in quella parte della mia vita che potrebbe chiamarsi confusione.
E' l'unica parola che mi viene in mente, riguardo qualsiasi cosa. Ed è strano, strano per me, perché nonostante io sia sempre stata una persona complicata, contraddittoria e a volte forse incoerente, sono sempre stata decisa. Di fronte ad una scelta mi prendevo il mio tempo per pensarci, ma non me ne serviva neanche troppo, riuscivo razionalmente a calcolare i pro ed i contro di ogni cosa, soppesavo i vari aspetti della situazione e in un modo o nell'altro arrivavo a fare la mia scelta. Questo per le cose importanti, figuriamoci per le piccole decisioni di ogni giorno; per quelle non dovevo neanche pensare, sapevo già come muovermi e cosa fare. Adesso invece, adesso non so più nulla. Non riesco a decidere cosa indossare al mattino, vado in paranoia per scegliere di mangiare uno yogurt Activia zero o un Müller delizioso ma con più calorie, non so decidere se studiare in casa o andare in biblioteca, se alzarmi presto o dormire un po' di più, se pranzare o no, se dire sempre sto bene o dire sempre le cose come stanno, se cercare ancora di realizzare i miei sogni o mandare tutto al diavolo e vendermi ad un lavoro che mi fa schifo ma mi assicura uno stipendio. Qualsiasi cosa, qualsiasi dico, mi manda nel pallone più totale.
E io non ci sono abituata, mi sento persa in un bicchier d'acqua, e mi sento stupida.
A conti fatti, al momento non c'è nulla - o quasi - nella mia vita che non va. Ci sono dei problemi, okay, ma a quelli sono talmente abituata che quasi non li considero più come tali. E' la normalità, tutto qui.
Dopo la crisi che ho avuto con J., il mio ragazzo, e la paura - anzi, no: terrore - di non provare più nulla per lui sono andata a trovarlo e nonostante il primo pomeriggio in cui mi sentivo distante e tristemente non più sua, piano piano è tornato tutto come e meglio di prima. Abbiamo passato quattro giorni a dir poco meravigliosi, aveva promesso che mi avrebbe riconquistata e c'è riuscito senza ombra di dubbio. Al 99%, l'uno rimarrà sempre come incentivo a non smettere mai. Poi son dovuta risalire sul treno, tornare alla monotona vita di sempre. Abbiamo pianto, insieme, come ogni volta. E un po' ho continuato per conto mio mentre il nord Italia scivolava via fuori dal finestrino.
Durante quei giorni passati con lui, riuscivo a guardarmi allo specchio. E' una cosa che non sono in grado di fare mai, non per davvero, non il viso, non gli occhi. Lui va pazzo per i miei occhi, me lo dice sempre e non posso fare a meno di crederci perché a volte li fissa intensamente e sembra completamente perso. Ma i miei occhi son vivi e pieni di qualcosa solo quando si riempiono di lui. Di solito son completamente vuoti, ecco perché non riesco a guardarli nemmeno io.
Ci avevo provato prima di partire, una sera mentre mi preparavo per andare a dormire. In un momento di quella che dev'essere pura follia ho alzato lo sguardo e mi sono fissata intensamente negli occhi. Dopo un attimo - che è sembrato un'eternità - ho dovuto abbassarli perché sentivo che avrei tirato qualcosa contro il vetro con tutta la violenza di cui ero capace. Mi sono chiesta che persona è una che non riesce a sostenere il suo stesso sguardo.
Sempre prima di partire pesavo 45kg quasi puliti. Mi vedevo bene in quei giorni, nonostante avessi strane sensazioni in alcune parti del corpo - le cosce, non so come spiegarlo, era quasi come se sentissi che si stavano rimpicciolendo, cibandosi di se stesse e per quanto fosse una sensazione sgradevole... mi piaceva. Mi guardavo allo specchio a figura intera, i vestiti mi andavano larghi, scivolavano addosso, finalmente cadevano in un modo che mi soddisfaceva. Un pomeriggio, guardandomi, ho pensato: “però, sta a vedere che quasi quasi, tra un po' finalmente riesco a piacermi...” e subito dopo: “no, certo che no. Tu ti odi a tal punto che inizierai ad amarti solo quando inizierai a sparire.”
Una persona normale non farebbe mai di questi pensieri.
Ho già mandato all'aria tutto, forse per il puro gusto di ricominciare da capo, forse perché in qualche modo devo sempre riuscire ad andarmi contro. Peso 48.2 kg, appena li ho visti questi numeri mi hanno fatto male come una pugnalata. Da oggi ricomincio da capo, mi sono dimostrata che sono capace di raggiungere certi obiettivi.
La figlia di un'amica di mia madre soffre di anoressia da circa un anno. La madre lo scoprì quando una volta svenne all'improvviso e fu costretta a portarla in ospedale. Le fecero una flebo, dissero che era sotto peso. La verità venne a galla. Lei, la figlia, pregò di essere portata a casa, promettendo che avrebbe fatto ciò che le veniva detto. Così fecero. La vidi l'estate scorsa (abitano in Svezia, nostro Paese d'origine), sembrava in forma, bella come il sole e con un fisico perfetto. Ma riconoscevo nei suoi occhi e nei suoi gesti, nella paura d'ordinare qualsiasi cosa in quella caffetteria il male che ci contraddistingue da tutte le altre persone. Non era guarita, proprio per niente.
E ieri ho saputo che sta di nuovo molto male. E' stata ricoverata nel reparto di psicologia in qualche ospedale, la stanno costringendo a mangiare col sondino. E lei continua a chiedere di poterne essere liberata, continua a promettere che mangerà.
Mia madre ha proposto alla sua amica di venire qui e portare la figlia con sé quest'estate, non appena sarà finita la scuola. Una settimana o due di vacanza, per aiutarla a staccarsi da tutto, dai problemi e dal sondino. Chissà che cambiare ambiente per un po' non le faccia bene. Io mi sento mancare al solo pensiero. Da una parte ne sarei felice e, se possibile, cercherei di aiutarla. So già che finirei col dirle la verità, tanto per creare quel legame di complicità e farle vedere che io posso capire veramente, che io so. Anche se prima dovrebbe giurarmi di non dirlo a nessuno. Dall'altra parte però, sarebbe difficile. Avere in casa un'altra ragazza come me, una in cui riconoscermi e farmi male in continuazione riflettendomi nei suoi occhi, nei suoi gesti, nei suoi “no grazie, non ho fame”.
Questa ragazza ha solo tredici o quattordici anni, un bellissimo nome, i capelli lunghi e lo sguardo perso altrove. Non è giusto, quando accade a qualcun altro penso sempre che non è giusto. E vorrei piangere e salvare il mondo intero dal male che m'infliggo io stessa ogni giorno.



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