Kurt Cobain è la persona in cui, in assoluto, più mi riconosco.
Tanto nella sua musica quanto nel suo malessere.
Non scendono, se ne stanno solo lì ad appannarmi la vista. Scrivo quasi tremando, con lo stomaco un po' in subbuglio che non si risparmia dal farsi sentire.
Scrivo dopo aver ingurgitato: mezzo pacco di patatine al rosmarino, un cornetto integrale al miele, una kinder delice al cocco.
No, non è vero, non voglio morire, non adesso.
Voglio solo esser sottile, riavere i quarantacinque chili del mese scorso, voglio smetterla di sentirmi così, così inutile, così frustrata, così insignificante, così incapace, così fallita, così uno schifo. L'unica cosa che riesco a sentire in questi giorni è la musica. Dio, quanto amo la musica. Ce ne sono alcune, in particolare, a cui mi sono aggrappata quasi fossero veramente la mia salvezza. Anche se ogni volta che le ascolto mi sembra di andare in pezzi, letteralmente. D'altronde, vado in pezzi un po' per ogni singola cosa. Mi sento malissimo in questo momento, davvero.
Domani mi aspetta un'intera giornata chiusa in casa a studiare - potrei andare in biblioteca, o in un bar, ma la verità è che mi sento troppo una merda anche solo per mettere un piede in strada. Ho intenzione di fingere un malore e semi-digiunare. Imbottirmi di tisane, tè, caffè. Se proprio non ce la faccio, giusto uno yogurt. Domani va così, vi do la mia parola ché il non volervi deludere forse mi funge da motivazione.
Un abbraccio a tutte,
J.

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