Spesso - diciamo pure sempre - quando sono in giro mi guardo intorno e appena vedo una ragazza troppo magra, o con qualche comportamento che a chiunque potrebbe passare inosservato ma che a me sembra sospetto, non posso fare a meno di chiedermi se mi trovo di fronte ad un'altra persona che soffre di dca.
Tanto non è mica il corpo a dirlo. Quello aiuta, se troppo esile. Ma a dirlo veramente son sempre gli occhi.
O un qualcosa, un modo di muoversi, di perdersi, di stare senza esserci.
Alcune ragazze mi restano impresse, fotografate nella mente.
Tipo una che mi passò accanto mentre camminavo per andare in Facoltà. Un giorno che mi sentivo veramente orribile, coi capelli lasciati alla cazzo, senza un filo di trucco ché mi sembrava una missione impossibile tentare di migliorare quel che vedevo allo specchio e un fisico che - lasciamo stare - nascosto da jeans e felpa esageratamente larghi. Bene, mentre mi fumavo una sigaretta con cui cercavo di sopprimere il vuoto e la tristezza che mi pervadevano - musica nelle cuffie a zittire il traffico circostante - mi passa accanto questa creatura eterea. Era alta quanto me - quindi non molto, anzi - ed era minuscola. Stava fumando anche lei, con classe. Indossava un paio di ballerine, dei jeans che le fasciavano due gambette inesistenti ed un impermeabile blu con la cintura in vita - una vita che, giuro, non era più spessa di un foglio di carta. I capelli castani, lisci, ordinatamente raccolti in una coda alta. Un paio di grandi occhiali da sole a nasconderle gli occhi. Non è che proprio sorridesse, aveva un'espressione che sembrava voler dire al mondo quanto lei stesse in pace - quanto fosse spensierata, leggera. E chissà, forse era così davvero - ma io vedevo quella pellicola trasparente di amarezza. Sono in pace, sì, sono leggera, altroché, ma lo sono nel peggior modo possibile.
Quel giorno mi passò accanto la perfezione, proprio in un momento in cui della perfezione mi sentivo l'esatto e più lontano opposto esistente. Non mi ricordo quanto pesassi quel giorno, so solo che era troppo.
La guardai, la seguii con lo sguardo mentre mi superava, e sorrisi amaramente.
Mi sarei messa proprio a ridere come un'isterica. Non era possibile, dai. Il destino si stava prendendo ancora gioco di me. Ci fermammo davanti ad uno stesso semaforo, lei poi proseguì dritta ed io svoltai a sinistra.
Non potei fare a meno di pensare che un giorno, fuori, io sarei stata come lei.
Non potei fare a meno di pensare che, dentro, lei era come me.
Poi c'è quella ragazza che si aggira nella stessa Facoltà che ho frequentato quest'anno. Non so se studi Lingue o Filosofia - l'edificio è lo stesso. Credo che abbia origini straniere, slave. Questo almeno suggerisce il suo aspetto. Lunghi capelli biondo cenere, non troppo curati. E' quasi incorporea. Dire magrissima è riduttivo, a volte sembra quasi far fatica pure a stare in piedi. Non è particolarmente bella, non ha nulla di particolare se non quella magrezza eccessiva. E il suo volto, è uno dei volti più inespressivi che io abbia mai visto. Ogni volta che la incrociavo - nei bagni, per le scale, per strada, nel parco - facevo fatica a staccarle gli occhi di dosso.
A volte ho pensato quasi di parlarle, ma creature così mi sembra indelicato anche solo provare ad avvicinarle.
E poi ce ne sono tante altre, l'ultima l'ho notata oggi. Seduta su una panchina, accanto ad un ragazzo, con un paio di shorts ed una maglietta scollata. Era uno scheletro ricoperto di pelle. Mangiava un ghiacciolo - occhi grandi, irrequieti. Sembrava aver l'ansia di finirlo in fretta. E di non farsi notare.
Chissà, forse sono io che mi faccio troppi film. Probabile.
Non è normale andare in ansia totale per una scatoletta di riso con verdure, vero? Sono stata in giro tutto il pomeriggio (ergo: ho camminato tanto) ed L. mi ha proposto di mangiare al Wok. Io adoro quel posto, sia perché è tutto buonissimo sia per il fatto che indicano le calorie esatte di ogni piatto. Inutile dirlo, ho preso la pietanza meno calorica possibile (290). Nonostante questo ero nel pallone. Riso. Per me ormai esistono solo verdure, uova, pollo. Frutta se voglio qualcosa di dolce. E mi sono ritrovata con una porzione troppo grande di riso. Arrivata a metà mi sono arresa, non potevo farmi così male. Quindi, in realtà, non ne ho assunte 290 ma circa 145. E sullo stomaco non avevo che una tazza di latte e caffè ed un ghiacciolo, perciò credo di non arrivare nemmeno alle 300 in tutto. Eppure mi sembra di aver mangiato troppo. Sto esagerando di nuovo, mi sa. Il fatto è che proprio adesso sono vicina a raggiungere il primo obiettivo stabilito e non voglio, per nessun motivo al mondo, fare per l'ennesima volta degli stupidissimi passi indietro.
Oggi la bilancia diceva 45.6.
Tanto non è mica il corpo a dirlo. Quello aiuta, se troppo esile. Ma a dirlo veramente son sempre gli occhi.
O un qualcosa, un modo di muoversi, di perdersi, di stare senza esserci.
Alcune ragazze mi restano impresse, fotografate nella mente.
Tipo una che mi passò accanto mentre camminavo per andare in Facoltà. Un giorno che mi sentivo veramente orribile, coi capelli lasciati alla cazzo, senza un filo di trucco ché mi sembrava una missione impossibile tentare di migliorare quel che vedevo allo specchio e un fisico che - lasciamo stare - nascosto da jeans e felpa esageratamente larghi. Bene, mentre mi fumavo una sigaretta con cui cercavo di sopprimere il vuoto e la tristezza che mi pervadevano - musica nelle cuffie a zittire il traffico circostante - mi passa accanto questa creatura eterea. Era alta quanto me - quindi non molto, anzi - ed era minuscola. Stava fumando anche lei, con classe. Indossava un paio di ballerine, dei jeans che le fasciavano due gambette inesistenti ed un impermeabile blu con la cintura in vita - una vita che, giuro, non era più spessa di un foglio di carta. I capelli castani, lisci, ordinatamente raccolti in una coda alta. Un paio di grandi occhiali da sole a nasconderle gli occhi. Non è che proprio sorridesse, aveva un'espressione che sembrava voler dire al mondo quanto lei stesse in pace - quanto fosse spensierata, leggera. E chissà, forse era così davvero - ma io vedevo quella pellicola trasparente di amarezza. Sono in pace, sì, sono leggera, altroché, ma lo sono nel peggior modo possibile.
Quel giorno mi passò accanto la perfezione, proprio in un momento in cui della perfezione mi sentivo l'esatto e più lontano opposto esistente. Non mi ricordo quanto pesassi quel giorno, so solo che era troppo.
La guardai, la seguii con lo sguardo mentre mi superava, e sorrisi amaramente.
Mi sarei messa proprio a ridere come un'isterica. Non era possibile, dai. Il destino si stava prendendo ancora gioco di me. Ci fermammo davanti ad uno stesso semaforo, lei poi proseguì dritta ed io svoltai a sinistra.
Non potei fare a meno di pensare che un giorno, fuori, io sarei stata come lei.
Non potei fare a meno di pensare che, dentro, lei era come me.
Poi c'è quella ragazza che si aggira nella stessa Facoltà che ho frequentato quest'anno. Non so se studi Lingue o Filosofia - l'edificio è lo stesso. Credo che abbia origini straniere, slave. Questo almeno suggerisce il suo aspetto. Lunghi capelli biondo cenere, non troppo curati. E' quasi incorporea. Dire magrissima è riduttivo, a volte sembra quasi far fatica pure a stare in piedi. Non è particolarmente bella, non ha nulla di particolare se non quella magrezza eccessiva. E il suo volto, è uno dei volti più inespressivi che io abbia mai visto. Ogni volta che la incrociavo - nei bagni, per le scale, per strada, nel parco - facevo fatica a staccarle gli occhi di dosso.
A volte ho pensato quasi di parlarle, ma creature così mi sembra indelicato anche solo provare ad avvicinarle.
E poi ce ne sono tante altre, l'ultima l'ho notata oggi. Seduta su una panchina, accanto ad un ragazzo, con un paio di shorts ed una maglietta scollata. Era uno scheletro ricoperto di pelle. Mangiava un ghiacciolo - occhi grandi, irrequieti. Sembrava aver l'ansia di finirlo in fretta. E di non farsi notare.
Chissà, forse sono io che mi faccio troppi film. Probabile.
Non è normale andare in ansia totale per una scatoletta di riso con verdure, vero? Sono stata in giro tutto il pomeriggio (ergo: ho camminato tanto) ed L. mi ha proposto di mangiare al Wok. Io adoro quel posto, sia perché è tutto buonissimo sia per il fatto che indicano le calorie esatte di ogni piatto. Inutile dirlo, ho preso la pietanza meno calorica possibile (290). Nonostante questo ero nel pallone. Riso. Per me ormai esistono solo verdure, uova, pollo. Frutta se voglio qualcosa di dolce. E mi sono ritrovata con una porzione troppo grande di riso. Arrivata a metà mi sono arresa, non potevo farmi così male. Quindi, in realtà, non ne ho assunte 290 ma circa 145. E sullo stomaco non avevo che una tazza di latte e caffè ed un ghiacciolo, perciò credo di non arrivare nemmeno alle 300 in tutto. Eppure mi sembra di aver mangiato troppo. Sto esagerando di nuovo, mi sa. Il fatto è che proprio adesso sono vicina a raggiungere il primo obiettivo stabilito e non voglio, per nessun motivo al mondo, fare per l'ennesima volta degli stupidissimi passi indietro.
Oggi la bilancia diceva 45.6.

La paura è distruttiva. Temiamo il nostro potenziale e ci sabotiamo, ma è un errore. Solo una volta che avrai ottenuto ciò che vuoi potrai stabilire se lo desideravi veramente o no.
RispondiEliminaAnche io penso la stessa cosa se vedo una ragazza magra. Ma l'approccio è diverso, perchè sono molto più competitiva. Ricordo di una volta in cui camminavo sotto una galleria e vidi una ragazza che mi veniva incontro in controluce...o almeno quello che rimaneva di lei. Non la vidi in viso, ma rimasi incantata da quei pantaloni che sembravano vuoti. La reincontrai nello stesso posto, dopo non averla vista per mesi. Camminava vicinissima alle vetrine seguendosi con lo sguardo.
Si penso che siano gli occhi a dire che hai un dca.
RispondiEliminaIo non posso fare a meno di invidiarti. Perchè io non riesco a controllarmi, tu almeno ci riesci, sei brava e ti ammiro. Io invece vivo due vite parallele vuote alla stessa maniera.
Ti stringo.
edie
anch'io fisso le ragazze più magre di me, a volte sembro una maniaca.
RispondiEliminae... bravissima per il riso, io sono un'ingorda e non sarei mai riuscita a fermarmi.
kisses <3
Ti sento troppo vicina, e troppo simile a me. Dovremmo scambiarci l'e-mail.
RispondiEliminaTi stringo forte forte.
Snotra.