Certi errori ortografici, quando poi rileggendo te ne accorgi, son davvero buffi - se così si può dire.
Tipo nel mio ultimo post, verso la fine volevo scrivere “e stamattina ho rivisto il quarantaseipuntosette”, ma al posto di rivisto è uscito fuori rivinto. Nonostante non ci sia proprio niente di divertente, mi è sembrato che in questa svista ci fosse una buona dose di amara comicità. Già, perdere peso, la nostra vittoria...
Ho in mente talmente tante cose di cui potrei parlare che non riesco a decidermi. Mi sembra che tutte abbiano la medesima priorità, nessuna preme particolarmente per essere esposta, tutto quel che ho dentro vorrebbe uscire tutto insieme - esser vomitato, tanto per restare in tema. Dilungarmi su un argomento significa necessariamente escludere o rimandarne un altro ( come aveva ragione il mio caro Kierkegaard col suo aut/aut ).
Tra ieri e oggi, mi rendo conto che non sto mangiando veramente niente. E non lo faccio nemmeno apposta - non voglio, non ne sento il bisogno, non sento la fame, gli odori e l'avere il cibo davanti più che tentarmi mi disgusta. Ieri mattina ho fatto colazione con un cappuccino con dolcificante prima di uscire da casa, verso le quattordici sono in Università e una mia amica mi chiede se ho già pranzato. “No”, dico io “ma non so se ho intenzione di farlo, non ho fame”. Andiamo alla solita pizzeria, dove si paga pochissimo per delle porzioni fin troppo abbondanti. Lei prende un piatto di pasta fredda e prova ad insistere affinché prenda qualcosa anch'io; spinta solo dal timore che il mio stomaco brontoli mettendomi in imbarazzo più tardi a lezione, prendo una porzione d'insalata. Il ragazzo dietro il bancone riempie esageratamente il piatto, basta - vorrei dirgli - mezza cucchiaiata bastava e avanzava! Prende due pezzi di pizza bianca e li mette sul bordo del piatto, porgendomi il tutto. Mi sento fragile, mi sento sconsolata, mi sento in gabbia. Ci sediamo, io ispeziono nel dettaglio la mia insalata - sembra dell'innocua insalata iceberg, con pezzetti di peperone rosso e cetriolo. La mia amica finisce il suo piatto di pasta, io mando giù un paio di forchettate poi la lascio a lei - che ha ancora fame però non vuole accettare perché le sembra di togliermi il pranzo, tanto se non la mangi tu finisce nel cestino, le dico io.
A cena c'è un ben di dio a tavola: hamburger e patatine fritte per mio fratello, mia sorella ed un suo amico, una portata enorme di cozze ( che non mi piacciono per niente ) con il pane abbrustolito e condito col sugo - che come lo fanno i miei è di una bontà indescrivibile; io ho messo nel mio piatto due foglie contate di insalata scondita con mezza cucchiaiata di stracciatella. Quel pane mi stava chiamando, ma non posso e basta.
Stamattina ho fatto il mio sgarro settimanale: un cornetto semplice a colazione, che in realtà nemmeno volevo. Qualche giorno fa non vedevo l'ora che fosse sabato mattina per andare al bar con mia madre, e godermi quel benedetto cornetto; oggi invece l'ho mangiato solo perché io e mia madre avevamo deciso così. Torniamo a casa, scendiamo da mia nonna, in settimana hanno compiuto gli anni sia mia zia che mio cugino. Nemmeno guardo cosa c'è nelle pentole, non voglio niente; passo il tempo con mia cugina, a chiacchierare del più e del meno e ad aiutarla a mettere lo smalto. Quando riguardo sulla tavola, è magicamente comparso un vassoio di pasticcini. Mi piacerebbe metterne in bocca uno alla crema coi pezzetti di frutta sopra, oppure quello al tartufo; ma non posso. Mi alzo, mi verso del caffè e ci aggiungo un goccio di latte. Non pranzare è il minimo dopo il cornetto - questi gli stupidi ragionamenti che vanno avanti automaticamente nella mia testa.
Oggi pomeriggio ho preso l'ennesimo cappuccino con dolcificante e uno yogurt avena&noci. Può darsi che stasera sarò sola a casa per cena, quindi potete immaginare. Ma anche se non dovessi esserlo, fa lo stesso.
Ero 46.2, stamattina.
Lo stato d'animo in cui sono adesso, è di ovattata ed annebbiata serenità.
Non sto bene, non è vero che sto bene, come posso anche solo pensarlo? E' che sono abituata ed indifferente. Fin troppo indifferente... Sembra come se non m'importi, come se va sempre tutto bene così; e non lo dico tanto per dire, è quel che sento veramente.
Ieri pomeriggio, mentre tornavo a casa in treno, sentivo il lancinante bisogno di avere il mio ragazzo fisicamente accanto. Volevo le sue labbra calde sulle mie, volevo un suo abbraccio. La nostalgia e la mancanza a volte mi straziano e non posso dirlo a nessuno perché “tu almeno ce l'hai un ragazzo che ti ama, di che ti lamenti!”. Ah, già, perché è facile star lontani per mesi dalla persona che più vorresti accanto sì, una vera passeggiata. Vedeste quant'è bello, con quegli occhi a mandorla color cioccolato, con quel sorriso capace di farti sciogliere come una noce di burro, con quella voce armoniosa. Vedeste quant'è bello...
E poi negli ultimi giorni mi si riaccendono in mente gli episodi più duri e difficili in diretta dal mio passato, e io non capisco perché, e non capisco perché adesso; e chiudo gli occhi e scuoto la testa che non voglio vedere, so che non potrò continuare a reprimere, chissà, forse finirò col riversarli qui che altrove non posso.
Le note positive di questa settimana, sono il taglio di capelli - mi dicono che ci sto bene, mi dicono che è una figata pazzesca; io non ne sono sicura, anzi, ma non m'importa più di tanto - e l'aver fatto il secondo ed il terzo tatuaggio, così, in una volta sola. Poche cose mi danno soddisfazione come il fare un tatuaggio: passare il tempo con i ragazzi in quello studio incasinato, finché non mi trovo sotto gli occhi esattamente quel che voglio addosso. Adoro tutti i passaggi della preparazione, non mi dispiace nemmeno sentire l'ago pungere la pelle, ché nemmeno fa così male come dicono, anzi. O forse la mia parola non vale, in fondo mi sono allenata parecchio per conto mio a sopportare il dolore fisico. Amo i tatuaggi, quelli veri, quelli che dietro hanno una storia, quelli che per forza raccontano qualcosa di te. Ne ho in lista almeno altri tre, forse quattro, appena ne realizzo uno me ne viene in mente un altro.
Avrei, credo, un altro miliardo di cose da dire. Ma ora non riesco, ora non lo farei nel modo giusto - ora che il sole inizia a tramontare ed io gelo nel freddo che sento, quello che non c'entra niente con la temperatura esterna, il freddo dello stomaco vuoto, per capirci.
Vi auguro un buon sabato sera e vi abbraccio tutte.

Ogni parola sarebbe superflua in questo istente.
RispondiEliminaTi stringo fortissimo piccola.
io invidio il tuo peso.
RispondiElimina