domenica 8 luglio 2012

Ho appena fatto partire quella canzone. Quella che quando sono triste nel pieno e vivo senso della parola non dovrei far partire mai, ché poi gli organi dentro 'sto corpo ingombrante iniziano a far male, i polmoni restano senz'aria, solo tanto male che vorresti far uscire fuori in singhiozzi - piangere come una bambina di quattro anni, istericamente e senza controllo fino a quando non ce la fai più e ti addormenti stremato, con gli occhi pesti e qualcosa di dolorante non ben localizzato. Quella canzone che ascoltavo quasi ogni giorno, che mi ricorda particolarmente una mattina in cui aprii la porta di casa trovandomi davanti una cascata di pioggia, amai follemente quel momento, quel buongiorno che si addiceva così tanto alla malinconia che pesava sulle spalle assieme allo zaino, pronta per salire in macchina assieme a mio padre ed essere trasportata a scuola. Quella canzone che già allora mi faceva pensare a te, quella canzone che raccontava la mia età e per filo e per segno i miei bisogni e le mie necessità. Pensavo di non meritarlo e che i miei sogni non sono fatti per essere realizzati, avevo paura a lasciarmi andare a qualunque speranza, perché non volevo sbattere contro una realtà totalmente diversa da quella che pensavo di desiderare più di ogni altra cosa. Avevo paura e non lo ammettevo neanche con me stessa, ma già in quei giorni quella canzone la associavo a te. Te che forse avresti saputo riempire tutti i miei vuoti, te che forse avresti avuto la pazienza di cercare tutte le mie ferite e ricucirmele ad una ad una. Te che forse mi avresti ascoltata, capita, rassicurata, sollevata. Te che forse eri quella canzone fatta persona. Io non ho pensato. Per l'unica volta in vita mia ho davvero spento il cervello. Non so nemmeno come ho fatto a riuscirci, ma mi sono spogliata di tutto, riposto in un fagotto e chiuso a chiave in un cassetto. Ci ho lasciato tutte le mie mille ed una paure, le mie centoquindici paranoie, le mie innumerevoli insicurezze. Ho vissuto tutto il nostro inizio per ciò che era, momento per momento, niente domande, zero compromessi. Con te non sono stata razionale, non sono stata logica, non sono stata normalità ed abitudine, non sono stata nemmeno corpo - solo anima. Sono stata il mio passato, il mio presente, il mio futuro - tutto insieme, tutto in un secondo, condensato in un infuso di tè in una sera d'inverno. Sono stata le mie paure, le mie malattie, le mie ossessioni, i miei sogni, i miei libri, le mie storie, le mie ossa, i miei occhi, i miei diari, la mia chitarra scordata, i miei racconti a metà, i miei viaggi mentali, tutti i miei film non visti, le mie speranze, le mie delusioni, il mio cervello pieno, il mio stomaco vuoto, il mio sangue, le mie vene, i miei fiori secchi, le mie valigie fatte e disfatte, le mie (in)capacità, il mio cuore pulsante e vivo preso e messo in mano tua. Senza chiedermi se fosse giusto o meno. Senza chiedermi se era veramente quello il suo posto. Credevo di sapere tante cose, credevo di aver capito così presto quello che certe persone non hanno la possibilità di capire nemmeno in una vita durata cent'anni. Me ne andavo in giro ad urlare ai passanti la mia felicità, a dire a chiunque che io stavo bene che io amavo che io ero amata - volevo scriverlo sui muri con la vernice rossa, volevo rendere felice ogni singola persona sulla faccia della terra perché improvvisamente tutto mi sembrava così facile, perché ero così forte, così viva, così piena di sentimenti che per me erano troppi, dovevo condividerli e regalarli come regali di Natale. Immagino che avevano ragione tutti gli sguardi scettici, tutti i sorrisi come di tenera compassione. Dicevano che mi brillavano gli occhi quando parlavo di te. Dicevano “non ti avevo mai vista così!” - e per così immagino intendessero felice. Credevo, ero sicura, che tu avessi capito tutto di me. Che mi avessi vista per ciò che sono veramente, come se quest'involucro fosse trasparente ed il tuo sguardo potesse cogliere di me ogni singola sfumatura. Credevo tante cose, amore mio, credevo talmente tante cose che ne ho lasciate credere altrettante anche a te. Ti ho lasciato credere che fossi una ragazza da amare, una con cui sognare e costruire un futuro sicuro e stabile, prevedibile e rassicurante. Ti ho lasciato credere che fossi perfetta per te perché per te ho fatto qualsiasi cosa. Ho messo da parte tutto ciò che in me non va per non farti soffrire, ho messo da parte me stessa, completamente, perché per una volta, una soltanto, volevo provare ad essere una normale, una che può vivere qualcosa di bello, una che può sentirsi dire quelle frasi sconvolgenti che si sentono solo nei film, una che per una sola fottutissima volta può essere la protagonista e non l'ultima delle comparse. Volevo andare bene. Volevo stare bene. E mi sono sforzata, ce l'ho messa tutta per essere la ragazza che da sempre desideravi al tuo fianco. Quella che, a quanto pare, effettivamente sono riuscita a diventare. Ascoltandoti ogni singola volta che ne hai bisogno, standoti vicina nonostante le distanze che ci dividono, infondendoti coraggio, dandoti sostegno, cercando di aiutarti a superare tutte le tue insicurezze, tutti i tuoi problemi, tutto quel che un passato sbagliato ti ha lasciato come ricordo. Tu avevi promesso che avresti fatto la stessa cosa con me. Avevi promesso tante cose... Sono talmente stupida che non riesco nemmeno ad avercela con te, non riesco a puntarti il dito contro, non riesco a farti capire quanto mi sento sola, abbandonata, delusa. Sono arrabbiata, tanto, e finisce che me la prendo solo con me perché non ci riesco a sbatterti in faccia tutti i tuoi errori. Tempo fa mi hai aperto dentro una ferita talmente grande che nemmeno immagini. Talmente grande che è stata l'unica volta in cui non sono riuscita a trattenere il veleno. Ti ho sparato contro una raffica di parole che non potevano farti male, erano solo espressione del mio dolore che poi ho preso e messo da parte, come sempre, ché tu non volevi, non era tua intenzione. La realtà è che non hai capito, non capisci mai, non vuoi capire perché sono un territorio di cui non conosci le strade e privo di qualsiasi indicazione. Mi sei capitato in un momento strano, un momento in cui avevo imparato a stare bene col mio dolore - e ho dovuto, all'improvviso - imparare l'amore. Ho scelto di farlo in fretta, di berlo tutto d'un sorso, di lasciarmi andare e di essere tua fino all'ultima particella di ossigeno che respiro - rinunciando così, senza accorgermene, ad essere prima di tutto mia. Non sono io che mi sono dimenticata chi sono: sei stato tu a farmene dimenticare. Involontariamente, senza farlo apposta. Perciò è tutta colpa mia, come sempre. Giuro, non lo dico tanto per dire, è colpa mia. Ho sbagliato dall'inizio alla fine e ne pago le conseguenze. Vorrei dirti tante cose. Vorrei dirti che mi uccide il nostro parlare da mattina a sera senza dirci mai niente - e te l'ho detto, ci ho provato in tutti i modi, ma tu fai finta di niente oppure ci provi e poi torna tutto come prima. Vorrei dirti che mi fa male il fatto che non mi chiedi mai niente, mai un come stai, mai una domanda su quel che faccio o sulle scelte che prendo. Vorrei dirti che mi fa male il tuo chiuderti e sparire quando qualcosa non va, senza chiederti minimamente come nel frattempo possa stare io. Vorrei dirti che mi fanno male tutte le volte che avrei voluto parlarti e non me l'hai permesso, e tutte le volte che avevo bisogno di te e non c'eri. Vorrei dirti che mi fa male il fatto che a te basta che io ci sia.
Per te va tutto bene perché io sono la soluzione. La tua cura. La tua via di fuga. Qualsiasi cosa accada, sai che io ti rimetterò a posto. Che anche se non ci riesco ci metterò l'anima per provarci e almeno un po' meglio ti farò sentire. Non ti sei mai chiesto se quando ti dicevo che stavo bene ti stessi dicendo la verità. Non ho mai avuto il coraggio di dirti se non mangiavo, se cedevo al richiamo della lametta - l'unica volta che l'ho fatto ho ferito te. Già, perché quando provavo a parlarti se stavo male finiva solo che oltre a tenermi in piedi da sola dovevo anche consolare te, ferito di riflesso dal mio dolore. Non capisco più il senso di noi due. Credevo che alla base di una relazione ci fosse un reciproco dare e ricevere, e invece mi ritrovo a dare dare dare dare dare per ricevere una briciola ogni tanto che mi fa credere che sono io sbagliata, che pretendo troppo, che sono una stronza. Ma non è così, non è così... Credo di non farcela più. Non ce la faccio più a sentirmi così. A sentire di non poterti parlare, di non poterti dire mai niente, di esserci per te e basta senza sentirmi mai ascoltata e capita. Ti chiedo scusa di tante cose. Di tutte le promesse che non potrò mantenere. Di tutto quello che ho creduto di poterti dare. Lo volevo davvero, te lo giuro, volevo tutto questo, volevo noi due, volevo la nostra vita insieme. Ma non è possibile. E' la cosa più triste che io abbia mai dovuto dire e vedere, ma non sei la persona giusta per me ed io non sono la persona giusta per te. Tu non lo capisci, non vuoi rendertene conto, forse non lo vedrai mai - oppure un giorno, tra qualche anno, ci ritroveremo a parlare, sereni e tranquilli, e mi dirai che avevo ragione. Voglio che tu sia felice. Che trovi una brava ragazza, una tanto diversa da me. Una semplice, che sorride alle tue parole dolci, una che sa preparare tante deliziose torte fatte in casa, una che sia simpatica anche a tua madre, una che vive per l'amore, che s'innamorerà di te e vivrà per te. Una con cui fare tanti bei bambini, che spero abbiano il taglio dei tuoi occhi e il tuo sorriso, con cui invecchiare e con cui essere felice. Tranquillo, al sicuro, e felice.
Forse se fossi arrivato prima mi avresti trovata meno guasta. Meno stanca, meno complicata, meno cinica, meno spigolosa e diversa. Forse, se fossi arrivato prima, avrei potuto essere io quella brava ragazza.
Ma questa vita non è fatta di se. E' andata così. Spero che non mi porterai troppo rancore, che mi penserai comunque ogni tanto e che pensandomi ti spunterà un bel sorriso. Spero di averti lasciato tanti bei ricordi, spero che ogni tanto parlerai di me e che mi racconterai con le parole giuste.
Spero che, nonostante tutto, continuerai a volermi bene.
Spero di riuscire a dirti tutto questo, un giorno, e spero di non odiarmi troppo quando poi, inevitabilmente, mi mancherai. Sei stato importante, sei stato il mio primo vero amore. Resterai probabilmente la parte più bella e dolce di questa vita. L'errore sono io, che non so vivere di solo amore. Che necessito di cose che tu non puoi capire, che sono così strana da non combaciare con nessun pezzo di puzzle esistente. Forse nessuno mi amerà mai come mi hai amata tu. Forse sto commettendo l'errore più grande della storia. Ma questo è ciò che sento adesso e non posso fingere, e non posso continuare a vivere un amore a metà.
Perdonami.






Le parole che non ho il coraggio di dire e che prima o poi - presto - sarò costretta ad usare. Mi ritrovo a nuotare tra le lacrime alla ricerca di un cuore buttato via con le mie stesse mani, mentre con gli occhi che bruciano cerco in ogni dove il coraggio di spezzare il suo. Ho bisogno di qualcuno che mi veda, qualcuno che mi ascolti anche quando le mie parole fanno paura. Ho bisogno di qualcuno che legga nei miei cambiamenti di capelli, qualcuno che mi dia ciò di cui ho bisogno senza foglietti d'istruzioni per l'uso. Ho bisogno di qualcuno che cerchi le crepe sul mio corpo e non cerchi di aggiustarle, ma che le faccia piuttosto combaciare con quelle del suo. Ho bisogno di silenzi, di poche parole pregne di significato, ho bisogno di uscire dall'ordinario, ho bisogno di qualcuno che mi porti ad urlare contro la luna, che mi prenda per mano e mi trascini in una corsa folle nonostante il mio terrore di cadere. Ho bisogno di qualcuno che mi urli contro, di qualcuno contro cui posso urlare anch'io. Ho bisogno di qualcuno che sia talmente imperfetto da dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, qualcuno che nel mondo stona eppure ci sta meglio di tutti gli altri. Ho bisogno di qualcuno che sia libero e disinibito, ribelle e pazzo ed elegante. Ho bisogno di qualcuno che abbia la forza di prendermi in braccio, di restare sveglio di notte a leggermi poesie in francese, qualcuno che sappia sognare l'impossibile, con me.
Ho bisogno, per adesso, di stare da sola.


Scrivo di un amore che mi sembra già finito, anche se non è così, mentre mi passano per la teste immagini, momenti, canzoni. Mentre piango per qualcosa che ho deciso solo e soltanto io, e continuo a chiedermi come farò, come farò, come accidenti farò a dirgli tutto questo. Lui che non sa, che non immagina neanche, perché tutti i segnali che ho lanciato non ha voluto vederli. Ho paura e tremo e non mangio e ho paura ancora. C'ho provato, ce l'ho messa tutta - non posso.
Sono troppo melodrammatica e disadattata per far parte di una favola. Sono nera dentro, gliel'ho sempre detto.
Credo di non aver mai avuto così tanta paura in vita mia. La rabbia che avevo si è sciolta, è diventata semplice dolore.
Non so se ce la faccio. Non lo so proprio.

4 commenti:

  1. Quello che pensavo te l'ho già detto, lo sai già. Quello che posso aggiungere è che ce la farai e che non devi avere paura, perché c'è L. e ci sono anche io, seppur lontana. Lo sai. L'ultima cosa che vorrei e saperti così e ti starò vicina. Te lo prometto.
    Un abbraccio gigante
    Snotra

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  2. Credo di non essere la persona adatta a dare consigli, ma son con certezza che sei forte: ce la farai.
    E dopo starai meglio.
    Un bacio affettuoso.

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  3. Le rivelazioni dell'Arte...
    Ascolta ancora un po' di canzoni e stabilisci ciò che desideri veramente.
    Quando qualcosa si rompe non potrà mai tornare com'era prima.

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  4. Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi come sempre. Tutte le parole non dette eccole qui.
    Ma...chi penserà a te tesoro? Perchè noi siamo grandi sognatrici, o forse solo amazzoni ferite che abbracciano la morte per consolazione. Perchè i nostri sogni sono fatti di dissolvenze. E spesso sono irrealizzabili.
    Ti abbraccio forte.

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