Una maschera di gesso.
Su cui di tanto in tanto si apre una crepa.
La persona che la indossa sussulta, perché non può permettere che il suo volto venga scoperto.
Appena ha la certezza che nessuno la noti, si rifugia in un angolino, ripara la crepa come meglio
può e tutto torna esattamente come prima.
può e tutto torna esattamente come prima.
Fino al prossimo sussulto.
Così sono riuscita a descrivere la mia esistenza in poche, significative righe. E' esattamente così che vado avanti, celando il casino che ho dentro, andando nel panico quando mi sembra che non ce la faccio e cerco conforto e cerco di parlare e cerco di mostrarmi per quel che sono, e poi ricomponendomi, come nulla fosse.
E' successo sabato sera. Non so nemmeno il motivo, forse la semplice stanchezza - quella che per rimediare non basta mica una dormita; forse, ha contribuito un fattore che per orgoglio mi rifiuto di riconoscere come causa del mio sconforto.
Non so rispondere alla domanda più semplice del mondo: come stai?
D'altronde, sono una persona incapace di mangiare - il bisogno primario assieme a respirare, la più semplice ed umana delle azioni da compiere quotidianamente, che addirittura dovrebbe portare piacere, appagamento, soddisfazione, seppur momentanee. A volte, a pensarci, mi sento davvero stupida. Guardo gli altri e sembra tutto così assurdamente semplice - colazione, pranzo, cena. Ti siedi a tavola, mangi. Ti lasci avvolgere dagli odori, riempi il palato di sapori e spezie, ti lasci riempire da pasta super condita, da pane con affettati e formaggi, da qualsiasi cosa ci sia sulla tavola; magari concludi con qualcosa di dolce, un frutto e pure un pezzetto di cioccolata, così, per non farti mancare niente. E nel corso della giornata qualche spuntino qua e là, sai, semmai ti viene voglia di qualcosa di particolare o semplicemente hai un leggero languorino. Fine, è tutto qua. Hai vent'anni, cinquanta chili sarebbe un peso normale. E' davvero così difficile?
Sì, lo è. Per me lo è, io non ne sono capace.
Quando pesavo cinquanta chili non ero nemmeno in grado di uscire di casa, mi pesavano come li portassi sulle spalle piuttosto che distribuiti malamente su tutto il corpo; non ero in grado di guardare negli occhi le persone, a volte nemmeno di concentrarmi su quello che dicevano perché troppo in ansia per cose assolutamente inutili a cui, di sicuro, ero l'unica a badare. Probabilmente sono solo un'altra stupida egocentrica che vive a questo mondo, eppure io non reclamo l'attenzione di nessuno. Non voglio niente, o forse voglio tutto - fa lo stesso, tanto il troppo pieno equivale al vuoto. Fatto sta che io sono in grado di impegnarmi in imprese ardue e grandiose, ma non di mangiare come una qualsiasi persona normale.
E' sempre troppo poco o troppo, è sempre nei tempi e nei modi sbagliati, è sempre senza piacere e con troppo dolore. E' sempre con odio, e mai con amore.
Confermo che tentare di esprimere quel che ho dentro è una missione destinata a fallire; posso farlo solo ed esclusivamente con la mia migliore amica, perché solo lei può capire, mi ritengo già fin troppo fortunata ad avere lei. Non m'interessa avere attenzioni né voglio che gli altri si preoccupino per me; l'unica cosa è che mi fa male quel muro che esiste tra me ed il resto del mondo. Mi fa male essere la ragazza che fa ridere tutti non appena apre bocca, quella dalla battuta sempre pronta, che ride e scherza e non si nega mai se qualcuno ha bisogno di ascolto, comprensione, consigli, di esser rimesso in piedi. Mi fa male comportarmi così anche col mio ragazzo, quando con lui più che chiunque altro vorrei esser me stessa - incubi e dolore inclusi.
Ma disgraziatamente ho imparato che fa ancor più male sapere che una persona che ami sta soffrendo a causa tua, perché a te ci tiene davvero e non sopporta di vederti soffrire. Ci sono stata anch'io dall'altra parte, so cosa vuol dire vedere qualcuno intento e determinato a distruggersi, qualcuno dal cuore d'oro e gli occhi ormai andati a male. So cosa vuol dire sentirsi impotenti, inutili, inermi di fronte a situazioni che non potrai mai risolvere. So bene cosa vuol dire posare le proprie armi e, col cuore in pezzi, doversi dire: ok, ho capito, non basto io, non posso fare nulla di più. So anche cosa vuol dire restare lo stesso, restare sempre, dare l'anima in affitto per far riposare al caldo quella persona quando si sente stanca, e andare avanti così in eterno - che sola non la lasceresti mai.
Ecco, proprio perché so tutto questo non voglio mettere nessuno, tanto meno lui, in questa situazione. Quindi taccio, mi mordo la lingua, mi lacero le labbra, mi graffio le braccia, urlo in silenzio. I feel like shit, and all I can do is feel it.
Il diario alimentare di questo fine settimana mi sembra ridicolo. Nessuna vera abbuffata, ho solo mangiato qualcosa, qualcosa tipo due cornetti integrali col miele Misura, che hanno 190 calorie l'uno; qualcosa tipo un paio di biscotti inzuppati nel cappuccino, qualcosa tipo un quadratino di cioccolata dietetica dopo cena. Roba da niente insomma, che a me sembra una tragedia, il cui apice si raggiunge col penultimo lassativo rimasto nella scatola. Perché? Perché, è l'unica cosa che riesco a chiedermi. Il peso è lo stesso, quarantasei chili punto qualcosa. A me sembra sempre troppo, eppure il corpo mi dice che sto mangiando poco: freddo quasi costante, testa spesso leggera, gambe a volte instabili. Io mi riempio di caffè e latte caldo, è l'unica gentilezza che mi faccio.
Mi sento così fragile, così vulnerabile; troppo spesso sono emotivamente bloccata, non sono capace nemmeno di piangere. Ed in questi giorni ne avrei un bisogno immenso... Adesso, per esempio, vorrei piangere guardando l'elenco degli appelli d'esame, ne ho troppi da preparare ed io ho perso da qualche parte la motivazione, dev'essere da qualche parte assieme alla forza che non sento più. Così non va, non ci siamo.
“Ma che stupida che sei,
stupida un'altra volta,
che parli ad uno specchio e mai
alla persona giusta.”
( ho scoperto solo adesso quanto mi rispecchia questa canzone, ogni singola parola. )
( ho scoperto solo adesso quanto mi rispecchia questa canzone, ogni singola parola. )


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