera mi sono spezzata e ho lasciato uscire il fiume in piena. Ho raccontato tutto – quasi tutto – a mia madre, che mi ha ascoltata, abbracciata e lasciata piangere. E' proprio così che dovrebbe andare, no? Non crede pienamente che io abbia un dca, crede di più che il mio sia un normalissimo e comunissimo sfogarsi col cibo, mangiare di più o di meno a seconda dello stato d'animo (I'm too fat to have an eating disorder, lol). Ha detto che lo faceva anche lei da ragazza, che un giorno si abbuffava e l'altro andava avanti con solo una fetta di melone. Dice che passa quando trovi il tuo equilibrio. Sure, non metto in dubbio che abbia ragione, è anche questo. Ma non solo questo. Perché io sono anche ossessionata dalla magrezza in sé, spesso quello di ricominciare a perseguirla è il mio primo pensiero al mattino. Mangiare mi destabilizza a prescindere, mi sembra sempre e comunque tanto, ho completamente perso la cognizione di un sacco di cose. Ormai non sono più nella fascia dei quaranta chili da mesi, e da allora non ho smesso un secondo di sentirmi orribilmente impotente. Non c'è bisogno che vi spieghi, sapete benissimo tutto da voi. Ma sapete cosa, non mi irrita né mi dispiace che mia madre la veda così, anzi; avevo così paura di raccontarle certe cose perché temevo di farla soffrire, che si sarebbe sentita in colpa per non aver capito prima, e non volevo perché lei è stupenda e non è colpa sua. Mi conforta quasi sapere che le sembra una cosa tanto semplice, chissà, forse lo è davvero.
Ma come sono arrivata a ieri sera? Be', la strada non ha mai smesso di essere lunga e tortuosa. Dall'inizio dell'autunno ho iniziato a ricadere nella tortura del binge, senza che neanche mi preoccupassi di vomitare o fare altre stronzate dopo, perché semplicemente non ne avevo le forze. Non che non ci fossero conseguenze però: depressione crescente, strisciante, quella che ti porti dietro sottopelle e inizia pian piano a formare le sue crepe, finché non ti spacca lentamente e inizia a rubarti i sorrisi e tirarti fuori le lacrime, quelle che fai il possibile per nascondere perché vuoi ancora essere forte. Di tanto in tanto mi sono tagliata. L'ansia è diventata quasi ingestibile. E poco tempo fa ho capito di avere un altro problema, che è tra i più gravi al momento, perché mi sta frenando un sacco: quella che chiamano ansia o fobia sociale. Non sapevo neanche che esistesse finché non ho trovato un ragazzo su youtube che ne soffre e ne parla, ed io sono la sua fotocopia in quanto a pensieri, sentimenti e persino certe esperienze. Ho cercato di più su internet al riguardo e, sì, that's me. Quello che fino ad un paio d'anni fa scambiavo per un fastidioso lato caratteriale, era in realtà un problema a sé, che totalmente ignorato ha continuato a crescere e ormai ha preso il sopravvento. Forse sono arrivata al breakdown decisivo. 
Avevo già detto tante volte che avevo bisogno di parlare con una psicologa. Da quest'estate avevamo persino un biglietto con un nome e un numero, ma io non ho mai trovato il coraggio di chiamare e nessuno l'ha fatto al posto mio. Dopo la chiacchierata di ieri, mamma ha capito che mi serve davvero e se ritrovo quel numero quella chiamata sarà fatta.
Questo è il mio terzo anno complessivo all'università, secondo dopo il cambio di corso. E non ho concluso assolutamente nulla. Mi sono state date tutte le colpe del mondo, soprattutto da mio padre che persino ieri non ha fatto altro che trattarmi di merda. E me ne sono date anch'io, perché la responsabilità è solo mia. Ma di recente ho capito che non è del tutto vero. Se una persona sta su una sedia a rotelle, non si può pensare che spingendola a terra e ordinandole di camminare quella lo farà. Riuscirà al massimo a strisciare per qualche metro. Per me è più o meno la stessa cosa. Era assurdo pensare che potessi affrontare tutto quanto con tutto lo schifo che ho dentro. Nonostante questo, non riesco a smettere di torturarmi. Il mio ragazzo mi ha detto di smetterla di pensare e preoccuparmi, di pensare solo ed esclusivamente a me, e stavolta per davvero. Ma io ho una paura fottuta, che sia troppo tardi, che non potrò più ricominciare daccapo né tanto meno riprendere da un punto qualunque, che non combinerò mai niente di buono. Mi riesce davvero difficile credere in qualunque cosa, al momento.
Forse tornerò ad essere più presente qui, mi piacerebbe lasciarmi accompagnare da voi che capite in questa fase così... difficile. Tant'è che ho persino rimesso il blog pubblico.

Mi era mancato scrivere qui.
Vi abbraccio

4 commenti:

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  2. inalmente riesco a rivedere il tuo blog. E no, non ti ho dimenticata per niente.
    Innanzitutto complimenti per il coraggio che hai avuto, io non sarei mai riuscita a fare una cosa simile. Gli unici momenti in cui mi lascio andare sono quelli in cui ho più alcol che sangue dentro, la cosa triste è che, se sono ubriaca, lo sono a casa e parlo da sola e ad alta voce. Questo perché sono sociofobica. Resto chiusa in casa per interi mesi e d'inverno è una tortura in quanto devo andare per forza a scuola. Mia madre ha provato a trascinarmi da un neuropsichiatra ma a poco è servito. Anzi, a dire il vero è stato un disastro. Voglio dire, se sei davvero convinta per la psicologa, beh, è meglio che chiami da te, senza intermediari. La mia esperienza mi dice che queste sono decisioni che vanno prese in prima persona, assumendosi tutta la responsabilità. Solo in quel momento la terapia può avere un reale effetto. E poi se la tua paura è non poter più "ricominciare"...quella è inutile. Io credevo che, una volta raggiunti i 18 anni, non avrei potuto più pensare alle ossa sporgenti, al cibo, credevo che non avrei potuto più realizzare i miei sogni. Sono già passate più di due settimane e io mi alterno ancora tra digiuni e abbuffate nella speranza dei 38 kg. Non so se sono stata chiara: non è mai troppo tardi -e non so se si tratti sempre di un bene. Invece, per quanto riguarda il binge, ormai è il mio stato mentale, purtroppo. Ti capisco benissimo.
    Spero in prossimo post. Spero di leggere la ragazza con cui ho scambiato pensieri fin dal mio primo momento qui. Ancora.

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  3. hai fatto un passo enorme ed enormemente importante.
    Non "credere" alla reazione di tua madre. Non credere che non soffra. é che è piu semplice per lei da elaborare rispondere istinitivamente un "...anche io". Ma non credere che abbia sottovalutato la cosa. Ho imparato in questi anni che anche i peggiori genitori , pur con tutti i limiti, con tutti i paraocchi e le barriere innalzate, la sofferenza di un figlio la avvertono.
    Hai messo dalla tua parte una pedina importante, adesso aiutati con quella. Sfrutta tua madre, fatti aiutare.

    ti stringo ...e tieni duro. Perchè c'è davvero tanto di meglio

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