lunedì 25 giugno 2012

I nostri migliori anni telecomandati.

Sono un circolo vizioso.
Tutto quello che penso - che provo - che faccio.
Un esempio banale, è che ogni giorno mi passano per la testa un'infinità di cose che potrei scrivere. Appunto perché sono troppe, non potrei scriverle tutte, così finisco col risolvere l'inghippo non scrivendo un bel niente. Mi mando in tilt da sola. Mi alzo la mattina, la giornata trascorre bene o male che sia, arriva la notte, a volte dormo altre no. Ed io mi sento spenta. Io mi costringo a spegnermi, per il semplice fatto che guardandomi dentro ho la sensazione di giocare pericolosamente nei pressi di un buco nero. Un misero passo falso, la sola curiosità di guardare un po' più a fondo... e finisco risucchiata, trascinata giù nel buio più profondo. 
Le cose che stanno laggiù mi servono. Ho bisogno delle parti più nascoste di me - se voglio scrivere qualcosa che abbia una qualche valenza, è scavando fin là sotto che posso sperare di riuscirci.


Ma al buio non si vede. Puoi inciampare, andare a sbattere, chissà quali mostri e creature si nascondono dietro l'angolo. Non è la paura a fermarmi, è solo che quando mi avventuro per quei labirinti non so come muovermi. E resto paralizzata. Nelle paludi, nelle sabbie mobili che mi riempiono le vene, i polmoni, il cuore - quella cosa incorporea chiamata anima. Ogni volta esco talmente stanca da queste camminate insidiose che mi costringo a pensare di non provarci mai più. Di lasciar perdere. Che non fa per me.
Ma non posso. Io non posso lasciar perdere. Anche se vorrei, anche se voglio, anche se c'ho provato. Per qualche dannato motivo, io prima o poi devo riuscire a scrivere - per intero - almeno una delle storie che ho dentro.


Col post precedente ho già avuto modo di dire quanto amo Alessandro Baricco. Tra i suoi libri, non saprei sceglierne uno solo, anche se Castelli di rabbia e Mr Gwyn sono qualcosa di particolarmente spettacolare. E poi c'è Novecento. Già, Novecento. Ci credete se vi dico che lo so a memoria? Quasi parola per parola. Sapevo che ne avevano fatto anche un film, La leggenda del pianista sull'oceano. E per qualche motivo non mi sono impegnata più di tanto per trovare il dvd o vederlo su internet. Da una parte avevo paura di rimanerne delusa - si sa che difficilmente i film fanno onore al libro da cui sono tratti, e quello per me è un libro fin troppo importante. Certe cose, però, devono accadere in determinati momenti. Le rimandi o le ignori, consapevolmente o meno, perché devi aspettare, affinché le vedrai o ascolterai o conoscerai solo quando sapranno entrarti dentro tanto a fondo da non lasciarti mai più. Ebbene, ieri faccio zapping alla tv e lo becco che stava iniziando su Rete 4. Ieri che mi sentivo così vuota, così sola, incasinata, distante, frustrata ed irrequieta. Beh, sono entrata in un altro mondo ed in un certo senso ci sono rimasta.
Avrei voluto parlarne con la mia migliore amica. Col mio ragazzo. Dir loro quello che avevo provato, come mi ero sentita. Ma poi ho tirato un sospiro, mi sono morsa un labbro, accesa una sigaretta sul balcone nella notte tiepida. Certe cose non puoi condividerle. Certe cose son solo tue. E per quanto triste, è giusto che sia così.


Mi rendo conto che tra pochi mesi tutto sarà diverso.
La mia vita cambierà così radicalmente che credo quasi subirò un lento e silenzioso shock, una cosa a cui non farò caso nemmeno io e che poi all'improvviso mi si riverserà addosso in lacrime versate apparentemente senza motivo - nel migliore dei casi.
Ad agosto il mio ragazzo verrà in vacanza da me ed a casa sua non ha intenzione di tornarci. Il che vorrà dire iniziare a tutti gli effetti quella convivenza che tanto abbiamo sognato. Mio padre non accetterà mai una cosa del genere, magari è la volta buona che smettiamo definitivamente di parlarci - non che adesso si possa dire che ci parliamo, o per caso se una persona ti scarica addosso una valanga di accuse e non fa che ribadirti quanto sei patetica ed inutile conta come conversazione? 
Sto già cercando una stanza doppia in affitto, in centro, in una zona comoda per andare e tornare dall'università. Entrambi dovremo trovarci un lavoro - sarebbe più facile trovare la pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno in questo periodo - e conciliare questo con lo studio. Io devo passare il test di ammissione per Psicologia, per forza, altrimenti sono fottuta, senza mezzi termini. Insomma, non sarà per niente facile.
E la mia migliore amica, L., quella di cui parlo sempre, la mia vita, la mia àncora di salvezza... lei probabilmente a settembre se ne va a vivere in Australia. Almeno per un anno, forse per sempre. E' la cosa giusta, ha tutto il mio appoggio perché ha dei progetti sicuri e fantastici, è la cosa giusta a prescindere perché sono dell'idea che non c'è cosa migliore che andarsene da questo Paese ignobile. Ma ammetto che è dura immaginarmi senza di lei. Da quasi quattro anni a questa parte abbiamo condiviso tutto. E soprattutto è l'unica che mi conosce veramente, l'unica che sa come prendermi, l'unica a cui posso rivolgermi quando il mondo sta crollando. E stessa cosa io per lei. Dividerci sarà una vera a propria agonia. 
Il mio futuro prossimo un po' mi spaventa.


Sabato parto, finalmente. Me ne vado per un mese nel Paese a cui appartengo davvero: la Svezia. 
(per chi non lo sapesse, ho origini svedesi per parte di madre, e la parte di famiglia che amo davvero è tutta lì: nonni, zii e cugini). Perciò, prima di sabato, vorrei davvero perdere questi 800 grammi di troppo. Che spero già domani siano un po' di meno. Negli ultimi due giorni è andata bene: ieri ho fatto colazione con un caffè, niente pranzo, un ghiacciolo al limone ed uno yogurt activia zero alla pesca di pomeriggio e cena con una piccola porzione di zucchine. Se ho fatto bene i calcoli, sono rimasta più o meno sulle 150 calorie. Oggi più o meno uguale:


c: caffè macchiato (ho dato due sorsi e messo via, stomaco chiuso)
p: /
m: crema di caffè, ghiacciolo al limone
c: due fettine di petto di pollo, yougurt al lampone


tot. 314


Il cibo condiziona le mie scelte. Quando tornerò a fine luglio, la mia migliore amica mi ha invitato ad andare un po' con lei e la sua famiglia nella casa che hanno in montagna. Mi aveva invitato già l'anno scorso ed avevo rifiutato, perché non stavo bene, non ce la facevo. Non posso dirle di no anche quest'anno. Ma mi preoccupa il come farò ad evitare di mangiare. Io non voglio mangiare. Fossimo solo io e lei non ci sarebbe problema. Lo sa, e poi lei è come me. Come noi. Ma ci saranno i suoi genitori, forse anche altri suoi familiari. Che non faranno altro che preparare pranzi e cene e offrirmi questo e quest'altro. 
E quando vivrò col mio ragazzo, come farò a farlo convivere con le mie - pessime - (dis)abitudini alimentari?
Ho l'ansia già adesso per tutto questo.


Sabato mattina però devo vedere lo zero dopo il quarantacinque.
Questo, almeno, mi farà partire più leggera.


Vi voglio bene.

7 commenti:

  1. So che per noi che non facciamo altro che contare e ricontare le kcal che assumiamo ogni giorno è difficilissimo non pianificare almeno un po' il resto della vita, ma tu provaci. Prova a pensare solo al presente, a quello che vuoi vivere ADESSO, non tra qualche ora, non tra qualche giorno o anno. Secondo me ce la puoi fare.
    Insomma, carpe diem.

    P.S.: se Psicologia è ciò che vuoi fare davvero nella vita, non esitare, non avere ansia. Supererai il test di sicuro. Il consiglio vale anche per il resto. Se sei sicura di una cosa, se è quello che realmente vuoi, ce la puoi fare. Nessuna caduta potrà mai fermarti.

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    1. Il fatto è che credevo di averla già trovata la mia strada, ma nel corso di quest'anno mi sono resa conto che non era così; e quando sbagli una volta (due, contando che ho cambiato percorso anche al primo anno di liceo) hai sempre paura di sbagliare ancora. Ma per entrare in quella Facoltà la motivazione la sento, è solo un po' soffocata da certe persone che mi stanno intorno e da mie insicurezze. Per il resto, hai sicuramente ragione, è il classico consiglio che io do a tutti, forse proprio perché io per prima non riesco a seguirlo. Non sempre ma spesso. Grazie comunque (:

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  2. Ognuno dovrebbe avere il diritto di fare le sue scelte senza pensare alla reazione altrui. Eppure rifiutare il cibo davanti a chi è ignaro di certe problematice non è semplice. Alla fine ci facciamo del male mangiando pur di non rispondere a banali domande, pur di proteggerci.
    Se i tuoi desideri sono profondi scava e prendili. Falli avverare e germogliare.

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  3. Ho visto che mi hai passato un premio, caruccia lei.
    Solo che son di fretta come la morte e quindi ti lascio solo le tre frasi che mi descrivono, così, perchè è la parte più carina.

    "Continuammo a bere tutta la notte e andammo a letto un po' prima dell'alba. Non l'avevo rovinata nonostante i 43 chili. Se ne mangiava dieci, lei, di tipi come me."
    - Donne, Charles Bukowski

    VLADIMIRO Che ti prende?
    ESTRAGONE Sono infelice.
    VLADIMIRO Ma no! Da quando?
    ESTRAGONE Me n’ero dimenticato.
    VLADIMIRO Sono scherzi che ci fa la memoria.
    - Aspettando Godot, Samuel Beckett

    "Quando arrivi alla fine capisci che ci sono modi diversi per crescere. C’è chi rispetta regole naturali e senza farsi troppe domande prende il posto di chi l’ha generato. Se sei nato per volare volerai. Se sei nato per nuotare nuoterai.
    Non c’è possibilità di sfuggire alla propria natura. Così sembra.
    E poi c’è chi non cresce mai più... "
    - Cinque allegri ragazzi morti, Davide Toffolo

    Appena ho tempo passo a leggere quel che hai scritto fino in fondo, ogni singola virgola, giuro. C-ya

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    1. Ma che carina che sei tu che nonostante la fretta assassina passi di qua! Bellissime citazioni, specie quella di Bukowski ;)

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  4. Da quanto stai con il tuo Lui? Penso che sia una cosa bellissima, magari sarà la volta buona, magari troverai la forza di mandare a fanculo questa stupida malattia.
    Per il resto, mi dispiace che L. se ne vada, so quanto soffrirai, anche se sai già che è un bene per lei, che è giusto così. In ogni caso la lontananza non guasta i rapporti e su questo non ci piove.
    Il test stai tranquilla che lo passerai. Saremo io e te a provare a superare questo test che ci condurrà dove vogliamo essere, che ci permetterà di essere un po' più felici e che ci motiverà a fare sempre meglio. Io quando penso alla medicina.. non so come spiegarlo, mi scoppia il cuore, mi scoppia. E sai di cosa mi stupisco? Che è sempre così, che è un'emozione che non cambia mai. E invece sai cosa mi fa rabbia? Il fatto che molte persone che conosco, che vanno a medicina, non fanno altro che lamentarsi e che molti di loro non volevano fare medicina, ma intanto si trovano già lì da anni e li invidio con tutta me stessa. Verrà il giorno in cui anche noi realizzeremo i nostri sogni e nessuno dovrà guastare le nostre sensazioni, le nostre emozioni, la nostra gioia... neanche il cibo o il peso. E' tutto quello che mi serve. In ogni caso tesoro ti sento un sacco vicina, davvero.
    Ti abbraccio tantissimo.
    Snotra.

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    1. Mi fa piacere che sia così, tantissimo (:
      Pensa se il test ce l'abbiamo lo stesso giorno... Non so, mi piacerebbe. Mi darebbe carica in qualche modo. E capisco ciò che dici. Tu probabilmente hai il sogno della medicina da sempre, o comunque da molto; io ho posato concretamente gli occhi alla psicologia solo quest'anno, ma come ho già scritto mi ha sempre affascinato come materia. Ho sempre sentito, dentro, una qualche spinta in quella direzione. Credo di non essermi ascoltata abbastanza a fondo, di esser andata dritta spedita verso la direzione che davo per scontato fosse quella giusta. Ma siamo umani, ci sbagliamo, no? Ventun anni non sono ancora troppi per ricominciare da capo.

      Io e lui stiamo insieme da un anno e mezzo. Sembrerà poco tempo per decidere già di convivere, ma ti assicuro che non è la scelta avventata di due pazzi giovani incoscienti ed innamorati. La nostra è una situazione particolare e se vogliamo stare insieme questa è praticamente l'unica soluzione. Altrimenti continueremmo a stare lontani e vederci per pochi giorni ogni 4/5 mesi se ci dice bene, per anni e anni ancora. E non si può, non ce la facciamo più.

      Ricambio l'abbraccio.

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