Ciao, sono qui a scrivere perché avrei un bisogno incredibile di piangere, di quelli che ti soffocano da dentro, che ti tolgono l'aria; ma non ci riesco, allora apro questa pagina e scrivo - che scrivere è la mia alternativa a tutto, a tutto quello che non so fare, a tutto quello che non ho. Non c'è nemmeno molto da dire in realtà, ci sono solo i tuoi progetti che ti scivolano tra le mani come sabbia e ti ritrovi all'improvviso a stringere il niente proprio nel momento in cui pensavi che a breve avresti avuto tutto. Purtroppo mi sono illusa spesso nella mia vita, o meglio, non era veramente un illudersi, era solo lo sperare, ogni volta, che le cose vadano per il verso giusto. Che se c'è un problema a questo si può trovar presto una soluzione, che se ci sono degli ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo questi si potranno superare - con determinazione, quella forza che di tanto in tanto vacilla, possibilmente col sostegno di qualche persona amica. Ma non va mai così. Non sono un'ottimista di natura, anzi, sono solo una che di fronte a qualcosa di difficile e complicato, sulla cui riuscita ci sono dei dubbi, cerca semplicemente di non pensare e fare del proprio meglio - poi vada come vada, se so di avercela messa tutta non avrò nulla da rimproverarmi, altrimenti potrò prendermela con me stessa quanto mi pare ma questo non cambierà comunque l'esito di ciò che è fatto. Non capisco invece quelle persone che non fanno che lamentarsi dei propri limiti, delle proprie incapacità, del proprio non riuscire; quelle persone che sanno di sbagliare, sanno che così non vanno da nessuna parte e pur essendone consapevoli non fanno nulla per migliorarsi. Quelle persone a cui devi continuamente infondere fiducia, forza, motivazione - così che ne rimani privo tu avendole donate interamente all'altro, l'altro che sembra non voler assolutamente ascoltare e che rimane fermo immobile continuando a difendere la propria inadeguatezza e che solo dopo, molto dopo, quando ormai non ce n'è più bisogno, ti dice che le tue parole sono servite, che sei stata d'aiuto. Te lo dice quando ormai tu sei a pezzi perché hai dato tutto ciò che avevi per rimettere in piedi qualcun altro - ma questo tanto non verrà notato. Perché ti limiterai a rispondere che se è così, se sono servite davvero, allora non puoi che esserne felice. Una felicità che in realtà non esiste, che è solo lieta stanchezza, e che durerà giusto fino al giorno dopo o quello dopo ancora perché tanto quella persona trova un motivo per far così ogni due per tre. E quando poi sei tu che sei insicura, che hai paura di non riuscire, o che sei stanca perché davvero ce la stai mettendo tutta, ti viene solo detto che non hai motivo di far così perché tu sei tu, sei così volenterosa, intelligente, tu sì che ce la fai. E questo ti fa rabbia. Perché non vuol dire niente, tu ce la fai perché nelle cose t'impegni, mica t'è tutto naturale o regalato. E invece, anche se sicuramente non di proposito, tutti ti fanno sentire come una che ottiene tutto con uno schiocco delle dita, perché sei così.
Sei sempre stata brava a scuola, perché non dovresti riuscire a passare il test di ammissione per Psicologia? Hai già frequentato un anno di università, hai preso il massimo a tutti gli esami, perché sei brava. In famiglia è tutto un casino e tua nonna ti dice fortuna che tua madre può contare su di te che sei così matura, così equilibrata. Torni a “casa” e torni alla collera immotivata di tuo padre nei tuoi confronti, ai suoi commenti che anche quando meno pesanti ti squarciano lo stomaco. Apri gli occhi e non capisci perché sei qui, in quel letto troppo grande, in questo caldo insopportabile. Vai in bagno, incontri il tuo riflesso allo specchio, non riesci a guardarlo. Ti prepari, esci, odi ogni strada che attraversi, ogni sguardo che incroci - e un po' ti senti in colpa ché in fondo sai non ce n'è motivo; sei tu che ti senti inadeguata a questo posto, il problema è tuo. Ma tanto non è un problema, ché sei così spenta e così in modalità automatica che quasi niente ti raggiunge. Poi arriva un messaggio. E' il tuo ragazzo che ti dice che non ha passato quei cazzo di esami di maturità. Ti chiede scusa. E mentre tua madre, che involontariamente aveva letto prima di te, inizia a dispiacersi e pensare a tutte le conseguenze, tu senti niente e meno di niente. Rimetti via il cellulare come l'avessi tirato fuori solo per guardar l'ora. Gli unici pensieri che ti attraversano sono come lontani, bene non devo fare niente allora nessun'altra guerra con papà nessun casino per organizzare una nuova vita in meno di due mesi. E' andato tutto a puttane. Niente convivenza. Niente relazione normale, di quelle in cui puoi vedere la persona che ami quando vuoi, di quelle in cui ci si abbraccia, ci si bacia, si fa l'amore; di quelle in cui puoi dire “ci vediamo tra dieci minuti”, di quelle in cui puoi uscire il sabato sera, di quelle in cui si fanno tante cose insieme. No, niente. Un altro anno peggio ancora di quello passato. Qualche telefonata qua e là quando riusciamo ad averne il tempo. Sms. Racimolare i soldi per i treni ad alta velocità e gli alberghi. Non averli o non avere il permesso di partire, rinunciare all'idea perché non ce la fai più, il dolore atroce di doversi salutare di nuovo quando si riesce a passare quei pochi giorni insieme. Va bene, è perfetto, che male c'è. Il mese di vacanza da me, ad agosto, doveva essere una sorta di "regalo" per la maturità. Quindi non mi stupirei affatto se i genitori non gli permettono più 'manco di venire. Non lo so, dovrei forse essere arrabbiata con lui che aveva promesso d'impegnarsi, che era motivato più che mai a realizzare i nostri progetti e sapeva perfettamente che questo era il primissimo scoglio da superare. Dovrei avercela con lui per tutte le volte che mi ha detto di non aver studiato, di aver preso brutti voti, di aver saltato interrogazioni o compiti in classe. Avrei dovuto rimproverarlo ogni singola volta e ricordargli che così rendeva impossibile realizzare i nostri desideri. La semplice verità è che non ne sono capace. Confido nella maturità e nella capacità delle persone che mi circondano, cerco sempre di incoraggiarle piuttosto che stare a sottolineare gli errori commessi. Giustifico qualsiasi cosa, perché in genere conosco la persona in questione, i problemi che ha che non rendono semplici tutto il resto. Ma mi domando se non sono io la prima a sbagliare tutto con questo atteggiamento così soft e alle volte accomodante.
E' solo un anno in più, direte voi. Beh, non avete idea di quanto sia pesante da sopportare.
Pensavo, tra l'altro, meno male che almeno finalmente avrò vicino lui, se la mia migliore amica andrà davvero a vivere dall'altra parte del mondo. Pensavo che, almeno questo, mi avrebbe reso più sopportabile il distacco da lei. Invece no. Continuerò a stare senza di lui, e resterò anche senza lei. Sarò sola come non lo sono stata mai.
E che stupida, avevo già iniziato ad immaginarmi la nostra vita veramente insieme.
Ci stavo facendo l'abitudine quasi fosse già cominciata.
Che stupida stupidastupida - non bisogna mai dar per scontato niente.
Una cosa non è vera finché non accade.
Nel frattempo mi ero dimenticata di dirvi che quel chilo perso l'ho ripreso, non per mia mancanza di volontà - una nonna che ti guarda e si dispiace se non tocchi niente, l'ha preparato lei, apposta per te che ti vede solo un paio di volte l'anno e se lasci tutto poi comincia a pensare che é perché non ti piace la sua cucina, perché forse da loro non ti trovi bene. Non importa quante volte le ripeti che tu da loro ci andresti a vivere pure subito, è talmente sensibile che ogni piccola cosa la spaventa e la preoccupa. Allora provi a mettere da parte le tue, di paure, per il bene degli altri - come sempre. Anzi, per fortuna che era uno solo, già m'immaginavo di averne ripresi anche due o tre. Approfitto di questi inutili giorni a casa per rimediare, cercando poi di non riportarmi al punto di partenza.
Voglio farmi il piercing al naso, ma ne ho una paura fottuta. Pur avendo fatto tranquillamente svariati tatuaggi, ho la fobia degli aghi e l'idea di farmi trapassare da parte a parte una narice non mi fa impazzire di gioia. Però l'ho sempre desiderato e se non fosse per questa stupida paura l'avrei già fatto da anni.
Convincetemi a farlo, vi prego.
Sei sempre stata brava a scuola, perché non dovresti riuscire a passare il test di ammissione per Psicologia? Hai già frequentato un anno di università, hai preso il massimo a tutti gli esami, perché sei brava. In famiglia è tutto un casino e tua nonna ti dice fortuna che tua madre può contare su di te che sei così matura, così equilibrata. Torni a “casa” e torni alla collera immotivata di tuo padre nei tuoi confronti, ai suoi commenti che anche quando meno pesanti ti squarciano lo stomaco. Apri gli occhi e non capisci perché sei qui, in quel letto troppo grande, in questo caldo insopportabile. Vai in bagno, incontri il tuo riflesso allo specchio, non riesci a guardarlo. Ti prepari, esci, odi ogni strada che attraversi, ogni sguardo che incroci - e un po' ti senti in colpa ché in fondo sai non ce n'è motivo; sei tu che ti senti inadeguata a questo posto, il problema è tuo. Ma tanto non è un problema, ché sei così spenta e così in modalità automatica che quasi niente ti raggiunge. Poi arriva un messaggio. E' il tuo ragazzo che ti dice che non ha passato quei cazzo di esami di maturità. Ti chiede scusa. E mentre tua madre, che involontariamente aveva letto prima di te, inizia a dispiacersi e pensare a tutte le conseguenze, tu senti niente e meno di niente. Rimetti via il cellulare come l'avessi tirato fuori solo per guardar l'ora. Gli unici pensieri che ti attraversano sono come lontani, bene non devo fare niente allora nessun'altra guerra con papà nessun casino per organizzare una nuova vita in meno di due mesi. E' andato tutto a puttane. Niente convivenza. Niente relazione normale, di quelle in cui puoi vedere la persona che ami quando vuoi, di quelle in cui ci si abbraccia, ci si bacia, si fa l'amore; di quelle in cui puoi dire “ci vediamo tra dieci minuti”, di quelle in cui puoi uscire il sabato sera, di quelle in cui si fanno tante cose insieme. No, niente. Un altro anno peggio ancora di quello passato. Qualche telefonata qua e là quando riusciamo ad averne il tempo. Sms. Racimolare i soldi per i treni ad alta velocità e gli alberghi. Non averli o non avere il permesso di partire, rinunciare all'idea perché non ce la fai più, il dolore atroce di doversi salutare di nuovo quando si riesce a passare quei pochi giorni insieme. Va bene, è perfetto, che male c'è. Il mese di vacanza da me, ad agosto, doveva essere una sorta di "regalo" per la maturità. Quindi non mi stupirei affatto se i genitori non gli permettono più 'manco di venire. Non lo so, dovrei forse essere arrabbiata con lui che aveva promesso d'impegnarsi, che era motivato più che mai a realizzare i nostri progetti e sapeva perfettamente che questo era il primissimo scoglio da superare. Dovrei avercela con lui per tutte le volte che mi ha detto di non aver studiato, di aver preso brutti voti, di aver saltato interrogazioni o compiti in classe. Avrei dovuto rimproverarlo ogni singola volta e ricordargli che così rendeva impossibile realizzare i nostri desideri. La semplice verità è che non ne sono capace. Confido nella maturità e nella capacità delle persone che mi circondano, cerco sempre di incoraggiarle piuttosto che stare a sottolineare gli errori commessi. Giustifico qualsiasi cosa, perché in genere conosco la persona in questione, i problemi che ha che non rendono semplici tutto il resto. Ma mi domando se non sono io la prima a sbagliare tutto con questo atteggiamento così soft e alle volte accomodante.
E' solo un anno in più, direte voi. Beh, non avete idea di quanto sia pesante da sopportare.
Pensavo, tra l'altro, meno male che almeno finalmente avrò vicino lui, se la mia migliore amica andrà davvero a vivere dall'altra parte del mondo. Pensavo che, almeno questo, mi avrebbe reso più sopportabile il distacco da lei. Invece no. Continuerò a stare senza di lui, e resterò anche senza lei. Sarò sola come non lo sono stata mai.
E che stupida, avevo già iniziato ad immaginarmi la nostra vita veramente insieme.
Ci stavo facendo l'abitudine quasi fosse già cominciata.
Che stupida stupida
Una cosa non è vera finché non accade.
Nel frattempo mi ero dimenticata di dirvi che quel chilo perso l'ho ripreso, non per mia mancanza di volontà - una nonna che ti guarda e si dispiace se non tocchi niente, l'ha preparato lei, apposta per te che ti vede solo un paio di volte l'anno e se lasci tutto poi comincia a pensare che é perché non ti piace la sua cucina, perché forse da loro non ti trovi bene. Non importa quante volte le ripeti che tu da loro ci andresti a vivere pure subito, è talmente sensibile che ogni piccola cosa la spaventa e la preoccupa. Allora provi a mettere da parte le tue, di paure, per il bene degli altri - come sempre. Anzi, per fortuna che era uno solo, già m'immaginavo di averne ripresi anche due o tre. Approfitto di questi inutili giorni a casa per rimediare, cercando poi di non riportarmi al punto di partenza.
Voglio farmi il piercing al naso, ma ne ho una paura fottuta. Pur avendo fatto tranquillamente svariati tatuaggi, ho la fobia degli aghi e l'idea di farmi trapassare da parte a parte una narice non mi fa impazzire di gioia. Però l'ho sempre desiderato e se non fosse per questa stupida paura l'avrei già fatto da anni.
Convincetemi a farlo, vi prego.
Quando mi sento così - e non so dire esattamente come sia, così, che non è tristezza, non è dolore, non è niente -
torno sempre a desiderare dei capelli lunghissimi, mi dico che li farò crescere illudendomi che saranno belli come quelli di tutte le altre ragazze - morbidi, lisci, vaporosi. Ma i miei non sono così, sono insignificanti, crespi, mi fanno schifo. Ecco perché, alla fine, ogni volta che s'allungano abbastanza mi passa la fantasia e corro a tagliarli. Ma poi, appunto, succede che mi sento così e rivoglio i miei capelli lunghi di tanto tempo fa, voglio l'inverno e voglio esser minuscola dentro un maglione di lana.
Prendetevi cura di me, che io non ne son capace.
Vi voglio bene.

1. Non sei stupida, sei solo una persona che soffre e dal cuore troppo, TROPPO, generoso.
RispondiEliminaE' orribile dirlo, ma in questo caso...sii più egoista. Ma non egoista nel senso di superba. Sii egoista nel senso che devi prenderti più cura di te stessa. Sei una persona fantastica, come è difficile incontrarne, ma ti sottovaluti.
Se potessi ti darei un ceffone per scuoterti. XD
2. Già, un anno è lunghissimo se la situazione è questa. E' inutile dire ipocrisie. Però ci siamo qui noi, o almeno io. Su cui puoi contare.
Sì, credo proprio che sarò io a prendermi cura di te, voglio che tu sia felice.
Per ora l'unico consiglio che posso darti è distraiti! Fai qualsiasi cosa possa farti stare bene: coccolati tra i profumi, fai lunghi bagni, scrivi (hai detto che ti piace scrivere, no?)o prova a scrivere un libro...
3. Tranquilla, tutte noi sappiamo quanti sacrifici fai per perdere uno stramaledettissimo chilo, per avere voti alti...perché sono gli stessi sacrifici che facciamo noi ogni singolo giorno. Siamo esseri umani e in quanto tali, viviamo per fare sacrifici per poter essere felici -un giorno, forse.
Sei una persona magnifica e non devi permettere a nessuno di umiliarti o deriderti, neanche a tuo padre. Beh, anche se lui ti parla, tu evita di ascoltarlo. Quando qualcuno ti offende è solo perché è cosciente di quanto tu sia bellissima e l'invidia che si prova al tuo cospetto è troppa. :)
P.S.: forse è banale ma adattissima:
http://www.youtube.com/watch?v=-EdS38nQjik
Ti abbraccio fino a soffocarti!
Tante coccole. (:
Adoro quel film.
EliminaNon ho potuto seguire i tuoi consigli perché ho avuto da fare, ma in un certo senso è come se l'avessi fatto. Bah, la mia testa è tutta strana in questo momento. Sto per scrivere un post al riguardo.
Grazie di tutto, di ogni singola parola e per il fatto che mi sei così vicina sempre. Si sente, lo sai? (:
Ricambio l'abbraccio soffocante!
Anche io ho paura degli aghi. Ma se lo desideri davvero non deve essere la paura a fermati...
RispondiEliminaUn chilo si perde facilmente, non c'è da preocuuparsi.