Ciao a tutte.
Sono sveglia da tre ore, tre ore durante le quali ho ingerito 40kcal scherzando e ridendo con mia madre e bruciate 100 davanti gli stupidi programmi di Real Time. Ho lasciato la tv accesa di là, mentre scrivo continuo a sentire un'esperta in materia che fa il possibile per spaventare una casalinga sciatta, trasandata e sovrappeso al fine di aiutarla a sentirsi meglio con se stessa. Mi sembra assurdo che qualcuno ti aiuti a schifarti del cibo - perché di fatto è questo che stanno facendo, ad esempio ammucchiando tutto il cibo che quella povera donna consuma in una giornata sul suo letto o svelandole le atrocità contenute in una tavoletta di cioccolata. Mi sembra assurdo perché per me è la condizione normale. Non so quand'è stata l'ultima volta che ho mangiato qualcosa senza sentirmene, almeno intrinsecamente, disgustata. Forse non esiste.
Cambiando argomento: le mie giornate finalmente stanno assumendo un senso. Ieri ho avuto la prima lezione dell'anno, ne sono uscita soddisfatta e con la sensazione di aver già imparato qualcosa. La prof sembra più che competente e anche molto disponibile, la sua materia sicuramente interessante. Per quelle due ore che è durata la lezione mi sono completamente estraniata da tutto, da me e dal contesto; i miei occhi si spostavano solo dal quaderno su cui prendevo appunti al volto della professoressa, lasciavo che le sue parole pulite e corrette riempissero le mie orecchie e la mia testa, senza lasciare spazio ad altro. Con la fine della lezione, è finito anche l'incanto. Ma almeno c'è stato. E c'è stato nonostante un sacco di cose. Tipo: quanto mi sentivo fuori luogo. Dev'essere stato l'aver perso l'abitudine a stare in una stanza piena - colma - di ragazzi e ragazze della mia età. Ragazzi e ragazze della mia età che attaccano bottone dal nulla, tanto per fare conoscenza e ingannare le attese, sorridendo per un nulla, esagerando alcuni tratti di sé per far colpo sull'altro appena conosciuto. Io non ne sento alcun bisogno, anzi, uno dei miei propositi per questo nuovo anno era proprio non intraprendere conoscenze superflue e superficiali. Perché? Perché mi pesano da morire e di pesi da portarmi dietro ne ho già abbastanza, grazie. Non mi va di dover reggere l'ennesimo ruolo, l'ennesima immagine che l'ennesimo sconosciuto potrebbe farsi di me. Con questo non sto dicendo che voglio passare il tempo a fuggire ogni tipo di contatto con i miei compagni di corso, un minimo di relazione è anche necessaria - per chiedere appunti se qualche volta non potrò andare a lezione, per eventuali passaparola di notizie e cose così - solo che non voglio stabilirne col primo che capita, ma con persone per lo meno un minimo adatte a me. Del resto, come si dice, Dio li fa e poi li accoppia. Più che Dio io direi il destino, ma va beh, il senso è quello.
Comunque, parlavo del mio sentirmi fuori luogo. Forse più che fuori luogo era qualcosa di simile ad un senso di soffocamento. Mi davano fastidio le persone davanti a me, e dietro di me, alla mia destra e alla mia sinistra - troppo vicine in termini di spazio. Desideravo cose impossibili, tipo un confine limitante che mi separasse da quella massa.
Poi, mi sentivo particolarmente orribile. Non so dirvi cosa o come ho mangiato, di sicuro non sono stata fedele a me stessa. Non mi sono voluta abbastanza bene e quindi sono ingrassata. Non mi peso da un secolo e non voglio farlo per altrettanto, ma ormai ho imparato a conoscere il mio corpo e sono abbastanza sicura di essere tra i 46 ed i 47 kg. Ho indossato una maglia larga ieri proprio per nascondermi e cercare di non pensarci troppo, invece ho ottenuto l'effetto contrario: era una maglia larga, ma larga davvero, e mi sentivo tanto enorme da riempirla tutta. Andando in bagno a fine lezione mi sono incontrata allo specchio e ho desiderato sinceramente disparire. Il peso posso sempre cambiarlo, dipende da me, lo controllo - la faccia no, ed è la mia faccia che più mi fa schifo e meno sopporto. Non ho difetti in particolare, e questo è il vero danno; un difetto evidente puoi trovare il modo di sistemarlo - facile o meno che sia - ma quand'è l'insieme che non va, cosa puoi farci? Niente. Assolutamente niente. Mi sono indifferente e non penso al mio aspetto perché sono rassegnata a non piacermi, da tanto tempo ormai. Non me ne frega niente e dopo tutto la trovo una cosa così superficiale che non capisco tanto affanno sulla questione dell'aspetto fisico. Non me ne frega niente, veramente, non punto ad ottenere chissà che, mi basta sentirmi a mio agio. Vorrei solo non desiderare di essere inghiottita dai pavimenti quando sono fuori casa, tutto qua, non mi sembra di esagerare.
Ho passato il pomeriggio con la mia migliore amica, non mi parlava di niente d'importante da due settimane o di più e quand'è così io non insisto mai perché rispetto i suoi tempi e le sue scelte; ieri m'è crollata davanti, per modo di dire perché ormai sa restare in piedi da sola, anche se ogni tanto una mia spalla su cui poggiarsi la cerca. Qualsiasi opzione la fa uscire pazza, in casa la obbligano a mangiare e spesso finisce per abbuffarsi, il che la fa arrabbiare/rattristare/deprimere e insomma, i circoli viziosi che tutte noi conosciamo bene. Diceva che nonostante cerca con tutta se stessa di concentrarsi su altro e sugli altri (è una persona fin troppo buona e altruista) sembra impossibile impedire all'argomento cibo di dominare la sua vita. Parlava anche di tante altre cose che la fanno star male, la stressano, la rattristano, in un attimo usciva fuori tutto quello che per due settimane aveva taciuto - le mani le tremavano per il caffè, il nervoso e lo stomaco semi-vuoto. I primi tempi mi spaventava vederla così, avevo paura di cosa sarebbe potuto succedere - e se sviene?, cosa faccio? - perché nonostante tutto m'è sempre sembrata molto più fragile di me, anche se forse non è più così. Parlavamo di tutto questo in un locale, attorno a noi la gente mangiava e affrontava discussioni di lavoro, studiava, si raccontava cose normali. Parlavamo di tutto questo e nel frattempo un cameriere, obiettivamente un bel ragazzo (anche se ormai nessuno mi colpisce) continuava a cercare le scuse più improbabili per avvicinarsi al nostro tavolo e parlare con la mia migliore amica. Alla fine gliel'ha detto che "sei carina" ma se n'è andato senza trovare il coraggio di chiederle il numero. Era carino proprio perché era così timido e impacciato. Le ha strappato qualche sorriso, perciò gli sono grata. Torneremo in quel posto, ci saremmo tornate a prescindere ma abbiamo un motivo in più. Spero che lo incontreremo ancora, che sia un ragazzo carino e simpatico come sembra, che si faccia avanti e che... Insomma, che succeda qualcosa. Anche se troppe volte ho desiderato che qualcuno arrivasse a sconvolgerle la vita ed è successo, ma in negativo. Lo desideravo più per lei che per me, invece a me è successo e lei è ancora ad aspettare sempre più stanca e disillusa. Ma ci spero lo stesso, perché il sorriso su quelle labbra rosa a forma di cuore è una delle cose più importanti al mondo per me.
Per il resto, la sera ero veramente triste. Di quella tristezza pura e cristallina, che guardi fuori dal finestrino dell'autobus, le luci della città e il traffico, persa nel tuo mondo con la musica nelle orecchie. Le lacrime mi bruciavano gli occhi, volevo e non volevo piangere. Non lì, non... no. Arrivata a casa ho mangiato, quella che sarebbe una cena normale e che per me è spropositatamente troppo. Mi sento angosciata dai circoli viziosi, da questo continuo cadere e rialzarsi fondamentalmente senza molto senso, consapevoli che presto o tardi tutto ricomincerà da capo senza finire mai. Sono stanca, vado a letto esausta, mi alzo al mattino più stanca della sera prima - e così tutti i giorni, tutte le notti, senza sosta, senza respiro. A volte mi sembra di impazzire, di voler urlare a squarciagola, ma tanto non è vero, non è voglia. Non ne ho la forza o l'energia necessaria. Ho preso le distanze da me stessa e quel tipo di sentimenti - la rabbia, la frustrazione, il fottutissimo dolore, le lacrime, la sofferenza, l'apatia, la stanchezza morale - le riverso e concentro solo in quel che scrivo; non qui, nei miei racconti intendo, le mie favole nere ancora in fase di stesura.
Ora che sono piena di impegni e di cose da fare sento di poter benissimo riprendere il controllo; non me la sento di seguire diete ferree e complicate, pensarci mi manda in tilt e se c'è un “fuori programma" vado in crisi e faccio il doppio dei danni. Preferisco concentrarmi su tutto il resto - i corsi all'università, lo studio - e ingurgitare quel minimo indispensabile per stare in piedi e far funzionare il cervello. Stop.
Scusate il post lunghissimo,
vi abbraccio.
Sono sveglia da tre ore, tre ore durante le quali ho ingerito 40kcal scherzando e ridendo con mia madre e bruciate 100 davanti gli stupidi programmi di Real Time. Ho lasciato la tv accesa di là, mentre scrivo continuo a sentire un'esperta in materia che fa il possibile per spaventare una casalinga sciatta, trasandata e sovrappeso al fine di aiutarla a sentirsi meglio con se stessa. Mi sembra assurdo che qualcuno ti aiuti a schifarti del cibo - perché di fatto è questo che stanno facendo, ad esempio ammucchiando tutto il cibo che quella povera donna consuma in una giornata sul suo letto o svelandole le atrocità contenute in una tavoletta di cioccolata. Mi sembra assurdo perché per me è la condizione normale. Non so quand'è stata l'ultima volta che ho mangiato qualcosa senza sentirmene, almeno intrinsecamente, disgustata. Forse non esiste.
Cambiando argomento: le mie giornate finalmente stanno assumendo un senso. Ieri ho avuto la prima lezione dell'anno, ne sono uscita soddisfatta e con la sensazione di aver già imparato qualcosa. La prof sembra più che competente e anche molto disponibile, la sua materia sicuramente interessante. Per quelle due ore che è durata la lezione mi sono completamente estraniata da tutto, da me e dal contesto; i miei occhi si spostavano solo dal quaderno su cui prendevo appunti al volto della professoressa, lasciavo che le sue parole pulite e corrette riempissero le mie orecchie e la mia testa, senza lasciare spazio ad altro. Con la fine della lezione, è finito anche l'incanto. Ma almeno c'è stato. E c'è stato nonostante un sacco di cose. Tipo: quanto mi sentivo fuori luogo. Dev'essere stato l'aver perso l'abitudine a stare in una stanza piena - colma - di ragazzi e ragazze della mia età. Ragazzi e ragazze della mia età che attaccano bottone dal nulla, tanto per fare conoscenza e ingannare le attese, sorridendo per un nulla, esagerando alcuni tratti di sé per far colpo sull'altro appena conosciuto. Io non ne sento alcun bisogno, anzi, uno dei miei propositi per questo nuovo anno era proprio non intraprendere conoscenze superflue e superficiali. Perché? Perché mi pesano da morire e di pesi da portarmi dietro ne ho già abbastanza, grazie. Non mi va di dover reggere l'ennesimo ruolo, l'ennesima immagine che l'ennesimo sconosciuto potrebbe farsi di me. Con questo non sto dicendo che voglio passare il tempo a fuggire ogni tipo di contatto con i miei compagni di corso, un minimo di relazione è anche necessaria - per chiedere appunti se qualche volta non potrò andare a lezione, per eventuali passaparola di notizie e cose così - solo che non voglio stabilirne col primo che capita, ma con persone per lo meno un minimo adatte a me. Del resto, come si dice, Dio li fa e poi li accoppia. Più che Dio io direi il destino, ma va beh, il senso è quello.
Comunque, parlavo del mio sentirmi fuori luogo. Forse più che fuori luogo era qualcosa di simile ad un senso di soffocamento. Mi davano fastidio le persone davanti a me, e dietro di me, alla mia destra e alla mia sinistra - troppo vicine in termini di spazio. Desideravo cose impossibili, tipo un confine limitante che mi separasse da quella massa.
Poi, mi sentivo particolarmente orribile. Non so dirvi cosa o come ho mangiato, di sicuro non sono stata fedele a me stessa. Non mi sono voluta abbastanza bene e quindi sono ingrassata. Non mi peso da un secolo e non voglio farlo per altrettanto, ma ormai ho imparato a conoscere il mio corpo e sono abbastanza sicura di essere tra i 46 ed i 47 kg. Ho indossato una maglia larga ieri proprio per nascondermi e cercare di non pensarci troppo, invece ho ottenuto l'effetto contrario: era una maglia larga, ma larga davvero, e mi sentivo tanto enorme da riempirla tutta. Andando in bagno a fine lezione mi sono incontrata allo specchio e ho desiderato sinceramente di
Ho passato il pomeriggio con la mia migliore amica, non mi parlava di niente d'importante da due settimane o di più e quand'è così io non insisto mai perché rispetto i suoi tempi e le sue scelte; ieri m'è crollata davanti, per modo di dire perché ormai sa restare in piedi da sola, anche se ogni tanto una mia spalla su cui poggiarsi la cerca. Qualsiasi opzione la fa uscire pazza, in casa la obbligano a mangiare e spesso finisce per abbuffarsi, il che la fa arrabbiare/rattristare/deprimere e insomma, i circoli viziosi che tutte noi conosciamo bene. Diceva che nonostante cerca con tutta se stessa di concentrarsi su altro e sugli altri (è una persona fin troppo buona e altruista) sembra impossibile impedire all'argomento cibo di dominare la sua vita. Parlava anche di tante altre cose che la fanno star male, la stressano, la rattristano, in un attimo usciva fuori tutto quello che per due settimane aveva taciuto - le mani le tremavano per il caffè, il nervoso e lo stomaco semi-vuoto. I primi tempi mi spaventava vederla così, avevo paura di cosa sarebbe potuto succedere - e se sviene?, cosa faccio? - perché nonostante tutto m'è sempre sembrata molto più fragile di me, anche se forse non è più così. Parlavamo di tutto questo in un locale, attorno a noi la gente mangiava e affrontava discussioni di lavoro, studiava, si raccontava cose normali. Parlavamo di tutto questo e nel frattempo un cameriere, obiettivamente un bel ragazzo (anche se ormai nessuno mi colpisce) continuava a cercare le scuse più improbabili per avvicinarsi al nostro tavolo e parlare con la mia migliore amica. Alla fine gliel'ha detto che "sei carina" ma se n'è andato senza trovare il coraggio di chiederle il numero. Era carino proprio perché era così timido e impacciato. Le ha strappato qualche sorriso, perciò gli sono grata. Torneremo in quel posto, ci saremmo tornate a prescindere ma abbiamo un motivo in più. Spero che lo incontreremo ancora, che sia un ragazzo carino e simpatico come sembra, che si faccia avanti e che... Insomma, che succeda qualcosa. Anche se troppe volte ho desiderato che qualcuno arrivasse a sconvolgerle la vita ed è successo, ma in negativo. Lo desideravo più per lei che per me, invece a me è successo e lei è ancora ad aspettare sempre più stanca e disillusa. Ma ci spero lo stesso, perché il sorriso su quelle labbra rosa a forma di cuore è una delle cose più importanti al mondo per me.
Per il resto, la sera ero veramente triste. Di quella tristezza pura e cristallina, che guardi fuori dal finestrino dell'autobus, le luci della città e il traffico, persa nel tuo mondo con la musica nelle orecchie. Le lacrime mi bruciavano gli occhi, volevo e non volevo piangere. Non lì, non... no. Arrivata a casa ho mangiato, quella che sarebbe una cena normale e che per me è spropositatamente troppo. Mi sento angosciata dai circoli viziosi, da questo continuo cadere e rialzarsi fondamentalmente senza molto senso, consapevoli che presto o tardi tutto ricomincerà da capo senza finire mai. Sono stanca, vado a letto esausta, mi alzo al mattino più stanca della sera prima - e così tutti i giorni, tutte le notti, senza sosta, senza respiro. A volte mi sembra di impazzire, di voler urlare a squarciagola, ma tanto non è vero, non è voglia. Non ne ho la forza o l'energia necessaria. Ho preso le distanze da me stessa e quel tipo di sentimenti - la rabbia, la frustrazione, il fottutissimo dolore, le lacrime, la sofferenza, l'apatia, la stanchezza morale - le riverso e concentro solo in quel che scrivo; non qui, nei miei racconti intendo, le mie favole nere ancora in fase di stesura.
Ora che sono piena di impegni e di cose da fare sento di poter benissimo riprendere il controllo; non me la sento di seguire diete ferree e complicate, pensarci mi manda in tilt e se c'è un “fuori programma" vado in crisi e faccio il doppio dei danni. Preferisco concentrarmi su tutto il resto - i corsi all'università, lo studio - e ingurgitare quel minimo indispensabile per stare in piedi e far funzionare il cervello. Stop.
Scusate il post lunghissimo,
vi abbraccio.

Ciao, non sono mai stata nel tuo blog! Spesso guardo anche io real.time anche se è un programma che mi inclina al suicidio dato che non parla altro che ti cibo in poche parole! Non riesco assolutamente ad immaginarmi la scena del cameriere, dev'essere stata una situazione imbarazzante per entrambi, spero che ne esca fuori qualcosa! Comunque, cosa studi?
RispondiEliminaA presto!
Ho letto questo post tutto d'un fiato ed è strano perchè quando capito su un blog che non conosco mi soffermo raramente sui post lunghi. Ma questo mi ha catturata sia per il modo che per le cose che hai scritto.
RispondiEliminaAnch'io guardo praticamente sempre real time e mi sono chiesta mille volte dell'assurdità di certi programmi, assurdità che per me tante volte è normale e di quotidiana routine.
Mi ha colpito molto ciò che hai scritto a proposito della tua migliore amica, è quasi palpabile il tuo affetto per lei ed è proprio bello avere rapporti come questo...è bello più che altro avere una migliore amica a cui sai di poter parlare e che sai che lei fa altrettanto...soprattutto in certe situaziono. Hai descritto perfettamente ciò che provo anch'io ultimamente, sembra proprio di essere risucchiate dal pavimento e che gli altri siano troppo vicini, al limite di tutto.
ti seguo, e se ti va di leggermi anche tu mandami una mail a valetricomi@gmail.com con il tuo indirizzo email così posso aggiungerti ai letori, il mio blog personale è privato!
vale
Ciao cara, sono la vecchia Alice, ricordi?
RispondiEliminaVolevo dirti che ne sono uscita, e ho aperto un nuovo blog.
Riesco a comprendere ogni singola parola che scrivi da quella tua tastiera lontana, ma tanto vicina alla mia quando ero abituata a usarla come metodo di sfogo per tutti quei problemi che non arrivano in superficie. Il senso di inadeguatezza, la stanchezza, la frustrazione, la tristezza improvvisa e travolgente.
Respira.
Lo sai che sei giovanissima, vero? Ecco. Quando avrai 90 anni guarderai le tue vecchie foto e capirai che eri bellissima, e non te ne rendevi conto. Ad autocommiserarsi si perde tempo, tempo prezioso. Hai idea di quanto scorrano veloci i giorni? E se scorrono tutti uguali l'uno all'altro e ci si sente sempre fermi in un punto, non è forse inutile?
Trova qualcosa che ti piace. Scrivi, studia, canta, che ne so... qualcosa che ti rispecchi. Dedicatici anima & corpo.
Trova QUALCUNO che ti piace, qualcuno che ti faccia ridere. Non importa se è un'amica, un fratellino o un ragazzo. QUALCUNO che ti fa sentire bene, tutti abbiamo bisogno di amore e comprensione.
Ma soprattutto, prova a volerti un po' più bene tu. Perché tutte le paranoie sono SOLO nella tua testa, e più esse si impadroniscono di te più tu impedisci agli altri di vedere la luce e la bellezza che sprigioni.
Un bacio.
Avrei potuto scriverla io, la parte inerente allo sentirsi isolati in una classe traboccante di coetanei.
RispondiEliminaMi è piaciuto davvero molto questo post, adesso vedrò di leggermi anche l'archivio. Ti seguo. ;)
Un abbraccio e tanta solidarietà. :*
...i tuoi pensieri, questi che chiudono il post. Li ho annotati sul mio blog. Perché? ... sono così esausta da non riuscire a pensar(mi)eascoltare me stessa. Così, caduta fra le tue braccia mi sono sentita al caldo, compresa. O forse... ho semplicemente realizzato che esperienze simili non posso lasciarle fuggir via. Non voglio perderle.
RispondiEliminaSpero nella tua pazienza. Confido nella tua gentilezza.
Un abbraccio